Claudio Simeoni

Gesù di Nazareth:

il picchiatore di chi non può difendersi!

MATTEO

Gli operai mandati nella vigna

Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi".

Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Vegliare per non essere sorpresi

Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.

COMMENTO

Anche in questo racconto il padrone è!

Il padrone è padrone in quanto tale e nessuno può sindacare il modo e la qualità del suo essere padrone. In quale modo egli ha costruito la sua proprietà. Perché è padrone e quali sono i rapporti che egli tiene con le persone?

A Matteo tutto questo non interessa. A Matteo interessa stabilire che egli è il padrone e il suo giudizio è insindacabile.

Il quadro offerto da Matteo è un quadro costruito per i fini dimostrativi che si è proposto. Non sono ammesse osservazioni sulle premesse. Lui è il dio padrone e il dio padrone possiede. Questo per Matteo appare ovvio come appare ovvio per i suoi ascoltatori. La relazione padrone e lavoratori a giornata non è presa in considerazione. Questo non prendere in considerazione sarà uno degli assunti dottrinali della chiesa cattolica che imporrà a chi non si può difendere. Se la chiesa cattolica costruisce una situazione disastrosa nei confronti degli Esseri Umani è perché dio lo ha consentito. Quel che dio consente alla chiesa cattolica nella sua attività di distruzione degli Esseri Umani non è lo steso criterio che la chiesa cattolica applica a quanti reagiscono contro le sue perversioni. Costoro non reagiscono perché dio lo impone ma reagiscono contro il volere di dio di cui la chiesa cattolica è la rappresentante. Ne consegue che il padrone è tale per volere del dio padrone e i lavoratori a salario sono tali per volere del dio padrone.

Il discorso fatto in questa parabola può essere letto in forma esoterica, sociale, economica e politica. Qualunque chiave di lettura si assume non si può prescindere dal fatto che esiste un padrone quale beneficiario di diritti e lavoratori privi di diritto. Sono talmente privi di diritti economici, etici e morali che non sono in grado nemmeno di progettare la loro esistenza. Costoro se ne stanno sulla piazza. Fermi, immobili. La disoccupazione che viene presentata non è la disoccupazione economica come siamo soliti considerare, ma è la disoccupazione dalla vita. Questi individui sulla piazza sono immobili. Non determinano loro stessi. Non chiacchierano, non si scambiano informazioni e non viene detto da Matteo com'erano soliti stare sulla piazza. Se cioè aspettavano un'occasione di lavoro o se giocassero ai dadi, se avevano casa o se avessero dei problemi.

I salariati di cui Matteo ci parla sono puri oggetti di possesso. Non hanno volontà, non hanno determinazioni, non sono persone in attesa. L'attesa è presentata dall'intervento del padrone. Il padrone li mette in moto. Il padrone dà loro una ragione di vita: "Lavorate per me per un soldo la giornata!"

Appare evidente la difficoltà del padrone. Egli deve portare a casa un raccolto. Se non raccoglie quello marcisce.

Quanta umiliazione c'è nel padrone: deve accordarsi! Non è tanto il denaro o la cifra in sé, ma è l'atto dell'accordarsi. Non è il padrone magnanimo che soggettivamente concede qualche cosa in quanto egli può dare o togliere quello che vuole, ma è il padrone che si abbassa al livello dei salariati e lui, il padrone, è costretto a stilare un accordo oggettivo.

Il discorso esoterico è presto detto: lavori per me procurandomi schiavi (il lavoro nella vigna) e in cambio degli schiavi che mi procuri ti darò un denaro.

A questo padrone servono più schiavi, serve un maggior lavoro nella vigna. Però ora non è più alle strette come al mattino. Al mattino dovette abbassarsi e firmare un contratto di lavoro, ma ora si è già procurato chi lavora per lui. Ora, finalmente, può fare il padrone e fare quello che vuole. Ora non è più vincolato dalla necessità. Ora deve riuscire ad avere la rivincita su chi lo ha costretto a firmare un contratto.

Il suo problema non sono i soldi, ma il controllo sulle persone. Il denaro conta soltanto nella misura in cui gli può assicurare il controllo delle persone.

Uscito alle nove del mattino incontra altri disoccupati sulla piazza del paese. Sempre persone che non sanno cosa fare, che nn hanno problemi da risolvere, non hanno delle persone cui occuparsi, qualcosa da cercare o raccogliere. Sono sempre oggetti là, fermi, incapaci di formulare pensiero, incapaci di guardare il tempo o di fare qualche cosa: sono oggetti in attesa! Il padrone dice loro: "Andate anche voi nella vigna, quello che è giusto vi darò!"

Come mossi a nuova vita andarono. In questo caso non c'è più un accordo preventivo. In questo caso quelli che vanno devono accttare quanto egli darà loro in quanto quello che è giusto è determinato dalla sua soggettività. E' il padrone che determina quanto è giusto e quanto non è giusto. Chi ha accettato l'accordo ha accettato di lavorare e il concetto di giustizia del padrone. Un concetto di giustizia che si basa sulla soggettività del padrone e dunque un concetto di giustizia perverso.

