e oggi come oggi noi guardiamo alle civiltà attuali, 2026, dobbiamo stabilire il punto di vista attraverso il quale iniziare a pensare al loro divenuto. Cristianesimo ed ebraismo non hanno contribuito a costruire l'attuale civiltà occidentale, intesa come democrazia stabilita dalle varie carte dei diritti dell'uomo, ma sono stati i nemici dei costruttori della civiltà attuale.
La situazione sociale è divenuta combattendo l'ideologia cristiana, i principi morali cristiani, l'assolutismo cristiano, il diritto ad imporre la schiavitù che il cristianesimo rivendicava come diritto di Dio. La guerra fra creazionismo ed evoluzionismo, che in altre parole è la responsabilità del soggetto, in quanto creato da Dio e, pertanto perseguibile, e l'evoluzionismo, che è la responsabilità delle condizioni oggettive in cui il soggetto si adatta, è sempre in atto perché il potere, dominato dai cristiani, non tollera di essere responsabilizzato nella sua attività criminale che costringe le persone ad adattarsi, ad adattare la propria struttura pulsionale, i propri bisogni, alle condizioni criminali che il potere cristiano impone agli uomini.
Il discorso generale sulla famiglia è sempre stato il discorso generale che ha preceduto ogni discorso sulla nascita della società.
Si è sempre ipotizzato che la società sia nata attraverso un processo di allargamento della famiglia, ma in realtà, queste ipotesi, nascono dall'immaginazione dell'uomo cristiano del XVIII e del XIX secolo.
Noi non sappiamo come siano nati i gruppi di uomini o famiglie. Questo perché non sappiamo come vivesse l'uomo dieci milioni di anni fa o cento milioni di anni fa. Noi possiamo proiettare ciò che siamo ora immaginando il passato; quando l'uomo era un piccolo topo, abitava in una società? Aveva relazioni con altri? Aveva costruito delle relazioni sociali? E questi modelli relazionali, come si sono trasformati e tramandati nel corso dei milioni di anni all'interno della specie? E come si sono modificati nei momenti di diversificazione delle specie?
La verità è che noi non sappiamo nulla del nostro passato, tendiamo ad immaginare e, a seconda di come lo immaginiamo, agiamo nel presente con convinzioni soggettive che pretendiamo di oggettivare. Si tratta di opinioni che si oppongono ad altre opinioni, troppo spesso arroganti ed assolutiste il cui scopo è pretendere di determinare il presente che stiamo vivendo.
Il disagio della civiltà di Freud appare come una risposta all'origine della famiglia e della proprietà privata di Engels.
Mentre Engels tratta il tema da un punto di vista della società; Freud vuole ridurlo tutto ad una condizione personale, individuale e psicologica.
La domanda chiave è: è il cambiamento sociale che modifica la struttura psichica delle persone, o è la struttura psichica delle persone che determina il cambiamento sociale?
A me appare evidente che i due cambiamenti hanno una relazione dialettica dove l'uno costringe l'altro e l'altro influenza l'uno costringendolo ad aggiustare il tiro per raggiungere, almeno in parte, gli obbiettivi di partenza; sempre che ci siano stati degli obbiettivi di partenza di alcuni soggetti che intendevano modificare la struttura sociale.
Pur trovando delle relazioni fra i due punti di vista, immediatamente appare chiaro che un punto di vista, quello di Engels, appartiene a condizioni evoluzioniste in cui la modificazione delle condizioni oggettive, prodotte dalla storia umana, che costringe i soggetti a processi di adattamento soggettivo; il punto di vista di Freud appartiene all'idea creazionista dove nulla si modifica, ma tutto è predeterminato da una volontà esterna all'uomo che, creando l'uomo, crea anche le società.
Scrive Freud sull'origine della società:
Ma anche se non possiamo eliminare del tutto il dolore, possiamo eliminarne una parte, e mitigarne un'altra; ce ne ha convinti un'esperienza di varie migliaia di anni. Diversamente ci comportiamo con la terza fonte, con la fonte sociale del dolore. Questa, non vogliamo riconoscerla, non riusciamo a comprendere perché le istituzioni da noi stessi create non debbano essere, invece, una protezione e un beneficio per tutti. Ad ogni modo, se riflettiamo su come ci sia riuscita male proprio questa parte della prevenzione del dolore, ci viene il sospetto che anche qui possa esserci dietro una parte di natura invincibile, questa volta la nostra stessa costituzione psichica.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 109
"L'uomo ha creato le istituzioni sociali" è come dire "Dio ha creato le istituzioni sociali", infatti, per ebrei e cristiani, ciò che è, è il frutto della volontà di Dio.
Chi ha creato il dolore sociale, dice Freud, sono gli uomini: sono gli uomini che hanno voluto il dolore?
Non la natura ha creato il dolore sociale, ma gli adoratori del Macellaio di Sodoma e Gomorra che hanno fatto del dolore sociale un modo per esaltare il loro Dio e sottomettere gli uomini.
A differenza di Freud, Engels cerca di capire il presente ipotizzando una "storia delle trasformazioni" dove qualcuno iniziò a farsi potere, padrone, e a sottomettere altre persone affinché lo servissero.
