I
proverbi e l’uomo nella società
Nanshe dei
sumeri e il prologo al codice di Ur-Nammu
I
proverbi egiziani di Amen-em-Ope
I
proverbi della bibbia
La
Canzone dell’eccelso, Havamal, Edda Poetico
Di Claudio
Simeoni
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Tutti
i popoli hanno costruito le loro “leggi morali”.
Spesso
queste leggi segnavano il passaggio da un’epoca mitica in cui non c’era la
civiltà ad un’epoca storica alla quale il “legislatore” dava delle norme morali
o delle leggi da seguire per il buon ordine della società.
Spesso
la norma era morale, sociale, religiosa. A volte era stabilita come un
consiglio nella società, altre volte era l’ordine del dio o erano vere e
proprie leggi.
In
questo schema ho voluto mettere a confronto quattro sistemi culturali vissuti
dalle società degli Esseri Umani.
Le
prime due basi sociali sono prese dai Sumeri e dall’Egitto. Mentre la prima ha
circa 4500 anni, la seconda, quella egiziana, ha circa 3300 anni e trovata su
un supporto datato 2900 anni fa.
I
proverbi della bibbia si possono datare attorno al 600 a.c. durante la
prigionia a Babilonia. L’Edda Poetico, da cui traggo i passi dell’Havamal “Il discorso dell’eccelso” è datato fra il 600 e il
900 d.c..
Nell’introduzione
all’Edda Poetico del’ed. garzanti, si legge:
“... ad un attento esame la tradizione eddica non si presenta
“intatta”, cioè vicina in tutto e per tutto al momento culturale d’origine dei
temi poetici che ci conserva. Essa appare condizionata in più modi dalla
cultura cristiana e, più generalmente, tardo antica, oltre che dal naturale
evolversi del gusto letterario”.
Come
esisteva un ambiente fra la Mesopotamia e l’Egitto in cui ci fu lo sviluppo
culturale dei principi morali, così gli ebrei, a Babilonia, si appropriano dei
principi sociali e morali e li trasformano togliendo l’uomo che vive nella
società per porvi il loro dio padrone a cui l’uomo deve obbedienza. Sparito il
corpo dei principi Sumeri ed Egiziani, gli uomini hanno perso la memoria fino
al loro ritrovamento. Per contro, l’Havamal, La
canzone dell’eccelso, è stata elaborata adattando lo spirito dei proverbi della
bibbia alle culture di popoli nordici al fine di far accettare meglio a tali
popoli il cristianesimo che i missionari stavano imponendo.
Indubbiamente
nell’Havamal ci sono elementi di tradizione
germanica, ma tali elementi sono piegati in funzione dell’accettazione del
cristianesimo. L’Havamal non appartiene alle
tradizioni Pagane Germaniche, ma alle tradizioni del missionarismo
cristiano che fondendo la bibbia con elementi delle tradizioni locali finisce
per distruggere le tradizioni locali in funzione della sottomissione al proprio
dio padrone.
Riporto
tre schemi di confronto fra elementi simili per far comprendere come gli ebrei
abbiano violentato lo spirito delle antiche civiltà per sottometterlo al volere
del loro dio padrone e come, di fatto, i cristiani abbiano proseguito in questa
operazione di distruzione della determinazione dell’uomo nella vita in funzione
della riaffermazione del delirio di onnipotenza del loro dio padrone.
I
Proverbi di Amen-em-Ope vengono affiancati a elementi
Sumeri (l’invito del padre sumero al figlio a studiare affinché diventi uno
scriba, è un elemento ricorrente anche fra gli studenti egiziani) e confrontati
con alcune parti dei proverbi della bibbia e alcuni aspetti dell’Havamal, la Canzone dell’eccelso, degli Edda Poetici.
