La parabola dei talenti in Matteo e il concetto di santità nel cattolicesimo!

La parabola sul "Servitore spietato" nel vangelo di Matteo

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Matteo 25, 14-30

Esistono versioni della parabola dei talenti per vari evangelisti. Io, in questo piccolo trattato, le esamino una ad una come se fossero lavori separati e slegati. Per questo mi allaccio non tanto alla descrizione della storia, ma agli intenti di assoggettamento e sottomissione degli evangelisti. Ogni evangelista usava la stessa storia per ottenere il massimo vantaggio da quanto stava scrivendo in base alla società nella quale quella storia incideva. Non troviamo in Matteo l'indicazione dottrinale che Gesù fa in Luca “ammazza chi non vuole che io sia il loro padrone!”, ma troviamo la necessità di Matteo di imporre la schiavitù. Una schiavitù profonda, intima. Una schiavitù che coinvolga l'anima e le passioni degli individui. Il motivo conduttore nella narrazione è il padrone. Un padrone di schiavi che pretende dallo schiavo l'adesione ai propri interessi in quanto egli è il padrone con diritto assoluto sullo schiavo. Gli intenti dello schiavo, per quanto riguarda Matteo, sono quelli di servire il padrone in modo da renderlo ancora più padrone, ancora più proprietario degli individui. Trasformare gli individui in schiavi per poterli consegnare al dio padrone: moltiplicare i talenti! Bravo schiavo devoto - dice il dio di Matteo - mi hai consegnato dieci schiavi quando io te ne avevo messi a disposizione soltanto cinque. Questa storia prende l'avvio da un insegnamento misterico presente a quel tempo e derivato dalla religione misterica Adonista. Il concetto è questo: tanto più tu usi la conoscenza e tanta più conoscenza accumulerai. Tanto più affronti le contraddizioni della vita e tanto maggiore sarà la tua capacità di affrontarne di nuove e di risolverle. Tanto più tu svilupperai te stesso e tanto più continuerai a svilupparti. Il concetto di quanto più hai e quanto più avrai era un concetto religioso proprio di Eleusi: il mistero della spiga! Demetra moltiplica la ricchezza dell'individuo che agisce ed opera nella società. Questo concetto, trasferito dal Potere di Essere della trasformazione alchemica soggettiva, al Potere di Avere, fa del denaro l’oggetto accumulato che misura il potere dell’individuo. In questo caso, il denaro come misura della partecipazione attiva dell'individuo al proprio assoggettamento. Da notare che, mentre nel Potere di Essere l'individuo accumula per sé ed agisce affinché il Sistema Sociale accumuli perché questo gli permette di accumulare meglio, nel Potere di Avere, come presentato in questo racconto da Matteo, l'individuo non ha nulla per sé, ma riceve da un altro e all'altro deve rendere conto. La soggettività e l'interesse soggettivo per accumulare o nell'accumulare, non esiste se non come sviluppo della dipendenza e nell'assoggettamento dell'individuo: accumulo nel mio cuore la volontà di essere sottomesso e costringo altri uomini ad essere sottomessi perché questo fa diventare potente il mio padrone. “Bene, servo buono e fedele!” Io so perfettamente di vivere, in questo momento, in una società cattolica dove gli individui sono addestrati a sottomettersi al loro dio, sono educati a considerare in maniera positiva il pazzo di Nazareth, non per questo provo, per le vittime dell'organizzazione cattolica, disprezzo. Le cose cambiano quando le vittime dell'orrore cattolico diventano parte attiva. Quando le vittime giustificano aprioristicamente il diritto della chiesa cattolica di attivare i campi di sterminio attraverso l'imposizione di strategie sociali di sottomissione di chi non si può difendere. In quel momento scatta una ripulsa per le vittime in quando queste giustificano, soggettivandolo, il proprio assoggettamento imponendolo ad altri. In quel momento le vittime diventano carnefici a loro volta. Anche in questo racconto il padrone è padrone e nulla può essere discusso sul suo essere padrone. Lo schiavo è schiavo, sottomesso al padrone, che ha diritto soggettivo di pretendere sottomissione per quello che lui vuole e intende per sottomissione al suo padrone. I beni sono del padrone per diritto, non si sa bene quale. Gli schiavi non hanno volontà, né determinazione, non hanno intenti, né desideri. Tutti gli schiavi anelano a servire il padrone. Cosa rende diversi gli schiavi? Il coraggio soggettivo attraverso il quale rendere attiva la sottomissione. Gli schiavi non possiedono nulla! Hanno però la capacità che il padrone non ha: hanno la capacità di far fruttare il denaro o, comunque, di conservarlo. Il padrone è incapace a fare questo. Non è capace di rivolgersi da solo ai banchieri. Probabilmente non sa come fare oppure, se preferiamo, prepara una trappola per soddisfare il proprio sadismo nei confronti di chi non si può difendere. Il padrone non dà ordini. Non dà direttive. Egli consegna i suoi beni e pretende che gli altri usino quei beni come egli vorrebbe che fossero usati per il suo bene e il suo diletto. Dal momento che le cose non vanno come egli aveva desiderato, punisce le debolezze di uno schiavo perché non ha fatto quello che lui voleva, come voleva e quando voleva. In altre parole questo vigliacco lascia le persone libere di gestire quanto egli possiede e nello stesso tempo le colpevolizza, le criminalizza, in quanto la loro libertà di gestione non è funzionale a quello che lui desiderava. Io, dice un servo, non voglio trasformare la società civile in schiavi, non voglio consegnarti altri schiavi; mi rifiuto di distruggere la società civile. L'odio del padrone contro questo servo è feroce: “Come tu non vuoi che io sia ricco e potente? Non vuoi distruggere la società civile?” L'odio monta nel dio padrone contro questa persona. Già: la colpa del servo! Non ha voluto trasformare altri uomini in servi, in schiavi. Al padrone crudele consegna l'unico talento che il padrone già possedeva: sé stesso! “Avrai me, ma non avrai altri!” Quale malvagità! Quale ardimento! Deve essere punito: “Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.” Due schiavi vengono premiati in quanto hanno aumentato il potere di sottomissione del padrone. Hanno dimostrato come la loro attività sia funzionale allo sviluppo e alla ricchezza del padrone.

