Per iniziare il viaggio della metafisica in relazione alla psicoanalisi e alla psicologia, è necessario farsi, almeno approssimativamente, l'idea della necessità sociale che ha favorito la nascita di questo modo di osservare una parte del mondo che fu la psicoanalisi e la psicologia.
Il termine psicoanalisi venne coniato da Freud per definire l'analisi di una struttura "psichica" che apparentemente si manifestava nelle nevrosi, nell'isteria e nella struttura sessuale delle persone.
Freud usò il termine psicoanalisi per definire la sua attività di indagine nel mondo onirico quando scrisse "L'interpretazione dei sogni".
Iniziamo con tentare di definire la situazione in cui erano confinate le persone che mostravano sintomi di disagio sociale.
Scrive Pazzini Adalberto in "Demoni, streghe e guaritori":
Ci siamo occupati, nelle pagine precedenti, più che altro, dell'idea, del concetto della malattia isterica, senza insistere affatto su la sua sintomatologia. I sintomi deH'isterismo, quali sono descritti dagli antichi autori, non differenziano da quelli moderni: sensazione di bolo, sensazioni cenestesiche varie, a sfondo spesso sessuale, convulsioni, irrigidimenti, sensazione di freddo o di caldo. Sono, infine, quegli stessi sintomi che oggi si riscontrano nei nostri malati. Ma sono anche quegli stessi che si riscontravano nei creduti indemoniati.
Infatti, come meglio vedremo in seguito, non devesi immaginare sempre l'indemoniato come un individuo urlante bestemmie e scagliantesi contro le immagini sacre o contro i sacerdoti esorcisti.
Questo avveniva, semmai, in un secondo tempo, allorché si ricorreva ai rimedi sacri ed allorché si metteva il soggetto in presenza delle pratiche del culto.
Spesse volte, anzi spessissimo, il sospetto indemoniato non presentava, sul principio, nessun altro sintomo di quelli già elencati e riconosciuti appartenenti ad isterismo o alla malinconia o alla ipocondria. Erano sensazioni di bolo, erano parestesie, vampate di caldo e brividi di freddo; erano sensazioni a sfondo genitale, senso di soffocazione. A questo medesimo punto alcuni soggetti erano diagnosticati isterici o melanconici o ipocondriaci. Altri invece erano considerati ossessi, o, per meglio dire, posseduti da uno spirito maligno che stringeva loro la gola, o che andava su e giù per il torace o che li possedeva carnalmente, come incubo o come succubo a seconda del sesso del malato.
Assai spesso (e meraviglia questa coincidenza) si trovano gli stessi sintomi tanto nella descrizione della malattia della "suffocatio" o della "strangulatio" che nella descrizione dell'indemoniamento. Da che proveniva la differenza diagnostica, quando, accanto alla possessione, c'era la conoscenza dell'isterismo, il quale altro non era che la possessione stessa?
E' vero che la scienza ufficiale faceva delle distinzioni dottrinali, per isolare dalla massa gli indemoniati veri; ma per il pubblico grosso queste distinzioni non esistono. Anche Zacchia, nelle sue "Quaestiones" dice apertamente che il volgo è ignaro di tali differenze e chiama tutti demoniaci.
Tratti da: Pazzini Adalberto, "Demoni, streghe e guaritori", Clerico Editore Torino, 2001, p. 132-133
Gli esorcisti erano coloro che venivano usati quando le condizioni psichiche delle persone entravano in conflitto con l'ordine morale costituito. In particolare, l'isteria, con i suoi sintomi, era considerata la manifestazione del demone che si era impossessato della persona.
Scrive Galimberti nell'Enciclopedia di psicologia alla voce "isteria":
"Già presente negli scritti di Ippocrate che riteneva l'isteria esclusiva del sesso femminile e la attribuiva ad un cattivo funzionamento dell'utero (dal greco histéra), pensato come organo mobile in grado di premere sugli altri organi, l'isteria nel Medioevo fu trattata con pratiche esorcistiche e, nei secoli successivi, se ne mantenne il termine per raggruppare tutte quelle malattie che si presentavano, come allora si diceva, "sine materia". [Sine materia = senza una causa apparente]
Galimberti, Enciclopedia di psicologia, editore Garzanti, vocabolo "Isteria", 1999, p. 563
Appare evidente che la situazione sociale in cui è intervenuta la psicoanalisi è una situazione di controllo militare messo in atto dal cristianesimo, cattolici, protestanti, ortodossi e altro, al fine di controllare la società civile. Tale controllo è il generatore della malattia mentale, dall'isteria alle nevrosi, che si esprimono come ribellione alla morale comportamentale imposta.