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Bibbia - Proverbi Il saggio: Fuggire la compagnia
dei giovani cattivi
[8]Ascolta, figlio mio, l'istruzione
di tuo padre Bibbia: Proverbi |
Germani - Edda
Poetico - Havamal IL DISCORSO DI HÁR Dal Discorso di Loddfáfnir Ti consiglio, Loddfáfnir, [117] A un uomo malvagio [118] Morso a sangue [125]
Per tre parole non disputerai [128]
Gioia del male [134] Del vate dai capelli grigi [135] Non scacciare un ospite, Tratto da: “L’Edda Poetico” in “La canzone dell’Eccelso” o Havamal Dal sito:: http://www.bifrost.it/GERMANI/Fonti/Eddapoetica-2.Havamal.html Controllato con l’edizione Garzanti |
Egitto Proverbio n. 1 di Amen-em-Ope
Guardati dal derubare gli afflitti, dall'opprimere i deboli. Non sollevare la mano contro un vecchio che si avvicina, così come non oseresti rivolgere la parola ai grandi. Non gridare contro colui che hai danneggiato, e non dargli risposta a tua giustificazione. Le sponde gettano nel fiume colui che compie il male, e le sue stesse acque alluvionali lo trascinano via. Il vento del nord cala e ne conclude il tempo; esso si unisce alla tempesta. La nuvola della tempesta tuona, e cattivi sono i coccodrilli! O uomo caldo, come stai adesso? Egli grida, e la sua voce si leva fino al cielo sopra; O
DIO-LUNA, leva il suo crimine contro di lui! Proverbio n. 2 di Amen-em-Ope
Non tentare di imbrigliare il litigioso con una bocca accesa, e non eccitarlo con le parole. Sii piuttosto apatico davanti ad un nemico, e ripiega indietro davanti ad uno che attacca. Dormici sopra prima di dire alcunché, perché l'uomo accalorato nella sua ora è tempesta che dilaga come fuoco sulla paglia. Arretra davanti a lui, lascia che ciò gli rimbalzi in faccia; saprà il DIO come rispondergli. Se trascorri "il tempo della vita" con questi precetti nel cuore, allora i tuoi figli vedranno [quanto hai prosperato]. Quanto all'uomo accalorato di un tempio [forse è tempo!], è come un albero cresciuto in un vivaio: nello spazio di un attimo perde i rami, ed è portato alla sua fine nei cantieri navali; viene fatto fluitare dal suo posto, e la fiamma è la sua sepoltura. Ma il vero uomo di quiete si mantiene al proprio posto; è come un albero che cresce in un giardino; è rigoglioso di fronde e abbonda di frutti; si erge davanti al suo padrone. Il suo frutto è dolce e la sua ombra piacevole, e giunge alla fine nel suo giardino. La copia ritrovata in Egitto è della XXII^ dinastia (900 a.c.). Sono i proverbi di Amen-em-Ope. E' tratto da “La saggezza dell'Antico Egitto” ed. Newton a cura di Joseph Kaster. |
Sumeri Nanshe dei Sumeri
Colei
che conosce l’orfano, colei
che conosce la vedova; Colei
che conosce l’oppressione dell’uomo da
parte dell’uomo; Colei
che è la madre dell’orfano; Nanshe ha cura
della vedova; Fa
rendere giustizia al più povero; Ella
è la Regina che attira il profugo nel
suo grembo; Colei
che trova un riparo per il debole. Quelli
che camminano nel peccato varcano i
limiti; Quelli
che trasgrediscono le norme stabilite, che
violano i contratti; Quelli
che considerano favorevolmente i
luoghi di perdizione...; Quelli
che sostituiscono un peso leggero ad uno
più pesante; Quelli
che sostituiscono una misura piccola ad
una più grande; Quelli
che avendo mangiato qualche cosa che a
loro non apparteneva, non dicono “Io
l’ho mangiata”. Che,
avendola bevuta, non dicono: “Io
l’ho bevuta”. Quelli
che dicono: “Io
mangerò ciò che è proibito” Per consolare
l’orfano, per far si che non vi
siano più vedove, Per
preparare un luogo dove i potenti saranno
annientati, Per
consegnare i potenti ai deboli..., Nanshe scruta il
cuore degli individui. Tratto
da: S. N.