Questo elemento della dottrina è un elemento che sta alla base delle così dette "virtù eroiche" che rappresentano la condizione principale che la chiesa cattolica prende in considerazione per santificare i suoi servi. In cosa consiste la "virtù eroica" del cristiano? Nello sviluppo di due direttrici del comportamento soggettivo: l'individuo si sottomette al dio padrone e sposta la sottomissione al dio padrone imponendola nel Sistema Sociale a chi non si può difendere. "Sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto!" dove la sottomissione del soggetto al dio padrone diventa elemento di terrore e devastazione sociale attraverso l'esercizio della propria autorità nei confronti della miseria. Non si tratta solo di prediche religiose al limite della libertà di pensiero per dimostrare come sia utile sottomettersi al dio padrone, ma di attività di destabilizzazione sociale al fine di ottenere assoggettamento. Quella destabilizzazione sociale e quella coercizione individuale violenta che spesso viene indicata come “proselitismo”. Diffondere la povertà per controllare la società civile. Usare la carità per mantenere la povertà. Usare la carità per commuovere le persone affinché diano denaro a chi, gestendo la carità, danneggia le società civili e la loro economia. Che cos'è la destabilizzazione sociale per ottenere arricchimento? E' lo sviluppo, all'interno di un Sistema Sociale, di tutti quegli aspetti che coinvolgendo le emozioni delle persone allontanano la loro attenzione dalle cose importanti. Dallo sviluppo dell'economia o dallo sviluppo delle libertà sociali e civili. Prendiamo in considerazione tre canonizzazioni della chiesa cattolica avvenute o quasi pronte. Non parliamo della canonizzazione del macellaio Bernardo il massacratore di chi non si può difendere, né di quella di Carlo Magno il macellaio dei Pagani Sassoni e nemmeno di quella dell'Ungherese Stefano il tagliatore di teste. Parleremo di tre operazioni di santificazione in corso molto più normali: Teresa di Calcutta, la macellaia dell'India; padre Pio, il truffatore di Puglia; Alojzije Stepinac, il massacratore croato.