Il padrone fa altre uscite su quella piazza e continua ad ingaggiare lavoratori per la sua vigna.

Da quanto si deduce dal pezzo ha imposto il suo concetto di giustizia nella retribuzione sia a quelli che ingaggia a mezzogiorno che a quelli che ingabbia alle tre.

Alle cinque apre le porte della vigna a tutti. Non c'è più promessa. Non serve: ha molti schiavi che gli procurano schiavi. Se qualcuno avanza pretese lui lo caccia. E' lui il padrone e in quanto tale fa quello che vuole, come vuole e quanto vuole.

Ci sono tre categorie di persone davanti al padrone; tre categorie desunte dai diritti che hanno maturato nel lavorare per lui.

Dove sta il concetto di giustizia di questo padrone?

"Io sono il padrone e faccio quello che voglio, ma soprattutto umilio colui al quale sono stato costretto a fare delle promesse precise!" Con gli operai ingaggiati al mattino ha stipulato un contratto. Ha stipulato un contratto da fame e discriminatorio. Ha valutato il loro lavoro in modo tale che essi dovessero sempre soffrire. Li ha truffati! Quanto valeva il loro lavoro? Quanto rendeva il loro lavoro al padrone? Con quale criterio il padrone valutava la paga? Li ha ingaggiati perché erano disperati e incapaci di valutare il valore del loro lavoro. Se invece di un denaro ne avessero chiesto cinque il padrone glie li avrebbe dati. Ma loro erano Esseri Umani e in quanto tali il padrone li truffava nascondendo il vero valore del loro lavoro. Oltre a questo il padrone doveva umiliarli. D'altronde non si erano già umiliati tutto il giorno sotto il sole per una cifra miserevole. Tanto miserevole che il padrone poteva darla anche a chi non aveva lavorato tanto lui non avrebbe sofferto di miseria.

Il padrone deve umiliarli perché loro hanno fatto un accordo con lui e il padrone non accetta di fare accordi con nessuno che non si metta in ginocchio e non chieda supplicando. La condizione della miseria umana è quella che maggiormente piace al pazzo di Nazareth perché quando gli Esseri Umani supplicano nella miseria non pongono condizioni all'arbitrio del padrone: lui stesso e i suoi rappresentanti.

Il problema che gli operai dovevano porsi era: quanto valeva dunque il mio lavoro se chi ha lavorato solo un'ora merita un denaro? Io sono stato tuffato. Certo, dice il padrone, ma te la sei voluta pretendendo di fare un contratto di giustizia. Costoro si sono umiliati e io pago il fatto che hanno accettato di essere umiliati senza che chiedessero un contratto a chi li stava umiliando: questo pago, non il lavoro!

Ammettendo che la giornata abbia reso al padrone cento denari ed egli abbia ingaggiato due operai ad ogni uscita per un totale di dieci e considerando che la giornata lavorativa sia stata di dieci ore per i primi, sette ore per i secondi, quattro per i terzi, tre per i quarti e una per gli ultimi dovremmo affermare che il totale delle ore lavorate per ottenere l'incasso del padrone era di cinquanta ore lavorative.

Di cento denari incassati dal padrone quaranta sono stati prodotti da chi ha lavorato dalla mattina alla sera ed appare ovvio, in questo caso, la necessità del padrone di non svelare il valore del lavoro dei primi due operai affinché questi non siano coscienti di quanto sono stati truffati. Si può affermare, dato il guadagno del padrone, che gli operai che non rivendicano contratto, ma che sono contenti del trattamento ricevuto e dunque pronti a servire in una seconda occasione quel padrone, sono pagati col sudore degli altri che hanno lavorato dalla mattina alla sera e che attraverso il loro lavoro consentono al padrone di umiliarli

Non è dunque il padrone che è buono, ma è il padrone un truffatore che abbassando al minimo le condizioni vitali delle persone nel Sistema Sociale, da un lato sancisce il proprio potere di controllo sugli Esseri Umani e dall'altro impone la propria soggettività alla quale pretende sottomissione.

Non è buono, ma è un delinquente che imponendo la propria soggettività oggi è una questione del pagare domani una questione nel bruciare le persone. Quando la soggettività si sottrae al giudizio di regole sociali oggettive ha il solo scopo di distruggere il divenire delle persone distruggendo giustizia sociale sostituendola con i bisogni di dominio di un soggetto o di una casta.

Io faccio quello che voglio io, dice il padrone. Gli ultimi saranno primi non tanto per il loro impegno, ma per l'umiliarsi e il distruggersi che li rende ultimi saranno utili al mio scopo, la distruzione di chi manifesta determinazione sociale. Io userò chi si umilia, chi è disperato affinché il Sistema Sociale sia composto da disperati e allora non mi chiederà quanto io pagherò, ma lavorerà e accetterà quanto la mia bontà vorrà loro concedere.