Scrive Engels sulla formazione della famiglia:
Ne derivò una disperata confusione cui poteva solo rimediarsi, e cui fu anche parzialmente rimediato, mediante il passaggio al diritto patriarcale. "Questo sembra in generale il passaggio più naturale" (Marx). Su quello che gli studiosi di diritto comparato ci sanno dire sul modo e la maniera con cui questo passaggio si compì tra i popoli civili del mondo antico (si tratta d'altronde quasi soltanto di ipotesi), cfr. M. Kovalevski: Tableau des origines et de l'évolution de la famille et de la propriété, Stoccolma, 1890. Il rovesciamento del matriarcato segnò la sconfitta sul piano storico universale del sesso femminile. L'uomo prese nelle mani anche il timone della casa, la donna fu avvilita, asservita, resa schiava delle sue voglie e semplice strumento per produrre figli. Questo stato di degradazione della donna come si manifesta apertamente, in ispecie tra i Greci dell'età eroica e, ancor più, dell'età classica, è stato poco per volta abbellito e dissimulato e, in qualche luogo, rivestito di forme attenuate, ma in nessun caso eliminato.
Engels, "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato", Editori Riuniti, 1963, pag. 84
E' evidente che anche usando Bachofen, in Engels è presente l'idea di divenire e di trasformazione del presente sociale da un precedente sociale. L'organizzazione sociale si trasforma e le cause della trasformazione sono indotte dalla necessità delle relazioni con l'ambiente a cui uomini e donne si adattano.
Engels, in relazione alle idee intellettuali dell'epoca, fa risalire la formazione del patriarcato dominante come evoluzione da una precedente struttura sociale matriarcale.
Freud non concepisce un divenire o una trasformazione. Ciò che lui è oggi, è ciò che era l'uomo antico, con minor conoscenza. Ciò che lui pensa, è ciò che avrebbe pensato l'uomo antico, "primitivo", se Freud fosse vissuto in quell'epoca. Ciò che pensa Freud dell'uomo antico è ciò che Freud penserebbe immaginando sé stesso che vive in quell'epoca.
Freud ha conoscenza della "selezione naturale", come esposta da Spencer, ma non riesce ad immaginare che l'uomo, prima della forma che lui definisce uomo, avesse un apparato psichico, emotivo e di intelligenza progettuale che Freud vuole ignorare salvo criminalizzare quando dice: "ci viene il sospetto che anche qui possa esserci dietro una parte di natura invincibile, questa volta la nostra stessa costituzione psichica".
La civiltà e le condizioni elencate da Freud non riguardano gli uomini, ma le condizioni esistenziali di coloro che si fanno "Dio". Non parla mai delle condizioni di operai o di miserabili, di contadini o di braccianti, di militari o di donne costrette a lavori umili per sopravvivere. Freud non parla mai della massa di uomini, ma solo degli uomini che si sono fatti "Dio padrone" e che necessitano della civiltà per vivere alle spalle di uomini costretti all'indigenza e alla sopravvivenza.
Davanti alle sofferenze degli uomini, Freud si ritrae inorridito.
Scrive Freud:
La felicità è invece qualcosa di estremamente soggettivo. Per quanto possiamo ritrarci inorriditi di fronte a certe situazioni, quella degli antichi schiavi delle galere, quella dei contadini nella guerra dei Trent'anni, quella delle vittime della Santa Inquisizione, quella degli ebrei in attesa del pogrom, resta per noi impossibile immedesimarci con queste persone, indovinare i cambiamenti che 1 ottusità originaria, l'abbrutimento progressivo, la cessazione delle speranze, le forme grossolane e sottili di narcotizzazione hanno provocato nella loro ricettività alle sensazioni di piacere e dolore. In caso di possibilità estreme di sofferenza, entrano in azione anche determinati meccanismi psichici che proteggono la psiche. Mi sembra inutile prolungarmi oltre su questo aspetto del problema.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 112
Che a Freud piaccia o meno, la civiltà è questa.
E' l'orrore che la massa delle persone è costretta a subire per mano di pochi che, identificandosi con Dio, hanno l'assoluta libertà di spargere dolore fra le persone per poterle dominare.
Freud si considera un eletto di Dio e si consola affermando che in situazioni estreme entrano in azione meccanismi psichici che, secondo lui, proteggono la psiche. Ovviamente, non ha provato a bruciare sul rogo né ha provato le torture inflitte in una civiltà il cui scopo è creare il disagio per dominare gli uomini.
Come si è formata la famiglia secondo Freud?
Qual è la relazione fra le violenze che gli uomini subiscono davanti alla quali Freud afferma "inutile prolungarsi" e la costruzione della famiglia e della proprietà privata che caratterizzano la civiltà che tanto disagio crea agli uomini?
Scrive Freud:
Presumibilmente la fondazione della famiglia coincise col fatto che il bisogno del soddisfacimento genitale non fece più la parte dell'ospite che compare all'improvviso da qualcuno e poi, una volta andatosene, per molto tempo non dà più notizie di sé, ma si stabilì presso di lui come inquilino fisso. Allora il maschio ebbe motivo di trattenere presso di sé la femmina o più generalmente gli oggetti sessuali; le femmine, che non volevano separarsi dai loro piccoli inermi, dovettero a loro volta, anche nell'interesse di questi ultimi, rimanere presso l'uomo, che era più forte. In questa famiglia primitiva notiamo ancora la mancanza di un tratto essenziale della civiltà. L'arbitrio del capo e padre era illimitato.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 122-123
Freud vede la formazione della famiglia come necessità di veicolazione della libido e la necessità del controllo della "stirpe di sangue", com'è nella tradizione ebraica e nella tradizione cristiana.