Alojzije Stepinac esatato dal cardinale segretario di stato Sodano come "l'intrepido pastore, autentico difensore della chiesa cattolica e della patria". Com'è questo intrepido difensore della chiesa cattolica? Cosa ha fatto per meritare di essere venerato dalla chiesa cattolica? Prendiamo un po' di prodezze prese dal giornale La Repubblica del 11 marzo 1999 che a sua volta riprende libri e documenti sull'argomento: "il regime ustascia di Ante Pavelic, protetto dai Te Deum cattolici fece distruggere in Croazia 299 chieseserbo-ortodosse e uccidere 222 religiosi serbo-ortodossi. Compresi i vescovi. La parola uccidere non rende pienamente il senso: l'ottantenne vescovo ortodosso Simonic fu sgozzato nel campo di sterminio di Jasenovac. L'ottantaduenne vescovo ortodosso Jovanovic viene ferrato ai piedi come un cavallo e prima di essere ucciso gli tolgono gli occhi, naso e orecchie. Il vescovo ortodosso di Otocac, prima di essere ammazzato, deve guardare il figlio abbattuto a colpi di scure. Mezzo milione di persone sono morte nel genocidio.... ...tragica realtà documentata dal nel libro di Marco Aurelio Rivelli su Stepinac (Kaos edizioni). Oltre centosessanta preti e religiosi cattolici, in particolare francescani, parteciparono fisicamente ai massacri: e la cifra è minimale. Giornali diocesani cattolici, specialmente quello del vescovo di Sarajevo, inneggiarono enfaticamente alla "mano dura" del regime ustascia nei confronti dei serbo-ortodossi. Plotoni di suore sfilavano abitualmente nelle cerimonie al seguito delle squadre ustascia. Preti si esibivano nel saluto fascista. La chiesa cattolica incamerò senza pudore monasteri e beni della chiesa ortodossa accettando di fatto le conversioni forzate, pur esigendo in un secondo momento (con palese controsenso con la brutalità degli eccidi quotidiani) che fossero "libere"" Per questo motivo Stepinac fu santificato dalla chiesa cattolica. Infatti egli ebbe in dono dal suo padrone cinque talenti e ne guadagnò altri cinque sterminando i serbi-ortodossi, gli zingari, sottraendo loro i beni e costringendoli ad abbracciare la santa madre chiesa cattolica riconoscendo il primato della chiesa di Roma. Egli ha seguito perfettamente l'insegnamento di Gesù come espresso nel vangelo di Matteo. Il padrone non dice allo schiavo in che modo deve impiegare quel denaro. Non dice in quale modo e per quali fini deve impiegarlo. Il padrone vuole solo che il suo denaro aumenti. Vuole solo che aumenti la sua capacità di controllo nei confronti di chi non si può difendere. Come lo schiavo ottenga sottomissione al fine di arricchire il padrone, al padrone non interessa: purché lo faccia. Paolo di Tarso è chiaro “Vi ho ingannato, da furbo qual sono vi ho fatti miei”. Non erano forse cristiani anche gli altri? Si, ma appartenevano ad un diverso padrone. Dovevano essere riportati al suo padrone: la chiesa di Roma che lo rappresenta. Per questo il suo padrone, la chiesa di Roma come rappresentante del dio padrone in terra, lo innalza agli altari. Quando la guerra finisce e i criminali vengono processati egli è fedele al suo padrone. Egli aveva il diritto di macellare quelli che non si sottomettevano: i talenti glieli aveva dati il suo padrone. Lui macellava le persone per lo spirito, mica per la carne (Paolo di Tarso) e, dunque, era al di fuori della legge. Era suo dovere aumentare quel denaro: come si permetteva lo stato Jugoslavo di processarlo per crimini di guerra e stragi? Da quando in qua si processa dio padrone o il suo schiavo che ne esegue le volontà? Ed egli è schiavo devoto! Riteneva fosse suo dovere macellare chi non era in grado di difendersi per aumentare il gregge del suo padrone ed ora resiste a questi nuovi venuti che vanno farneticando che macellare decine di migliaia di persone per imporre la propria fede religiosa è un delitto contro l'umanità! Quale difesa eroica fa Stepinac del suo diritto di macellare chi non si può difendere! Queste sono le sue virtù eroiche.

