LE IMMAGINI DELLA RELIGIONE ROMANA

relative al SENTIERO D'ORO

SEMO SANCO

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E' la visione Sabina dell'esistenza.

L'esistenza è tale in quanto io faccio ciò che dico e ciò che dico è quanto faccio o è stato fatto. Io sono uno con le parole e col fare. Io guardo la realtà per ciò che i miei occhi percepiscono e, quella realtà, vi trasmetto senza inganno perché quella è la realtà che mi compenetra e dalla quale ricevo forza e vigore.

Semo Sanco è dunque un modo di essere dell'Essere Umano. Un modo di relazionarsi col mondo circostante. I fratelli Arvale portavano le sue insegne, una ruota simbolica, a ripetizione di quel modo di essere.

Ripetete cento volte ciò che siete in quanto siete. L'inganno trae ragione di essere dall'inganno ricevuto dall'Essere Umano. Chi chiama le cose col loro vero nome non crea inganno, anche se quel nome sembra estraneo alle orecchie di chi ascolta. Chi cerca il perché delle cose troverà sempre la veridicità, anche con meccanismi oscuri e parole straniere. Questo era il messaggio che i fratelli Arvale volevano trasmettere portando le insegne di Semo Sanco.

Ciò che Sanco sancisce nessuno può negare.

Farsi Sanco significa trarre la ragione delle cose dai propri occhi, dal proprio essere, non da altri occhi o dal giudizio di un altro essere. Farsi Sanco è l'unico modo per onorare Sanco.

Sanco non esiste in sé, esiste nei comportamenti degli Esseri Umani, nel loro quotidiano, nella relazione fra le loro parole e la realtà del loro fare.

I cristiani ebbero un odio feroce nei confronti di Sanco. Il loro dio era buono nelle affermazioni del matto di Nazareth ma era feroce nel suo fare e nella relazione fra sé e l'esistente. Come si poteva conciliare tale dicotomia? Con le necessità della chiesa cristiana di mettere gli Esseri Umani in ginocchio; sottomessi al suo volere.


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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel.041933185

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