La stirpe di sangue porterebbe alla nascita della famiglia.
Sulla nascita della famiglia, Engels è molto più drastico, documentato e pragmatico.
Scrive Engels:
Nella forma semitica questo capofamiglia vive in poligamia, gli uomini non liberi hanno moglie e figli e il fine di tutta l'organizzazione è la custodia di armenti in un territorio delimitato. L'essenziale è costituito dall'incorporamento di non liberi e dalla patria potestà; perciò la forma tipica e compiuta di questa famiglia è la famiglia romana. La parola "familia" non esprime originariamente l'ideale del filisteo d'oggigiorno, fatto di sentimentalismo e di discordie domestiche; essa, presso i Romani, da principio non si riferisce affatto alla coppia unita in matrimonio, ma solo agli schiavi. "Famulus" significa schiavo domestico e "familia" è la totalità degli schiavi appartenenti ad un uomo. Ancora al tempo di Gaio (giurista romano II sec. d.c.) la "familia", "id est patrimonium" (cioè la parte ereditaria), era legata per testamento. L'espressione fu trovata dai Romani per caratterizzare un nuovo organismo sociale, il cui capo aveva sotto di sé moglie, figli, e un certo numero di schiavi sottoposti al potere patriarcale dei Romani, e col diritto di vita e di morte su tutti.
Engels, "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato", Editori Riuniti, 1963, pag. 85
La famiglia non si forma per le necessità libidiche. Non aveva senso che si formasse per quei motivi dal momento che non c'erano divieti o imperativi morali che limitassero le relazioni sessuali.
Anticamente non c'era il controllo sulla sessualità. La società non controllava le persone controllando il sesso. Questo fu introdotto con l'ebraismo prima, il platonismo in campo filosofico, oltretutto sollecitato dall'omosessualità diffusa che diventava ideale di amore in Platone (vedi simposio) emarginando la donna. Emarginazione e sottomissione della donna fatta propria dal cristianesimo che, con Luca, ha fatto del diritto di stuprare la donna, ad opera del suo Dio, il dovere della donna di lodare il proprio stupratore. Cosa che in Italia, dal punto di vista giuridico, ha dato vita all'istituto del "matrimonio riparatore" in vigore fino a pochi anni fa.
La famiglia si forma per necessità economiche, come adattamento alle condizioni nelle quali vivono gli uomini e non per questioni libidiche che appartengono solo all'immaginario dell'ebreo e del cristiano che immaginano due persone che si "sposano" per consenso davanti al loro Dio per una questione di sesso.
E' in questo modo che si forma la civiltà.
Altri popoli hanno, indubbiamente tradizioni diverse. In altri popoli la posizione della donna è diversa specialmente in quelle civiltà che, al momento degli scritti di Engels e Freud, erano sconosciute o poco conosciute.
Sta di fatto che il modello che emerge dalla civiltà di Roma Antica è il modello che, una volta distorto in un delirio assolutista, viene fatto proprio dai cristiani che lo porteranno ad essere il modello di relazioni fra uomini e donne in tutto il mondo aggiungendo un feroce controllo dell'attività sessuale delle persone, spesso, condannandole al rogo.
Una civiltà che nasce dal possesso di uomini e donne e, anziché svilupparsi uscendo dalla condizione di possesso dell'uomo sull'uomo, eleva il possesso dell'uomo sull'uomo a manifestazione della volontà di Dio è una civiltà che crea sofferenza. E' il Dio cristiano che ha voluto uomini schiavi e ha voluto uomini padroni di schiavi (vedi Paolo di Tarso e lettere apostoli).
Il disagio della maggioranza degli uomini nella civiltà è il prezzo che le società pagano per il benessere di un numero ristretto di persone. Il numero ristretto di persone identificano il proprio potere sulle altre persone con la volontà di Dio. Questo delirio è stato rappresentato molto bene il 13 aprile 2026 dal Presidente USA Trump pubblicando, sul suo social, la propria immagine nelle vesti di Gesù che guarisce un infermo attorniato dai simboli del super potere militare USA. Il potere si identifica con Gesù, con Dio, riservandosi il diritto all'impunità mentre ammazza le persone.
Il disagio degli uomini nella civiltà non è il disagio di tutti gli uomini della civiltà. Indubbiamente, la classe economico-sociale a cui Freud appartiene non soffre il disagio prodotto dalle condizioni economiche, ma può soffrire un disagio psicologico dovuto allo stridere fra educazione ricevuta e condizioni imposte dalla vita reale.