Però non tutti hanno avuto cinque talenti, alcuni hanno avuto soltanto due talenti e quei due talenti dovevano pur farli fruttare per portare bestiame al loro dio padrone. Parliamo di Francesco Forgione detto padre Pio. Lui ebbe i due talenti e al padrone gliene doveva restituire quattro. Lui non era in grado di diventare cardinale e macellare una popolazione, pertanto si sistemò in una situazione più confortevole a S.Giovanni Rotondo in Puglia. Dopo essere fuggito dal servizio militare, e non certo per non condividere le ragioni della guerra, ma per pura e semplice codardia e con la complicità di certificati di malattia compiacenti. Con il disprezzo per la vita sociale che lo distingueva non si presentò alla chiamata di leva e venne dichiarato disertore. Arruolato, fece intervenire alcuni "amici" da Napoli e le raccomandazioni mafiose usate dai cattolici funzionarono. Da là partì per la carriera di santo. Vincenzo Targaro scoprì immediatamente la truffa: quello si stava costruendo le stimate sulle mani per farsi passare per santo! Qualcuno farnetica dicendo che la fede cattolica smuove le montagne; di sicuro blocca i cervelli e la capacità critica dei soggetti che la vivono. Una carriera da santo che deve essere guadagnata moltiplicando quanto il padrone ha dato allo schiavo: deve portargli molti schiavi se vuole avere l'autorità su molto e partecipare alla gioia del suo padrone. Francesco Forgione detto padre Pio aderì all'organizzazione "Arditi di Cristo". Nell'estate del 1920, questo seguace di Gesù che intendeva portare i cadaveri di chi aveva sottomesso al suo padrone, benedice le bandiere della destra di S. Giovanni Rotondo prima delle lezioni. Il miracolo non gli riesce, vincono i socialisti e Padre Pio non trova di meglio che partecipare ad ammazzarne 14 nel corso di una manifestazione con l'organizzazione degli "Arditi di Cristo" quando i socialisti entusiasti per la vittoria si apprestavano a raggiungere il municipio. Qualcuno esclude una sua partecipazione diretta al massacro, ma certamente fu un ispiratore degli antefatti e dunque corresponsabile morale a pieno titolo della carneficina. Da un lato la truffa delle stimate e dall'altro la violenza della repressione, della truffa economica e del ladrocinio finalizzato a dotarsi di strumenti attraverso i quali costruire il potere personale per costringere i cittadini ad elemosinare e a sottomettersi. Francesco Forgione, padre Pio, è fatto costruire una struttura sanitaria attraverso le offerte di chi veniva ingannato dal suo gioco della santità e costretto in ginocchio. Mettere in ginocchio le persone per costringere ad elargire offerte che usava per aumentare il suo potere al fine di mettere in ginocchio altre persone. Costruì una struttura sanitaria privata per avere il controllo militare dei malati e distruggere, contemporaneamente, la struttura sanitaria pubblica pugliese. Certamente il dio padrone gli aveva dato due talenti e lui restituiva i talenti moltiplicati dall'orrore della sottomissione che imponeva a chi non si poteva difendere. "Bene, servo fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone." Gioia del possesso e della sottomissione che hai imposto a chi non si poteva difendere!

Lo stesso discorso vale per Teresa di Calcutta e l’odio che aveva per le persone e per le donne. Anche lei aveva avuto due talenti e il suo problema era che per riuscire a partecipare alla gioia del suo padrone doveva restituirne almeno quattro. Questa donna, malata d’angoscia e di disperazione concepì il misfatto di rinchiudere in campi di morte quelli che stavano per morire di miseria e di vendere loro sollievo apparente in cambio della loro sottomissione al suo miserabile dio. Per far questo non esitò a sottrarre denaro a chi lo aveva guadagnato, a vendere e comprare bambini, a farsi complice di macellatori di popoli e di compiacersi della sofferenza di chi stava morendo vedendo in essi il piacere e la soddisfazione della propria esistenza. Così anche Teresa di Calcutta poté offrire i quattro talenti e anche a lei il suo padrone gli disse: "Bene, servo buono e fedele, gli rispose il dio padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.".

E venne l'ultimo schiavo, quello che avuto il talento e lo nascose perché, poveraccio, non sapeva o per umanità non voleva impiegarlo. Solo a lui il padrone dice cosa avrebbe dovuto fare. Solo dopo, quando lui non è più in grado di agire. Solo allora, quando il dio padrone si può divertire a torturarlo, gli dice cosa avrebbe dovuto fare per compiacerlo. Ed è la cosa che quello “schiavo” non ha fatto liberando il proprio cuore dalla schiavitù! Il padrone ricorda allo schiavo che lui sapeva che il padrone era un ladro e che prende là dove non ha lavorato portando via il pane a chi non si può difendere. Sapeva che lui miete là dove non ha seminato; troppo vigliacco per seminare, troppo vigliacco per costruire: lui distrugge soltanto. Ed allora, davanti ad uno schiavo che non ha agito per danneggiarlo perché questo era inconcepibile per Matteo in quanto ciò sarebbe equivalso a riconoscere le decisioni soggettive dello schiavo e la sua risposta al bisogno di Libertà, preferisce torturarlo: ultima risorsa del dio impotente dei cristiani e del loro folle profeta! Torturatelo e gettatelo là dove è pianto e stridor di denti. Si compiace Gesù dell’idea di poter torturare le persone.