D'altro canto, la scienza medica non era da meno degli esorcisti.
E' sufficiente leggere alcune righe del Lombroso per capire quale fosse l'idea sugli uomini che si ribellavano al potere costituito di cui il cristianesimo era l'artefice e il controllore.
9. Amore simulato (1). - Peggiore assai dell'amore fantastico è quello che chiamerò falsario o simulato, speciale alle isteriche, che accusano date persone di averle violate, incinte ed insieme torturate; una fra le altre per meglio giustificare la calunnia contro due fratelli, si cacciò in vagina tredici pezzi di ferro, un chiodo e un mazzo di filo d'acciaio (Ann. d'Hyg., 1864). Un'altra di Saronno non solo pretese esser stata violata, ma aver partorito ed ucciso e seppellito il bambino: ed era vergine.
Lombroso Cesare, L'uomo alienato, Editore Fratelli Bocca, 1913, pag. 99-100
Questi erano i concetti degli psichiatri. Donne violentate, donne represse con mille violenze, che venivano schernite e derise nelle loro sofferenze. Sofferenze che molte donne patiscono ancor oggi anche se oggi vengono maggiormente credute.
Tutte possedute dal demonio o, grazie al positivismo meccanicista, tutte pazze la cui pazzia si poteva leggere nella loro fisiognomica che pretendeva di dedurre i caratteri morali di una persona dal suo aspetto fisico. Era il corrispettivo materialista meccanicista della possessione diabolica cristiana. Hai il cranio in un certo modo, dunque sei amorale; sei posseduta dal demonio, dunque sei amorale.
Questo è l'ambiente in cui si muove Freud a cui non importa nulla delle persone e delle condizioni in cui le persone vivono, ma è interessato solo alla condizione del suo paziente in quanto oggetto in sé.
Quella che viene chiamata malattia mentale, dall'isteria alle nevrosi, appaiono delle reazioni soggettive ad imposizioni ambientali. Atti di ribellione ad una repressione che appare violenta, crudele e criminale.
C'è sicuramente una relazione fra le condizioni nelle quali si è costretti a vivere e la modificazione della struttura neuronale affinché l'individuo si adatti a quelle condizioni. Ma non è gratis perché, una volta che l'individuo si adatta, la struttura "neuronale", la struttura cerebrale, elabora condizioni fisiche per la sopravvivenza modificando la struttura "neuronale" o "cerebrale" affinché l'individuo si ribelli alle condizioni che subisce anche se non è cosciente che le condizioni, alle quali si è adattato, sono fisiologicamente distruttive.
Qualche cosa, sia pur a fatica, stava cambiando.
Freud e Wundt modificavano il punto di vista nel loro tempo.
In "Ossessioni e fobie" nel 1895, Freud scriveva iniziando il suo libro:
Comincerò col respingere due affermazioni che si sentono spesso ripetere a proposito di due sindromi: le "ossessioni" e le "fobie". Innanzi tutto bisogna dire che non possono essere incluse nella nevrastenia propriamente detta, in quanto i pazienti colpiti da detti sintomi non sono più frequentemente nevrastenici che non nevrastenici. In secondo luogo, non abbiamo il diritto di considerare queste sindromi come la conseguenza di una degenerazione mentale, dato che le osserviamo in soggetti non più degenerati della maggioranza dei nevrotici in genere e dato che talora essi migliorano e talora, in effetti, riusciamo addirittura a guarirli. Ossessioni e fobie sono nevrosi distinte, con un meccanismo e un'etiologia particolari che sono riuscito a dimostrare in un certo numero di casi e che spero di poter evidenziare in un buon numero di altri casi. Per quanto riguarda la classificazione dell'argomento, propongo di escludere un gruppo di pazientiossessioni intense che altro non sono che ricordi, immagini inalterate di avvenimenti importanti. Come esempio potrei citare l'ossessione di Pascal: gli pareva di vedere sempre un abisso alla sua sinistra "dopo che era quasi precipitato nella Senna con la carrozza".