Quando Freud parlando della civiltà dice:
I motori mettono a sua disposizione forze gigantesche, di cui egli può servirsi come dei suoi muscoli in qualsiasi direzione, navi e aeroplani fanno sì che né l'acqua né l'aria possano ostacolare i suoi movimenti. Con gli occhiali egli corregge i difetti del cristallino nel suo occhio, col telescopio scruta spazi immensi, col microscopio supera i limiti che la struttura della retina assegna alla visibilità. Con la macchina fotografica ha inventato uno strumento che fissa le fuggevoli impressioni visive, cosa che il disco grammofonico gli fa per quelle altrettanto fuggevoli dell'udito, essendo in fondo le une e le altre materializzazioni della facoltà di ricordare di cui è stato dotato, cioè della sua memoria. Con l'aiuto del telefono sente a distanze che anche nelle favole sarebbero riconosciute come raggiungibili; la scrittura è originariamente il linguaggio dell'assente, la casa un surrogato del ventre materno, la prima dimora probabilmente ancor sempre agognata, in cui si era al sicuro e ci si sentiva tanto a proprio agio.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 114
E' ovvio che Freud parla dei pochi che nel suo tempo possono beneficiare di tali mezzi. Il contadino che invecchiando vede la vista diminuire, ai tempi di Freud, non si poteva permettere gli occhiali, Freud sì.
Lo stesso vale per le navi e gli aeroplani: molti schiavi e molti servi per il beneficio di pochi.
Pochi erano coloro che si potevano permettere il telefono o il grammofono.
Oggi come oggi, 2026, una grande massa di persone si possono permettere simili agi, ma una grande massa di persone, ancor oggi, fungono da schiavi, emarginati, persone sottopagate, senza tetto. In molti paesi, di questa civiltà, la miseria economica è tale che il disagio psichico delle persone benestanti appare semplicemente ridicolo.
Il disagio della civiltà è l'effetto dei molti che vivono nella sofferenza e nell'indigenza per permettere ai pochi di vivere nel benessere se non nell'abbondanza. Quando poi, chi vive nell'abbondanza deride e offende gli sforzi delle persone indigenti per costruirsi delle condizioni decenti di vita, allora, il disagio, nella civiltà cristiana, aumenta esponenzialmente.
Quando Freud dice:
La coesistenza umana diventa possibile solo se si trova una maggioranza che sia più forte di ogni singolo e faccia blocco contro ogni singolo. Il potere di questa comunità si contrappone poi come "diritto" al potere del singolo, che è condannato come "forza bruta". Questa sostituzione del potere del singolo con quello della comunità è il passo decisivo a favore della civiltà. La sua essenza consiste nel fatto che i membri della comunità si limitano nelle loro possibilità di soddisfacimento, laddove il singolo non conosceva restrizioni del genere.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 118
Freud identifica il singolo individuo "preistorico" con le caratteristiche del Dio della bibbia. La legge del più forte, del più prepotente, come il Dio ebreo e cristiano viene descritto nella loro bibbia.
La coesistenza umana diventa possibile quando le comunità civili trovano una maggioranza di persone che sia più forte del Dio della bibbia, o di chi si identifica in esso pretendendo di rappresentarlo in terra. Il Dio della bibbia è condannato come forza bruta. La sostituzione del potere del Dio della bibbia con quello della comunità è il passo decisivo che permette di percorrere un sentiero di civiltà.
I membri della comunità umana si limitano sempre alle loro possibilità di soddisfacimento dei desideri e dei bisogni a differenza del Dio dei cristiani e dei suoi seguaci che non riconoscono restrizioni di nessun genere al proprio delirio di onnipotenza.
L'uomo è decisamente migliore di come il Dio dei cristiani vorrebbe che fosse, per poterlo criminalizzare, sottometterlo e ucciderlo.
Scrive Freud:
Le imposizioni dei tabù costituirono il primo "diritto". La vita in comune degli uomini fu quindi fondata doppiamente dalla costrizione al lavoro creata dalla necessità esterna e dalla forza dell'amore per cui l'uomo non voleva perdere l'oggetto sessuale, la donna, e la donna la parte separatasi da lei, cioè il figlio. Eros e Ananke divennero così anche i progenitori della civiltà umana. Il primo successo della civiltà fu che ora anche un numero piuttosto grande di uomini poté vivere in una comunità.
E poiché qui le due grandi forze operavano insieme, ci si poté aspettare che l'ulteriore sviluppo si compisse facilmente nel senso sia di un sempre maggior dominio del mondo esterno sia di un ulteriore aumento del numero degli uomini che vivevano in comunità. Non è neanche facile capire come questa civiltà potesse agire sui suoi membri diversamente che rendendoli felici.
Prima di continuare, per stabilire da dove possa provenire un disturbo, lasciamoci distogliere dal riconoscimento dell'amore come una base della civiltà, per colmare una lacuna di una precedente discussione. Abbiamo detto che l'aver sperimentato che l'amore sessuale (genitale) dà all'uomo i più forti soddisfacimenti e gli fornisce in realtà il modello di ogni felicità, deve aver indotto l'uomo stesso a cercare la felicità e la soddisfazione della vita anche in seguito nel campo dei rapporti sessuali, a mettere al centro della vita l'erotismo genitale. Abbiamo continuato dicendo che in questo modo ci si è resi, in maniera preoccupante, dipendenti da una parte del mondo esterno,
ossia dall'oggetto sessuale prescelto, esponendosi alle più forti sofferenze, qualora si venga da quest'ultimo rifiutati o lo si perda per infedeltà o morte.
I saggi di ogni tempo hanno perciò sconsigliato nel modo più energico di incamminarsi su questa strada; ciò nondimeno essa, per un gran numero di uomini e donne, non ha perduto le sue attrattive.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 123-124
Freud si dedica a favorire l'infelicità dell'uomo.
