La Metafisica in Aristotele
Seconda parte:
Da dove inizia la metafisica in Aristotele

di Claudio Simeoni

Metafisica

La metafisica come idea della coscienza trascendentale rispetto alla coscienza della ragione
Seconda parte:
Da dove inizia la metafisica in Aristotele

La metafisica di Aristotele parte da alcune riflessioni che vengono messe a fondamento e che non vengono messe in discussione perché date per scontate.

In sostanza, se io affermo che la terra è piatta, tutti i ragionamenti che faccio sulla terra sono condizionati dal fatto che io ritengo che la terra sia piatta. Ma dal momento che la terra non è piatta, anche se io non discuto sulla piattezza della terra, tutti i discorsi che faccio partono dal presupposto che la terra è piatta e sviluppo in tal senso i ragionamenti che diventano ragionamenti falsi e fuorvianti per l'apriori che ho messo a fondamento del mio ragionamento.

Il dato sensibile, da cui parte il ragionamento metafisico, è questo: io vivo, abito, la sensazione che oltre alla realtà che vedo e che descrivo, c'è dell'altro che mi sfugge e che non riesco a definire e descrivere.

Qualunque sia l'ipotesi iniziale dalla quale parto per iniziare la ricerca su quanto stimola la mia sensazione diventa un "giudizio di necessità", nel senso che ho la necessità di costruire un'ipotesi, ma quell'ipotesi è un punto di partenza per la mia analisi e non una verità che pongo come condizione per la mia ricerca. Soprattutto, se qualcuno mi presenta delle ipotesi iniziali, non posso partire affermando che "quelle sono menzogne" se non ha in corso un'indagine i cui risultati stanno contraddicendo quelle affermazioni.

E' chiaro, allora, che noi ci dedichiamo a tale indagine senza mirare ad alcun bisogno che ad essa sia estraneo, ma, come noi chiamiamo libero un uomo che vive per sé e non per un altro, così anche consideriamo tale scienza come la sola che sia libera, giacché essa soltanto esiste di per sé. Perciò giustamente si può anche ritenere che il possesso di essa è cosa sovrumana, giacché per molti aspetti la natura dell'uomo è schiava, epperò, secondo Simonide,

Soltanto un dio può aver tal privilegio,

mentre l'uomo è in grado di ricercare soltanto quella scienza che gli è adeguata. Ma se c'è qualche verità nelle affermazioni dei poeti e se la divinità è, per sua natura, invidiosa, giustamente la sua invidia si dovrebbe esercitare soprattutto in questo caso, e tutti gli uomini eccellenti dovrebbero essere sventurati. Ma è inconcepibile che la divinità sia invidiosa, anzi si deve prestar fede al proverbio secondo cui

Molte menzogne dicono i cantori,

né bisogna credere che esista un'altra scienza più rispettabile di essa, giacché essa è la più divina e veneranda; ed essa sola può avere tali prerogative per due aspetti: infatti una scienza è divina sia perché un dio la possiede al massimo grado, sia perché essa stessa si occupa delle cose divine. Ma essa sola possiede entrambe queste prerogative, giacché da una parte tutti credono che dio è una delle cause ed è un principio, dall'altra dio solamente, o almeno in sommo grado, può possedere una siffatta scienza. Tutte le altre, pertanto, sono materialmente più necessarie di essa, ma nessuna è migliore.

Aristotele, Metafisica, editore Hachette, 2016, pag. 13-14

La ricerca, come sviluppo della scienza nell'abitare il mondo, rende indubbiamente l'uomo libero dall'ignoranza delle condizioni oggettive e soggettive del suo abitare il mondo.

Detto questo, che è condivisibile, rimane dubbio il concetto che Aristotele proietta sul termine Dio e sui privilegi che lui attribuisce a colui che indica come "Dio".

Gli Dèi non hanno dei privilegi nei confronti dell'uomo, hanno una diversa soggettività, un diverso modo di percepire il mondo e la realtà, come l'uomo, attraversano le trasformazioni nella loro esistenza.

La conoscenza degli Dèi è relativa alla loro esistenza, alla loro vita, e lo sviluppo della loro vita avviene in base ai loro bisogni e ai loro desideri.

Mi sembra che Aristotele proietti sugli Dèi lo stesso atteggiamento che aveva la mia insegnante di Inglese. Lei conosceva la lingua inglese e, sicuramente, la sapeva insegnare. Ogni allievo la osservava con un misto di ammirazione. Solo che quegli allievi non erano ragazzi, ma persone anziane. Ognuno di loro aveva una storia, una conoscenza, un sapere che quella professoressa di lingua inglese non avrebbe mai avuto. Eppure, lei si comportava con arroganza dicendo alle persone, quando si sentiva in pericolo perché qualcuno rivendicava la propria conoscenza, di mangiarsi una fetta di torta di umiltà.

Lo stesso è per Aristotele che, da un lato disprezza gli "antichi" che non possedevano la sua conoscenza e, dall'altro, si sottomette umile al Dio affermando che "l'uomo è in grado di ricercare soltanto quella scienza che gli è adeguata".. Come se lo stesso concetto non dovrebbe essere riferito ad ogni Dio che "ricerca soltanto quella scienza che gli è adeguata".

Noi viviamo e siamo circondati da un immenso che la ragione non è in grado di descrivere e, per questo, la ragione, che controlla la nostra coscienza, limita il flusso di fenomeni, sia nella quantità che nella qualità, che possono giungere alla coscienza.