Ossessioni e fobie del genere, che pazienti potrebbero essere definite traumatiche, si accompagnano ai sintomi dell'isteria.
Prescindendo da questo gruppo dobbiamo distinguere: a. le ossessioni vere e proprie; b. le fobie. La differenza fondamentale tra di loro è la seguente: in ogni ossessione si trovano due costituenti: 1. un idea che si impone di forza al paziente; 2. uno stato emotivo concomitante. Nel gruppo delle fobie questo stato emotivo è sempre di "angoscia", mentre nell'ossessione vera si possono avere, con la stessa frequenza dell'angoscia, altri stati emotivi come il dubbio, il rimorso o l'ira. Innanzitutto cercherò di spiegare il meccanismo psicologico, veramente notevole, delle vere ossessioni, meccanismo completamente differente da quello delle fobie.
Freud Sigmond, "Ossessioni e fobie" in "Opere 1886 - 1905", Newton editore, 1992, pag. 327
Fobie, ossessioni e nevrosi vengono sottratte all'interpretazione della possessione diabolica per rientrare nelle caratteristiche della persona malata che va seguita e curata.
Freud non si chiede che cosa ha provocato la condizione di malattia.
Per Freud le cause sono nella persona, prodotte dalla persona, che si ritiene inadeguata ad abitare il mondo.
Le caratteristiche di Freud, ideologicamente ebreo, cioè credente nell'uomo creato da Dio e, dunque, ritiene che l'uomo sia un modello a immagine e somiglianza di Dio, portano Freud a ritenere di dover ripristinare il modello creato da Dio che la malattia ha compromesso.
In questo Freud non è molto diverso dagli esorcisti che ritengono che il demonio ha alterato il modello di uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio e si ritengono in dovere di cacciare il demonio per ripristinare il modello di uomo creato da Dio.
Parallelamente a Freud, un altro uomo si affaccia sulla scena del pensiero umano: Wilhelm Wundt (1832 – 1920).
Nel 1896 Wundt scrive: "Lineamenti di psicologia". Il suo intento è separare la percezione dell'uomo del mondo dalla filosofia. Wundt è considerato il padre della psicologia.
Wundt affermava:
Come lo sviluppo psichico del bambino deriva da una relazione reciproca con l'ambiente, così anche la coscienza matura si trova in relazione continua con la comunità spirituale, alla quale partecipa passivamente e attivamente.
[...]
Se in tal modo le società di animali sono sempre solo delle integrazioni dell'essere individuale rivolte a determinati scopi materiali della vita, l'evoluzione umana invece sin dall'inizio esprime la tendenza dell'individuo a fondersi con il suo ambiente spirituale in un tutto che, capace di evolversi, serve sia al soddisfacimento di bisogni fisici della vita, sia al conseguimento di diversissimi scopi spirituali e in questi scopi è capace di una enorme varietà di modificazioni. In conseguenza di queste modificazioni le forme della comunità umana sono straordinariamente variabili, mentre al tempo stesso le forme più progredite procedono in una continuità di evoluzione storica, la quale estende la convivenza spirituale dei singoli oltre i limiti dell'immediata coesistenza nello spazio e nel tempo, anzi quasi all'infinito. Il risultato di questa evoluzione è perciò l'idea di umanità coscientemente intesa come di una generale comunità spirituale la quale, a seconda delle particolari condizioni della sua esistenza, si articola in singole comunità concrete - popoli, stati, società civili - di diversa natura, genti e famiglie. Perciò la comunità spirituale in cui entra l'individuo non è solo un'unica connessione, ma una mutevole pluralità di connessioni spirituali le quali si sovrappongono in modi diversissimi le une alle altre e diventano sempre più numerose con l'incremento dello sviluppo.
Wilhelm Wundt, "Lineamenti di psicologia" in "Opere scelte", Utet, 2009, pag. 380-381
Wundt mette in relazione la trasformazione e il divenuto dell'individuo con l'ambiente in cui l'individuo nasce e si sviluppa.