Le imposizione dei tabù, come dice Freud, creano una scissione sociale fra i soggetti che impongono i tabù e i soggetti che quei tabù sono tenuti a rispettarli, spesso sotto minaccia di morte.
Questa scissione, fra i membri di una società, è alla base della creazione del disagio sociale, dell'infelicità, in quanto o i divieti servono all'uomo per vietare che qualcuno lo renda schiavo, e ciò non è mai stato, nemmeno nell'epoca in cui Freud scrive vista la quantità di schiavi e lavoratori impossibilitati a contrattare il valore della loro forza lavoro, o servono per creare dolore, sottomissione e schiavitù.
Non si impone un tabù, un divieto, ai cristiani affinché non aggrediscano le donne che vogliono abortire; si impone un tabù, un divieto, affinché le donne non possano abortire o possano abortire solo in determinate condizioni.
Il tabù, considerato da Freud, è il tabù imposto dal Dio della bibbia ad Adamo ed Eva affinché non mangino dall'albero della conoscenza e non diventino come lui: degli Dèi. Violato quel tabù imposto dal Dio della bibbia, e,questo vigliacco, scaccia Adamo ed Eva affinché non colgano e non mangino dall'albero della vita per vivere in eterno.
Il tabù che usa Freud è il tabù della bibbia, ma anziché identificare i tabù con le farneticazioni del suo Dio padrone onnipotente, vuole far credere che questi tabù siano dovuti a condizioni sociali, quasi fossero naturali, anziché ad imperativi propri della religione ebraica e cristiana.
Eros e Ananke non sono i progenitori della civiltà umana; Eros è la vita, quanto distingue l'Essere vivente da un cadavere, e Ananke, letteralmente è "necessità di combattere", indica la necessità dei soggetti di affrontare le condizioni e le contraddizioni nella loro esistenza.
La sessualità degli Esseri della Natura è un insieme di Eros, emozione, che genera la vita, e Necessità come forza di persistenza e di trasformazione della vita stessa.
Rinunciare alla sessualità significa rinunciare alla vita. Suicidarsi, anche se il suicidio non appare immediato come chi si getta da un palazzo di venti piani.
Le comunità, le o la civiltà degli uomini, hanno prosperato per milioni e milioni di anni in un perenne adattamento fra la necessità imposta dalle condizioni della vita e una continua ricerca di felicità.
Poi arrivò Pitagora, Platone, gli ebrei, gli stoici, i neoplatonici e, infine, i cristiani che criminalizzarono la sessualità degli uomini, emarginarono le donne nella società rendendole schiave, ed esaltarono l'amore omosessuale oppure, più astutamente, lo condannarono per riservarsene e trasformarono l'amore per i giovani in pederastia violentando anche bambini e bambine di pochi anni. Loro divennero il padre che possedeva e violentava i suoi figli, come indicato dalla bibbia degli ebrei (vedi che manca nei rapporti sessuali vietati).
Certamente l'uomo è dipendente dal mondo esterno. Sono le condizioni del mondo esterno che hanno generato la vita e la vita è divenuta per diversificazione. Da questa diversificazione, indotta dalle condizioni esterne in relazione alla necessità soggettive, è nata la diversificazione delle specie che ci ha portato ad essere ciò che oggi siamo e che, contemporaneamente ci permette di avere in noi tutte le condizioni emotive che la nostra specie ha costruito fin da quando abitava, infimo oggetto, in quell'ipotetico "brodo primordiale".
Ogni Essere della Natura vive di relazioni. Solo i cristiani e gli ebrei distruggerebbero l'intero mondo perché il mondo li infastidisce limitando il delirio della loro onnipotenza.
Freud, nel suo assolutismo, chiama "oggetti sessuali prescelti" come se spesso tali "oggetti sessuali prescelti" non fossero persone, ma soltanto oggetti d'uso da parte di chi li possiede. Come se non ci fosse una relazione reciproca, ma solo una relazione di un soggetto che possiede l'altro che vive passivamente la relazione.
E a questo punto, Freud dimostra la sua vera natura: lui è il Dio onnipotente.
Anziché indicare come criminali coloro che tentano di censurare la sessualità dell'uomo, li chiama "saggi". I criminali di ogni tempo chiamati "saggi" da Freud: "I saggi di ogni tempo hanno perciò sconsigliato nel modo più energico di incamminarsi su questa strada" bloccando la soddisfazione dei bisogni sessuali. In questo modo si formano le nevrosi e altri disagi che tanto piacciono a Freud.
Uno di questi criminali era Paolo di Tarso, un individuo sessualmente impotente che ha elevato la sua impotenza a modello religioso che l'organizzazione criminale dei cristiani ha imposto a tutti gli uomini e le donne della civiltà. Ha contribuito a devastare ogni civiltà in nome dell'assoluto controllo della sessualità dell'uomo in nome e per conto del suo Dio.
Freud all'amore, inteso come rapporto di relazione fra l'uomo e il mondo, contrappone l'amore per Dio che include l'odio per gli uomini. Per fare un esempio di questo, Freud usa quel criminale che va sotto il nome di Francesco d'Assisi.