Umiliare gli Esseri Umani per renderli bestiame del gregge mentre viene condotto al macello. Vedremo in altri scritti come questo principio sia un elemento fondamentale della distruzione degli Esseri Umani, dei Sistemi Sociali e dei loro tentativi di costruirsi nell'eternità dei mutamenti.

Gesù di Nazareth pretende il diritto di bastonare le pretese di giustizia sociale degli Esseri Umani sottomettendole al proprio arbitrio di morte, di ladrocinio e di ingiustizia.

L'indicazione di sottomettere gli Esseri Umani all'arbitrio soggettivo è sottolineato nella seconda parte della storiella del pazzo di Nazareth presa in considerazione. "Voi" dice: "Non potrete mai sapere quando saranno le cinque e farvi ingaggiare dal padrone per ricevere una compensa come quelli che hanno lavorato per l'intera giornata.". "Voi" dice: "Non potete mai sapere quale sarà il momento della paga!" Nessuno lo sa, solo il padrone!

Siate sottomessi e lavorate sempre perché se non sarete sottomessi al momento dell'arrivo del padrone sarete sorpresi. Anche quando venne mandato il diluvio c'era qualcuno che mangiava e che beveva. Poi venne il diluvio e quegli imbecilli, anziché vivere sottomessi, furono travolti. Sottomettetevi, non mangiate, non bevete, non soddisfate i vostri sensi: andate piuttosto a lavorare nella vigna del dio padrone, sottomettetevi al suo arbitrio.

Noè si è sottomesso ed è entrato nella barca con tutta la sua famiglia. Gli altri non si accorsero di nulla finché non venne il diluvio e spazzò via tutto.

Così sarà anche quando il padrone degli uomini, cioè il pazzo di Nazareth, verrà a reclamare il possesso degli uomini.

Seguono due preposizioni che appartengono ad un esoterismo sconosciuto da Matteo. Sono due proposizioni che appartengono alle religioni misteriche Adoniste e simili. Prendere l'uno e lasciare l'altro; prendere uno di due appartiene alla costruzione del corpo luminoso all'interno dell'Essere Umano. L'Essere Umano è vissuto costruendo il proprio corpo luminoso, all'atto della morte del corpo fisico uno lo rende e l'altro lo lascia. Il fatto che la frase appartenga alle religioni misteriche e presa e fatta propria da Matteo che l'ha inserita in un contesto diverso è dimostrato dalla ripetitività della frase. La stessa azione è fatta dall'uomo ed è fatta dalla donna. Il soggetto che sceglie, nelle religioni misteriche, è la Coscienza come rappresentazione dell'Essere in sé che può trasferirsi dal corpo fisico al corpo luminoso. Quando il corpo luminoso è costruito molto presto, la scelta può avvenire passando dall'uno all'altro.

Matteo pone la scelta fra due uomini e due donne ad opera del suo pazzo profeta. Il suo pazzo profeta, esercitando la propria soggettività, decide di prendere questo e lasciare quello. Non lo fa per necessità, ma per esercitare il suo arbitrio di possesso nei confronti di Esseri Umani che egli considera bestie del gregge nel quale scegliere il soggetto da macellare.

Nell'ultimo paragrafo Matteo manifesta quanto è il suo pazzo profeta. E' facile pensarla come un esempio allegorico, ma va letta letteralmente.

Il pazzo profeta di Matteo, Matteo stesso e la chiesa cattolica sono dei ladri che entrano di notte nelle case degli Esseri Umani per scassinare, devastare e distruggere la loro conoscenza e la loro Consapevolezza. Se gli Esseri Umani sapesse che questa è l'attività del pazzo di Nazareth, di Matteo e della chiesa cattolica si cingerebbero i fianchi di grande potenza per impedire la propria devastazione. Invece, sottomessi confidano nella bontà del ladro. Anziché vegliare per costruire la propria Conoscenza e la propria Consapevolezza preferiscono sottomettersi all'illusione di una promessa di grande ricompensa fatta dal ladro mentre ti sta rapinando la vita imponendoti sottomissione.

Matteo dice agli Esseri Umani di sottomettersi per non essere danneggiati dal ladro!

In realtà gli dice di prepararsi ad essere bastonati dalla soggettività del suo dio padrone che di due uomini, a sua discrezione, uno lo prenderà e uno lo lascerà! Di due donne una la prenderà e una la lascerà!

Per bastonare una persona è necessario che la persona sia sottomessa e impossibilitata a reagire: sottomettersi al pazzo di Nazareth significa essere impossibilitati a reagire alle bastonate di chi sottrae la vita agli Esseri Umani.

Questo è il senso del diritto del dio padrone, della chiesa cattolica e del pazzo di Nazareth nella richiesta di libertà nell'esercizio della propria soggettività: poter fare quello che si vuole agli Esseri Umani sottraendosi all'arbitrio di chi potrebbe giudicare la malvagità di quelle azioni.

La malvagità nella privazione dei diritti degli Esseri Umani i cristiani la chiamano bontà!

08.02.2000

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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo

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