La nostra forma umana abita un immenso. L'immenso è costituito da una parte di sconosciuto, che noi con la nostra ricerca possiamo svelare e conoscere, e una parte di inconoscibile, che per conoscere noi dobbiamo modificare la nostra struttura soggettiva. Come il feto è andato oltre il suo mondo, morendo e rinascendo come bambino, così noi possiamo andare oltre al nostro mondo morendo e rinascendo come esseri luminosi. Tuttavia, ancora, il mondo che abiteremo, se lo abiteremo, sarà composto da una parte di sconosciuto e da una parte di inconoscibile.

Questo vale anche per gli Dèi.

In questo contesto, va definita la metafisica.

La metafisica è l'attrezzatura con cui l'uomo affronta lo sconosciuto che lo circonda. Uno sconosciuto di ordine emotivo, psichico, concettuale. Uno sconosciuto che pretende che l'uomo, che lo esplora, abbia le idee sul mondo adatte per esplorarlo. E' come un uomo europeo che va in Africa fra popoli africani con idee razziste di superiorità della razza bianca. Non può camminare fra gli africani se non si fa precedere da un esercito. Se vuoi camminare fra popoli diversi li devi pensare uguali a te e gioire per le loro conquiste anche se a te potrebbero sembrare poca cosa. Comprendere che gli uomini danno l'assalto al loro cielo e, assaltare il cielo, è l'azione eroica degli uomini che danno l'assalto all'eternità.

L'attrezzatura è la metafisica; il risultato sono le scoperte soggettive che l'uomo fa, costringendo la propria coscienza a fagocitarle e farle proprie.

Se ne deduce che la metafisica non definisce una verità da cercare e da accettare, ma una trasformazione continua del soggetto nello sviluppo della propria conoscenza che può assumere, se vogliamo assumere le categorie di Aristotele, sia il carattere di fisicità, con l'aumento della descrizione soggettiva del mondo in cui viviamo che appartiene all'ambito della ricerca scientifica, sia di carattere trascendentale con la modificazione della nostra capacità di percepire il mondo e di controllare la nostra percezione affinché percepisca e non deliri.

Quando Aristotele dice:"Ma essa sola possiede entrambe queste prerogative, giacché da una parte tutti credono che dio è una delle cause ed è un principio, dall'altra dio solamente, o almeno in sommo grado, può possedere una siffatta scienza." sta proiettando sull'essere che chiama "dio" il delirio dell'assoluto della sua ragione. La ragione di Aristotele immagina che l'essere che chiama "Dio" sia in possesso di tutta la conoscenza che lei è cosciente di non avere. Solo che, una volta che la ragione di Aristotele riceve un'intuizione e sente la sensazione di "illuminazione", propria di ogni individuo che analizza le proprie sensazioni, si sente uguale al "Dio" che immagina.

Eppure i poeti, che secondo Aristotele hanno mentito, non hanno mai parlato dell'assolutezza degli Dèi, ma dei loro limiti nell'abitare il mondo anche se hanno presentato questi limiti imitando i limiti umani.

La metafisica è l'attrezzatura con cui l'uomo affronta l'immenso che lo circonda.

Che cosa significa "attrezzatura"?

Se tu pensi che l'uomo sia creato ad immagine e somiglianza di un Dio pazzo, cretino e deficiente, agisci affinché l'uomo, che puoi dominare, di solito nell'infanzia, sottometta la sua struttura emotiva, le sue scelte, i suoi desideri a quanto impone un Dio pazzo, cretino e deficiente. L'attrezzatura che gli hai fornito, lo porta a cercare la verità di un Dio pazzo, cretino e deficiente al quale si sente sottomesso e deferente. La verità che trova non è altro che la sua capacità di dare una definizione razionale al Dio pazzo, cretino e deficiente a cui è stato costretto a sottomettere le sue emozioni e la sua struttura psichica.

Se pensi che l'uomo sia divenuto in sé e per sé, agisci affinché l'uomo, che stai dominando, di solito l'infanzia, sia attrezzata di tutti gli strumenti possibili, culturali, emotivi, psicologici, e in generale della conoscenza, che tu hai maturato nel corso della tua esperienza lasciando in eredità i tuoi errori affinché loro, consapevole di questi, traggano beneficio non ripetendoli.

Quali menzogne dicono i cantori?

I cantori cantano una visione della realtà del mondo; ripeto: quali menzogne raccontano i cantori?

Se affermi, aprioristicamente, che un racconto, come quelli di Omero ed Esiodo, è menzogna, senza distinguere forma come rappresentazione, simbolo o sostanza, come puoi essere certo che il "Dio", che affermi che avrebbe il privilegio della conoscenza, non sia una menzogna?

A questo punto mi chiedo: Aristotele, che cosa mi stai spacciando?

Un uomo non potrà mai avere la conoscenza di un Dio perché le diverse nature, fra uomo e Dio, necessitano di conoscenze diverse, ma non per questo, né un uomo né un Dio, è autorizzato a non perseverare nella conoscenza raggiunta nel momento presente, in quanto, perseverare, è rispondere ai bisogni e alle necessità; il desiderio di ampliare la conoscenza per poter scegliere meglio nelle rispettive vite.

In questo modo abbiamo individuato il nodo sul quale divergono filosofia e metafisica.

La filosofia parte dal presupposto dell'esistenza di una verità di Dio da trovare mentre, la metafisica (quella che verrà definita come metafisica), parte per scoprire la realtà dell'uomo nella consapevolezza che gli Dèi stanno facendo altrettanto.

Fine Seconda parte

Marghera, 10 novembre 2025

 

 

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Ultima modifica ottobre 2025

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