Scrive Freud:
Queste persone si rendono indipendenti dal consenso dell'oggetto spostando il valore principale dall'essere amati al proprio amare; si proteggono contro la perdita dell'oggetto riversando il loro amore non su soggetti singoli, ma su tutti gli uomini in ugual misura; ed evitano le oscillazioni e delusioni dell'amore genitale distogliendosi dalla meta sessuale perseguita e trasformando la pulsione in un impulso con meta inibita. Quello che in questa maniera riescono a creare in sé, lo stato di un sentire "isolibrato", inalterabile, delicato, non ha più molta somiglianza esterna con la vita tempestosa dell'amore genitale, da cui pur deriva.
San Francesco d'Assisi è stato forse colui che ha spinto al massimo questo sfruttamento dell'amore per il sentimento intimo di piacere. Quella che noi riconosciamo come una delle tecniche per l'attuazione del principio di piacere è stata anche in molti modi messa in rapporto con la religione, con la quale essa è connessa in quelle remote regioni dove la distinzione dell'io dagli oggetti e degli oggetti fra loro viene trascurata.
Una considerazione etica, la cui motivazione profonda ci diverrà palese in seguito, vuole vedere in questa apertura all'amore universale degli uomini e del mondo l'atteggiamento più alto a cui l'uomo può elevarsi. Noi vorremmo già qui affermare due nostre riserve principali. Un amore che non sceglie ci sembra perda una parte del proprio valore, in quanto fa torto all'oggetto. E poi: non tutti gli uomini meritano di essere amati.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 124-125
Persone che rinunciano all'amore sessuale con altre persone si renderebbero, secondo Freud, indipendenti dall'oggetto esterno spostando il valore principale dell'essere amati al proprio amore nei confronti di tutti gli uomini in ugual misura.
Ovviamente, Freud sta vagheggiando o, se preferite, farneticando.
Freud trasferire l'idea della propaganda ebraica e cristiana, secondo cui "Dio ama tutti gli uomini", nella condizione in cui "alcuni uomini amano tutti gli uomini" dimenticando la condizione narcisistica in cui Dio ama sé stesso e pretende, con la violenza che gli uomini lo amino perché lui chiama "amore" il suo desiderio di possedere e sottomettere gli uomini.
La condizione di narcisismo estremo è quanto pervade Francesco d'Assisi. Francesco d'Assisi ama "Dio" che non è altro che la propria immagine proiettata in un assoluto immaginario. Amando Dio, odia gli uomini che non amano Dio o che, come lui, non si sacrificano per Dio che è egli stesso.
Il "sentire isolibrato" è un sentirsi isolati provando un senso di solitudine interiore. E' una condizione dolorosa in cui ci si percepisce disconnessi dalle altre persone e si rivolgono le proprie emozioni ad un oggetto immaginario, "Dio". E' una condizione che avvolge persone socialmente incomprese e prive di "supporto emotivo" anche quando si è circondati da persone. incompresi o privi di supporto emotivo, anche quando si è circondati da persone. E' uno stato prodotto dalla mancanza di relazioni che costringe l'individuo a vivere in una dimensione immaginaria, immaginifica, capace di alleviare le sue sofferenze.
Francesco d'Assisi viveva in questa situazione di malattia psichica: amava Francesco d'Assisi con cui definiva il suo Dio e odiava gli uomini. Come il Dio della bibbia.
Appare strano che Freud, avendo studiato il narcisismo, non è in grado di riconoscerlo quando questo si esprime nei suoi modelli ideali.
Ed è proprio dell'ideologia ebraica l'affermazione di Freud secondo cui "non tutti gli uomini meritano di essere amati". infatti, gli ebrei stanno sterminando i palestinesi.
Scrive Bonaventura da Bagnoreggio:
Ormai ben radicato nell'umiltà di Cristo, Francesco richiama alla memoria l'obbedienza di restaurare la chiesa di San Damiano, che la Croce gli ha imposto. Vero obbediente, ritorna ad Assisi, per eseguire l'ordine della voce divina, se non altro con la mendicazione. Deposta ogni vergogna per amore del povero Crocifisso, andava a cercar l'elemosina da coloro, con i quali un tempo aveva vissuto nell'abbondanza, e sottoponeva il suo debole corpo, prostrato dai digiuni, al peso delle pietre. Riuscì così, a restaurare quella chiesetta, con l'aiuto di Dio e il devoto soccorso dei concittadini. Poi, per non lasciare intorpidire il corpo nell'ozio, dopo la fatica, passò a riparare, in un luogo un po' più distante dalla città, la chiesa dedicata a San Pietro, spinto dalla devozione speciale che nutriva, insieme con la fede pura e sincera, verso il Principe degli Apostoli.
Bonaventura da Bagnoreggio, "san Francesco d'Assisi", Orsa Maggiore editrice, 1991, pag. 26
L'amore per Dio di Francesco d'Assisi è cosa diversa dall'amore per gli uomini. Per Dio si sacrifica. Per Dio chiede l'elemosina. Per Dio lavora per riparare una chiesa.
Tutto per Dio, nulla per gli uomini.
Francesco d'Assisi ama sé stesso e si eleva ad immagine di Dio che veicola nel mondo fra gli uomini affinché gli uomini, venerando il Dio di cui lui si fa portavoce, in realtà, venerino Francesco d'Assisi.
Il narcisismo è innamoramento di sé stessi e per il narciso diventa inconcepibile che altri non amino sé stesso. E' disposto a tutto. Anche a vivere in una miseria apparente che serva per attirare l'attenzione.