Kramer “I Sumeri nella storia” Ed Newton |
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Bibbia - Proverbi La
Sapienza: Arringa agli sprovveduti
[20]La Sapienza grida per
le strade Bibbia: Proverbi |
Germani
- Edda Poetico - Havamal IL
DISCORSO DI HÁR L’uomo
insavio [21] Le greggi ben sanno [22] L'uomo incapace [23] L'uomo insavio [24] L'uomo insavio [25] L'uomo insavio [26] L'uomo insavio [27] L'uomo insavio Tratto da: “L’Edda Poetico” in “La canzone dell’Eccelso” o Havamal Dal sito:: http://www.bifrost.it/GERMANI/Fonti/Eddapoetica-2.Havamal.html Controllato con l’edizione Garzanti |
Egitto Proverbio n. 6 di Amen-em-Ope
Non unirti agli uomini dalla testa calda, e non star loro vicino nella conversazione. Sorveglia la lingua nel rispondere al tuo superiore, e stai attento a non insultarlo; perché egli può gettare le sue parole per prenderti al laccio! Non parlare in modo falso con un uomo; è un oltraggio per il dio! Non separare il cuore dalla lingua, e tutti i tuoi progetti avranno successo. Avrai considerazione fra la gente, e poserai sicuro nella mano del dio! Il dio odia chi pronuncia parole insincere, e l'ipocrita è il suo grande abominio! Non bramare la proprietà di un poveretto, e non aver fame del suo pane; ciò che appartiene ad un poveretto è un soffocamento per la gola, e un vomito per l'esofago. Proverbio n. 3 di Amen-em-Ope Non dire: "Oggi è come domani", perché come possono andare a finire queste cose? Quando il domani arriva e l'oggi non c'è più, l'alluvione può essersi trasformata in secca, i coccodrilli possono trovarsi allo scoperto dall'acqua, gli ippopotami all'asciutto, i pesci boccheggianti, i lupi saziati e gli uccelli in festa! Ma l'uomo quieto dirà nel tempio: "Grandi sono i favori di Ra!" Vieni, sii un uomo di quiete, e avrai la vita; il tuo corpo prospererà sulla terra!
La copia ritrovata in Egitto è della XXII^ dinastia (900 a.c.). Sono i proverbi di Amen-em-Ope. E' tratto da “La saggezza dell'Antico Egitto” ed. Newton a cura di Joseph Kaster. |
Sumeri Un padre al figlio
Arriverai al successo tu, che frequenti i giardini pubblici? Pensa
dunque alle generazioni di un tempo, frequenta la scuola; ne trarrai
profitto. Pensa alle generazioni di un tempo, informati su di esse. Che delinquente io tengo sotto la mia sorveglianza... io non sarei un
uomo se non sorvegliassi mio figlio. Ho interrogato i miei, confrontato gli individui, ma non ho trovato tra
essi nessuno come te. Quel che sto per dirti trasforma il folle in saggio, paralizza il
serpente alla maniera degli incantesimi e ti impedirà di prestar fede alle
parole mendaci. Poiché il mio cuore per causa tua si è colmato di fastidio, mi sono
staccato da te e non ho badato ai tuoi timori e ai tuoi borbottamenti. Per le
tue grida, si per le tue grida, ero in collera con te – sì, ero in collera
con te. Perché tu non cerchi di dar saggio delle doti di uomo, il mio cuore è
stato travolto come da un vento furioso. Le tue recriminazioni mi hanno
ferito, tu mi hai condotto alle soglie della morte. Da che vivo non ti ho fatto portare le canne della giuncaia. Le
bracciate di giunchi che i ragazzi e i giovinetti trasportano, da quando sei
vivo non le hai mai toccate. Io non ti ho detto mai: “Segui le mie carovane”. Non ti ho fatto mai