La cosa interessante mentre stavo scrivendo questo pezzo, oggi, 10 gennaio 2.000 c'è una notizia di televideo, che leggerò meglio domani sui giornali, che riporta una dichiarazione di Wojtyla fatta in risposta a delle voci (interpretazioni giornalistiche di dichiarazioni di un vescovo primate della Germania) su sue possibili dimissioni per vecchiaia. Afferma Wojtyla: "Il dio padrone non pretende nulla che non sia possibile!" E' interessante questa dichiarazione perché il padrone la fa a sé stesso. Wojtyla, il padrone, la fa a sé stesso; non allo schiavo che ha sotterrato il talento. Non è una dichiarazione fatta nei confronti del piccolo uomo che deve far fruttare il talento datogli dal padrone altrimenti questo si può divertire a torturarlo. E' la dichiarazione che il padrone fa a sé stesso e che rivolge ai suoi sottoposti. Il dio padrone dei cristiani fa quest'affermazione a tutti, nel senso che i suoi così detti miracoli sono rivolti secondo il suo compiacimento. Quando qualcuno non li riceve secondo il suo desiderio è tenuto a pensare che, in fondo, dio non poteva pensare proprio a lui. Wojtyla fa questa dichiarazione riferita a sé stesso e la rivolge come affermazione nei confronti dei suoi sottoposti. Non è la dichiarazione che fa Wojtyla a sé stesso per giustificare l'operato dei suoi sottoposti. Gli schiavi, quando non realizzano nell'intimo la loro schiavitù, non meritano giustificazione. La dichiarazione serve per giustificare le sue mancanze ai suoi sottoposti, ai suoi schiavi, affinché accettino le sue mancanze e continuino ad essere sottomessi. E' la dichiarazione che il prete fa ai suoi sottomessi mentre se ne stanno in ginocchio per giustificare sé stesso, non è la dichiarazione che il prete fa al vescovo per giustificare i suoi sottoposti. In sostanza, è la dichiarazione del dio padrone per imporre sottomissione a chi non si può difendere, evitare la critica dei suoi schiavi e sancire in questo modo la proprietà sugli Esseri Umani e il proprio diritto a bastonarli!

Bravo Karol Wojtyla, ti ho dato una moneta e tu l'hai fatta fruttare; dice il dio padrone dei cristiani a Karol Wojtyla. Hai fatto stuprare bambini per la gloria del tuo dio; hai devastato sistemi sociali per infrangere le loro leggi affinché le donne non potessero abortire decidendo del proprio corpo; hai proibito il preservativo affinché si diffondesse l'AIDS e con esso il terrore per la libertà sessuale; hai elevato a gloria stragisti e criminali come Madre Teresa di Calcutta o padre Pio; hai tentato di devastare la Cina per imporre il cristianesimo; hai stuprato i bambini italiani imponendo loro il crocifisso con la complicità di magistrati complici e criminali al fine di distruggere la Costituzione della Repubblica Italiana e ricostruire l'assolutismo monarchico cristiano. Ma cosa si credevano gli uomini? Pretendevano di esercitare il loro essere soggetti di diritto? Ma se sono solo bestiame che appartiene al loro padrone! Bravo Karol Wojtyla, anche tu, per i tuoi meriti, sarai fatto santo ed elevato agli altari: così i bifolchi saranno messi in ginocchio e capiranno che l'unica libertà che è loro concessa è quella di baciare i tuoi piedi, non quella di essere loro stessi! Bravo Karol Wojtyla, dice il dio padrone dei cristiani, ti ho dato due talenti e tu li hai fatti fruttare!(Questo è il mio necrologio al criminale Wojtyla per tutto l'odio che ha dimostrato nei confronti delle società civili e dei loro aneliti di libertà. Scritto come aggiunta al testo il 05 Aprile 2005).

Marghera, 08 febbraio 2000

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 – Marghera Venezia

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