Nella citazione riportata, Wundt sottolinea la relazione fra la "spiritualità" del singolo con la "spiritualità" dell'ambiente umano. Wundt afferra anche l'immensità delle variazioni dell'ambiente da cui si ricava la diversità degli individui per il loro specifico adattamento a modelli ambientali diversi.
In questo caso, Wundt caccia l'idea dell'uomo creato da Dio, voluto da Dio, che esprime la creazione di Dio. L'uomo esprime i propri adattamenti soggettivi all'ambiente in cui è nato e attraverso il quale ha costruito sé stesso.
Voglio sottolineare un altro aspetto osservato da Wundt ed è l'espressione dell'uomo all'insorgenza delle emozioni dentro di lui.
Scrive Wundt:
Per quanto riguarda il loro carattere sintomatico i movimenti espressivi delle emozioni si possono distinguere in tre classi: 1) sintomi puramente intensivi, essi sono le forme espressive di emozioni piuttosto forti e consistono per i gradi mediocri in movimenti esagerati, per emozioni molto violente in improvviso arresto o paralisi del movimento; 2) manifestazioni sentimentali qualitative, esse consistono in movimenti mimici tra i quali occupano il primo posto i movimenti dei muscoli della bocca, simili ai riflessi che seguono impressioni di sapori dolce, acido e amaro. L'espressione facciale del sapore dolce corrisponde all'emozione di piacere, quella dell'amaro e dell'acido alle emozioni di dispiacere, mentre le particolari modificazioni del sentimento come l'eccitazione e la depressione, la tensione e il rilassamento, sono espresse dalla tensione dei muscoli della bocca; 3) manifestazioni di rappresentazioni: esse generalmente consistono in movimenti pantomimici, con i quali o si indicano gli oggetti dell'emozione (gesti indicativi), oppure si designano attraverso la forma del movimento gli oggetti e i processi ad essi connessi (gesti descrittivi).
Wilhelm Wundt, "Lineamenti di psicologia" in "Opere scelte", Utet, 2009, pag. 261
Si sta aprendo un varco nella cultura: l'uomo non è creato da Dio e non è nemmeno oggetto di possesso del demonio.
Il rapporto fra emozioni e struttura fisica, a quanto ne so, viene da Wundt sottolineato e, nello sviluppo della psicologia, diventerà un tentativo di leggere l'animo umano attraverso le espressioni del corpo e del viso nelle varie situazioni esistenziali.
Sarà il problema del "cosa pensa davvero" al di là di quello che dice.
Wundt descrivono uomini e donne con le loro fragilità, le loro malattie, i loro desideri e la loro necessità di vivere.
E' indubbio che questi personaggi hanno, a loro volta, i loro problemi, i loro limiti e le loro illusioni
Per comprendere la situazione sociale e ideologica in cui essi si muovevano, il cristianesimo, sia con il cattolicesimo che con il protestantesimo, imponevano alla società condizioni atroci di sottomissione talmente profonde, vaste ed articolate che nemmeno i maggiori riformatori sociali di quel tempo erano esenti da pregiudizi sia nei confronti delle donne sia nei confronti di individui di diversa "razza" o "estrazione sociale.
Per tentare di descrivere la situazione sociale e ideologica dell'emarginazione femminile che esprime le condizioni che inducono la malattia mentale, presento un breve estratto da "Donna e serva" di Armanda Guiducci:
Il terzo tratto di questa teoria dell'inferiorità messa a punto ai fini dell'esclusione, fu la riduzione dell'adulta a una minorenne. Le parole che seguono, pronunciate da un certo H. L. Lefèvre, medico di Bruxelles, citate da Evelyne Sullerot, non sono né belle, né generose, né profonde - assolutamente tipiche, sì. Esprimono tanto bene il movimento mentale riduttivo che di testa in testa si propagò fra la gente qualunque in quest'epoca che, proprio perché sono così anonime, il citarle è un dovere. "Non vi sarà una società bene organizzata", sosteneva questo dottor Lefèvre, "finché le donne e le ragazze, che hanno bisogno della protezione degli uomini, godranno della libertà piena e intera di dedicarsi a ogni sorta di lavoro. Le donne devono essere assimilate ai minorenni".