sgobbare, lavorare nel mio campo. Non ti ho mai costretto a dei lavori
manuali. Da che vivo non ti ho mai detto: “Va’ a lavorare per mantenermi”. Altri
da te diversi mantengono i loro genitori col proprio lavoro. Se parlassi ai tuoi compagni e ne tenessi conto, tu li imiteresti. essi portano dieci gur di orzo ciascuno –
anche i piccoli trasportano dieci gur di orzo
ciascuno al proprio padre, lo provvedono di orzo, di olio e di lana. Tu, invece, tu non sei un uomo se non quando bisogna far mostra di
spirito polemico, ma paragonato a quelli non sei affatto un uomo. Certo non lavori come loro... essi hanno padri che fanno lavorare i
propri ragazzi, ma io... io non ti ho fatto lavorare come loro. [...] Di tutti i mestieri umani che esistono sulla terra e ai quali Enlil ha dato il nome, nessuno ve né di più difficile di
quello dello scriba. Poiché se non ci fosse la canzone (la poesia)... simile
alla riva del mare, la riva dei lontani canali, cuore della canzone
lontana..., tu non presteresti ascolto ai miei consigli e io non ti ripeterei
la saggezza di mio padre. In conformità alle prescrizioni di Enlil, il
figlio deve succedere al proprio padre nel suo mestiere. [...] Tratto da: S. N. Kramer “I Sumeri nella storia”
Ed Newton |
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Bibbia - Proverbi Le gioie
del saggio
[13]Beato l'uomo che ha
trovato la sapienza Bibbia: Proverbi |
Germani
- Edda Poetico - Havamal IL
DISCORSO DI HÁR [28] Saggio lo stimano [29] In abbondanza dice, [30] Non ammiccherà
[prendendosi gioco] [31] Accorto si ritiene [32] Molti uomini [41] Con armi e vestiti [42] Al proprio amico [48] Gli uomini generosi e
prodi Tratto da: “L’Edda Poetico” in “La canzone dell’Eccelso” o Havamal Dal sito:: http://www.bifrost.it/GERMANI/Fonti/Eddapoetica-2.Havamal.html Controllato con l’edizione Garzanti |
Egitto Proverbio n. 4 di Amen-em-Ope Non rimuovere la pietra di confine dai limiti di un campo; non cambiare la posizione della corda di misurazione. Non bramare nemmeno un cubito di terra, e non violare il confine di una vedova. Colui che prende a torto un solco di un campo, anche se lo rivendica con falsi giuramenti, sarà fatto prigioniero dal potere del Dio-Luna! Ara nel tuo stesso campo e troverai ciò di cui hai bisogno; ricava il pane dalla tua stessa aia. Meglio un solo bushel datoti dal dio che cinquemila presi a torto. Migliore è la povertà nella mano del dio che la ricchezza in un magazzino. Migliore è il pane con cuore felice che le ricchezze nel dolore! Non lanciare il tuo cuore dietro alle ricchezze; nessuno ignora la Dea-Fortuna! Non lasciare che il tuo cuore brami le esteriorità; per ogni uomo c'è un'ora designata! Non ti dar pena di inseguire le ricchezze, di cercare l'eccesso una volta che ti sia assicurato ciò di cui hai bisogno; se ottieni la ricchezza attraverso il ladrocinio, essa non si fermerà con te per la durata di una notte. Allo spuntar del nuovo giorno non sarà più nella tua casa; la terra avrà aperto la sua bocca e l'avrà inghiottita; sarà sprofondata agli inferi. Avrà messo le ali come le oche, e sarà volata via in cielo! Piuttosto loda il Sole quando esce e risplende, e di' : "Dammi benessere e salute!". Ed egli ti darà il necessario per questa vita, e tu sarai libero dalla paura.