Freud non esita a giustificare la repressione sessuale che la civiltà mette in atto in nome del Dio della bibbia e del Gesù di Nazareth. La giustifica come necessità della civiltà di sottrarre "energia psichica" alle persone per un proprio uso privato: come se le persone fossero (o siano) vacche da mungere per favorire una civiltà rispetto alla quale loro sono gli schiavi.
Freud fa una trattazione apparentemente "asettica" dei comportamenti della civiltà nei confronti delle persone e vuole ignorare la drammaticità e le conseguenze dei comportamenti della civiltà (dei cristiani e degli ebrei contro i cittadini) nella creazione della sofferenza e del disagio sociale.
Scrive Freud:
Sappiamo già che la civiltà segue in ciò la costrizione imposta da una necessità di economia, dovendo sottrarre alla sessualità una grossa parte di energia psichica, che adopera per conto suo. In questo caso la civiltà si comporta rispetto alla sessualità come una stirpe o uno strato della popolazione che ne abbia sottoposto un altro al suo sfruttamento. Il timore di una sollevazione dei repressi spinge all'adozione di severe misure precauzionali. La nostra civiltà europeo-occidentale si dimostra un culmine di un tale sviluppo. Psicologicamente è senz'altro giustificato che in tal modo essa metta al bando fin dall'inizio le manifestazioni della vita sessuale infantile, giacché non c'è speranza di arginare le voglie sessuali degli adulti se non si è cominciato a farlo già nell'infanzia. Invece non si può in nessun modo giustificare che una società civile arrivi anche al punto di negare questi fenomeni, facilmente dimostrabili e anzi appariscenti. La scelta dell'oggetto da parte dell'individuo sessualmente maturo viene ristretta al sesso opposto, mentre la maggior parte delle soddisfazioni extragenitali vengono vietate come perversioni. Pretendere, come diventa chiaro da questi divieti, che la vita sessuale sia la stessa per tutti è cosa che non tiene conto delle disuguaglianze nella costituzione sessuale innata e acquisita delle persone e taglia fuori una parte notevole di esse dal godimento sessuale, divenendo fonte di grave ingiustizia. L'effetto di queste misure restrittive potrebbe poi essere che in coloro che sono normali, e che non sono costituzionalmente impediti, ogni interesse sessuale affluisca senza perdite nei canali lasciati aperti. Ma ciò che non è stato messo al bando, l'amore genitale eterosessuale, viene ulteriormente pregiudicato dalle limitazioni della legittimità e della monogamia. La civiltà attuale dà chiaramente a intendere che vuole permettere i rapporti sessuali soltanto sulla base di un'unione unica e indissolubile tra un uomo e una donna, che non accetta la sessualità come fonte di piacere autonoma e che è disposta a tollerarla soltanto come mezzo, finora insostituibile, per la riproduzione della specie.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 127-128
La violenza che la società mette in atto contro la sessualità delle persone viene, da Freud, letta come una necessità sociale. La necessità di controllo delle persone.
"Il timore di una sollevazione dei repressi spinge all'adozione di severe misure precauzionali". La civiltà costruisce repressione psico-emotiva nelle persone e reprime militarmente i comportamenti delle persone, che tendono ad uscire dalla repressione subita, per mantenere il controllo della popolazione repressa.
Una parte di popolazione non è sottoposta a tali violenze; può liberamente mettere in pratica la propria sessualità, ma non prima di aver subito la repressione durante l'infanzia e l'essere stato costretto a veicolare la propria sessualità nel dominio e nel possesso dell'altro in quanto reso incapace di avere rapporti dell'altro come persona.
La violenza contro l'infanzia è atroce. La masturbazione infantile viene violentemente punita. Per contro, l'adulto ha il diritto di stuprare bambini e bambine in quanto costoro non sono cittadini, ma solo oggetti di possesso e, come tali, oggetti d'uso.
Freud non prende in considerazione la proprietà privata dei figli ridotti ad oggetti. Per lui è normale che i bambini sino come bestiame da costringere in comportamenti morali predefiniti.
Non è solo la bibbia, ma lo stesso Platone che afferma come i bambini debbano essere costretti affinché siano utili alla sua Repubblica,
Le persone sono diverse, l'una dall'altra, e, ad una manipolazione mentale diffusa e imposta, rispondono spesso in maniera diversa. Se sottometti le persone, non tutte le persone rimangono sottomesse, una percentuale non piccola di persone anela a diventare colui che sottomette prendendo il posto dei suoi stessi aguzzini.
La civiltà di Freud permette i rapporti sessuali soltanto finalizzati alla riproduzione. Finalizzati a produrre schiavi che facciano funzionare la civiltà stessa.
Il proletario non è colui la cui ricchezza sono i figli, ma è colui che genera figli per arricchire la società. Come le mucche fanno i vitelli che arricchiscono i proprietari di bovini, così i proletari fanno figli per arricchire i gestori della civiltà.
Certo, dice Freud, sembra quasi che uno strato della popolazione sfrutti un altro strato della popolazione: ai suoi tempo era sfruttamento delle classi sociali. Oggi, che le classi sociali non esistono, la repressione sessuale, anche se viene ancora esercitata dai cristiani, i preti cattolici in Italia, la sua incidenza sulla formazione dell'infanzia è notevolmente diminuita.