Non si capirà mai bene quale natura esasperata ebbe nel XIX secolo la reazione maschile al lavoro femminile fuori delle case, e neppure la drasticità, quasi la crudeltà delle teorie che questa reazione adattò e usò ai fini dell'esclusione (tanto violenta da generare, per controreazione, le prime forme del femminismo), se a fuoco non sarà messo, soprattutto, un fatto. Ad allarmare, a sconcertare, a suscitare un disagio senza precedenti fu, più che lo straziante spettacolo della donna ridotta a una bestia da soma nelle miniere, lo spettacolo dell'uomo lasciato solo in casa fra i letti disfatti: l'inversione dei valori femminili e maschili.
L'uomo sembrò "svirilizzato", e perfino Engels usa quest'espressione. L'uomo in casa, fra i bambini e le pentole, sembrò una profonda disfatta della virilità. Osservate come, scosso anche lui dal generale sconcerto per una tale inversione di valori, Engels descriva la situazione. "In molti casi, la famiglia non viene totalmente disgregata dal lavoro della donna, ma capovolta. La madre mantiene la famiglia, il padre resta a casa, custodisce i bambini, pulisce le stanze e la cucina. Ciò avviene spesso, anzi spessissimo; nella sola Manchester si possono contare parecchie centinaia di questi uomini condannati al lavoro domestico. E' facile immaginare quale giustificata esasperazione provochi presso gli operai questa castrazione di fatto, e quale inversione di tutti i rapporti familiari ne derivi, mentre tutti gli altri rapporti sociali rimangono invariati".
Notate l'espressione "condannati al lavoro domestico", e l'altra: "castrazione di fatto".
Armanda Guiducci, "Donna e serva", Rizzoli, 1983, pag. 165
La condizione sociale obbedisce agli imperativi cristiani. E' Dio che ordina alla donna di servire e obbedire all'uomo. Lo ribadisce continuamente la chiesa cattolica citando Paolo di Tarso.
Quando la donna si ribella a quella condizione, o è pazza o è posseduta dal demonio.
La donna, come gli emarginati, gli omosessuali, gli zingari non sono persone. Sono esseri che vanno impunemente violentati negli ospedali psichiatrici, privi di diritti, privi di sentimenti, privi di desideri.
In questo modo la società collassa su sé stessa. Emargina gli emarginati perché posseduti o li interna nei manicomi perché pazzi.
La soppressione degli emarginati sociali avrà la sua apoteosi nel XX secolo quando, chi viene considerato inadeguato, diverso, verrà soppresso in funzione della purezza della razza nel tentativo di realizzare l'ideale eugenetico di Platone.
Ai tempi di Freud e Wundt, individuare dei problemi psicologici e psichiatrici delle persone, analizzare i meccanismi e tentare di porvi rimedio è stato, sicuramente, un grande passo in avanti rispetto alle condizioni esistenti. Come tutti i passi avanti nella storia umana nascono interpretazioni, alimentano illusioni e aspettative.
Le persone nella società non vengono liberate dalle scoperte scientifiche. Al contrario, le scoperte scientifiche alimentano l'emarginazione delle masse mentre altri uomini studiano il modo di usare quelle scoperte scientifiche per fissare ulteriormente l'emarginazione mantenendo il dominio sugli uomini.
Oggi come oggi, noi assistiamo alla fobia degli USA per la psicologia e la farmacologia psichiatrica, mentre assistiamo al fallimento delle prospettive che si era prefissata la psicoanalisi.
In seguito cercherò di elencarne i motivi.
Fine della Metafisica nella nascita della psicoanalisi e della psicologia del terzo volume della Teoria della Filosofia (Ottava sezione).
Carl Gustav Jung (1875 - 1961)
a) La teorizzazione dell'inconscio da parte di Jung: implicazioni psicoanalitiche e sociali
Sigmund Freud (1856- 1939)
a) Sigmund Freud e la teorizzazione dell'inconscio in Io, Es e Super-io
James Hillman (1926 - 2011)
a) Anima Mundi
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Ultima modifica ottobre 2025
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