Proverbio n. 7 di Amen-em-Ope
Non danneggiare un uomo con la penna su un papiro; è un abominio per il DIO. Non testimoniare con parole menzognere, e non nuocere ad un altro con la lingua. Non farla pagare a colui che non ha niente, e non rendere falsa la tua penna. Se accetti un grosso debito contro un pover'uomo, dividilo in tre parti; cancellane una e lasciane sopravvivere una, scoprirai che ciò si conforma alle vie della vita! Dormirai bene; e il mattino, superata la notte, sarà come ricevere buone notizie! Meglio essere elogiati come persona che ama gli uomini che avere un magazzino di ricchezze! Migliore è il pane quando il cuore è felice che le ricchezze accompagnate da preoccupazioni!
La copia ritrovata in Egitto è della XXII^ dinastia (900 a.c.). Sono i proverbi di Amen-em-Ope. E' tratto da “La saggezza dell'Antico Egitto” ed. Newton a cura di Joseph Kaster. |
Sumeri Prologo al “Codice di Ur-Nammu”
[...] Ur-Nem[mu, potente guerriero, re] di Ur, [re di Su]mer e di Akkad, il dio [...] ha stabilito di offrire nel paese 90 GUR di orzo, 30 pecore, 30 SILA di burro ogni mese. Quando gli Dèi An ed Enlil hanno concesso al dio Nanna la regalità su Ur, Ur-Nammu, generato dalla dea Ninsun, ha offerto (?) alla sua amata madre, che lo ha partorito, secondo la sua giustizia ed [equità], [...] sette [...]. Ha ucciso Namhani, governatore di Lagas. Con la forza di Nanna, suo re, ha fatto tornare al luogo dell’attracco(?) la nave-Magan di Nanna, in Ur ha fatto risplendere. In quel tempo le persone-nisku avevano (il controllo de)i campi, i comandanti delle navi (=pirati?) avevano (il controllo del)le vie (del traffico marittimo), i razziatori [dei buoi, delle pecore, degli asini dominavano sui] pastori. [Allora Ur-N]ammu, [poten]te [guerriero, re di Ur, re si Sumer e di] Akkad, [con la forza di] Nanna [suo re], [...] ha stabilito[la giustiz]ia [nel paese]. [...] ha fatto tornare/ha ridotto. Ha liberato le vie (del traffico marittimo dai) comandanti delle navi (=pirati?), i pastori (dai) razziatori di buoi, delle pecore e degli asini, per gli Akkadi e per gli uomini [...] di Sumer [e Akkad]. Allora con la forza di Nanna, suo re, ha dato la libertà ad Aksak, Marad, Girkal, Kazallu, con i loro terreni agricoli, a Usarum e a quanti fossero in potere di Ansan. Ha reso la misura-staio del rame equivalente a 60 SILA, la misura-BAN del rame equivalente a 5 SILA, la pietra-peso di 1 siclo di metallo raffinato equivalente a 1 mina, la misura di 1 SILA del bronzo equivalente a 1 mina. Ha [...]... la riva del Tigri, dell’Eufrate e di tutti i fiumi [...]... la casa... [...] un frutteto, che il capo dei frutticoltori ha preso in carico dal re. Non ha abbandonato l’orfano al ricco, la vedova al potente, chi ha un (solo) siclo a chi possiede una mina, chi ha (solo) una pecora a chi possiede un bue. Ai suoi governatori, le se madri, i suoi fratelli, alle [loro] stirpi un luogo [...] non... [...], non ha imposto lavoro. Ha eliminato malvagità, violenza, lamenti, ira(?). Ha imposto la giustizia nel paese. Ed ora, (le leggi): Tratto da Claudio Saporetti “Antiche Leggi” Ed Rusconi (la prima traduzione è attribuibile a S. N. Kramer come dice in nota) |
La
religione Pagana è la capacità dell’uomo di guardare avanti.
Chi
pensa al passato come il contenitore di verità nascoste e miracolose, è pronto
per sottomettersi all’inganno in un presente che non saprà mai costruire il
proprio futuro.
Per
questo motivo nella Religione Pagana si è pronti a leggere tutto, ma nulla è
tanto importante da richiedere di non essere interpretato dai bisogni
dell’uomo.
Marghera,
13 luglio 2010
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