Lo stesso vale per i rapporti sessuali e gli obblighi sociali imposti. Ma, di questo argomento ne parlerò quando e se tratterò Reich.
In tutto quanto si è letto per il "Il disagio della civiltà" non ci sono passi, se non vaghi accenni, al fatto che la società costruisce e veicola le tensioni emotive di ogni nuovo nato spesso in aperto contrasto con la sua struttura pulsionale.
Le pulsioni vanno represse. Quanto la specie ha costruito in milioni di anni, come percezione del mondo e capacità di rispondere ai fenomeni del mondo, viene aggredito nell'individuo affinché si produca un individuo funzionale alla società in cui vive.
Se si può ritenere che Freud, come tutti, parte a formulare le sue teorie partendo dal livello scientifico e di conoscenza proprio del suo tempo, come sempre accade, le persone comuni non prendono mai in considerazione la relazione fra formulazione dell'idea e oggettività culturale, ma quell'idea, quel modo di pensare una realtà soggettivamente percepita, viene trasformata in una "verità" da riprodurre fuori da quel contesto culturale e da opporre ad altre formulazioni che vanno contrastate.
Freud ha un'educazione ebrea e cristiana. Nei suoi scritti considera la religione ebrea e cristiana come l'essenza della civiltà e non come i responsabili del disagio delle società e dei problemi che gli uomini vivono e che, spesso, sono costretti a superarli con la violenza.
Scrive Freud:
Per tutto il resto mi pongo dunque dal punto di vista secondo il quale l’aggressività è una disposizione pulsionale originaria e indipendente dell’uomo, e tomo a dire che la civiltà trova in essa l’ostacolo più coriaceo. A un certo punto, nel corso della presente indagine, si è venuta affermando l’idea che la civiltà rappresenta un processo particolare che si compie nell'umanità, e noi ci atteniamo ancor sempre a questa idea. Aggiungiamo che si tratta di un processo al servizio dell'Eros, che mira a riunire singoli individui umani, poi famiglie e quindi stirpi, popoli e nazioni, in una grande unità: il genere umano. Non sappiamo perché ciò debba accadere: questa sarebbe appunto l’opera dell’Eros. Questi gruppi umani devono essere legati tra loro libidicamente; la necessità soltanto, i vantaggi della comunanza di lavoro non basteranno a tenerli uniti. A questo programma della civiltà si oppone però la naturale pulsione aggressiva degli uomini, l’ostilità di ciascuno contro tutti e di tutti contro ciascuno. Questa pulsione aggressiva è figlia e principale rappresentante della pulsione di morte, che abbiamo trovato accanto all’Eros e che si divide con esso il dominio del mondo.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 143-144
Che la vita richieda determinazione per affrontare le condizioni e le contraddizioni dell'esistenza, questo è accettabile, ma che Freud non distingua fra la pulsione che spinge l'individuo a risolvere i suoi problemi esistenziali, dalla sua veicolazione nella violenza distruttiva educazionalmente imposta dall'ebraismo e dal cristianesimo ad ogni individuo della società, sia per dominare la società che per criminalizzarlo al fine di dominarlo, mi suona come un'offesa e un'ingiuria nei confronti di uomini e donne che hanno tentato di costruire il futuro sociale combattendo la violenza del cristianesimo e dell'ebraismo.
La necessità di giustizia degli uomini richiede altrettanta determinazione di quanta gli uomini mettono in atto per ridurre altri uomini in schiavitù.
Non riuscire a distinguere fra la pulsione, che spinge uomini e donne ad affrontare le condizioni della loro vita, dalla manipolazione che quella pulsione subisce mediante la violenza educazionale finalizzata a imporre al bambino una fede, una morale, un credo religioso assolutista, è il grande insulto che la psicoanalisi ha fatto agli uomini in nome dell'assolutismo ebreo e cristiano.
Eros pervade l'uomo, le donne e ogni altro Essere della Natura che veicola il proprio desiderio nel mondo cercando frammenti di benessere e di felicità. Parafrasando una nota di Freud, si può dire che Eros partecipa ad ogni manifestazione della vita degli Esseri della Natura, ma non tutte le manifestazioni della vita sono manifestazioni sessuali.
La civiltà non è altro che un processo di aggregazione di individui. L'aggregazione avviene per le necessità soggettive. La necessità di aggregarsi è una condizione in vissuti antichi di milioni di anni. Le aggregazioni possono essere state più o meno grandi, ma solo con l'avvento dell'ebraismo e del cristianesimo (preceduti da Platone che, comunque, nel suo tempo era un fallito) la necessità della manipolazione mentale dell'infanzia si fece impellente per il dominio e il controllo della civiltà.
Prima dell'avvento del cristianesimo e dell'ebraismo c'erano le civiltà, ma non necessitavano dell'azione della manipolazione della struttura emotiva delle persone in quanto le civiltà si basavano sulle necessità di vita delle persone.
Indubbio che a Roma, prima dell'arrivo dei cristiani, c'erano delle regole morali da rispettare, ma nessuno diceva alle persone come dovevano o potevano fare sesso, né si frustavano i bambini che si masturbavano.
La violenza viene fatta dal cristianesimo e dall'ebraismo sull'infanzia. Il padre e la madre non sono modelli che il neonato assume come esempi da imitare; sono coloro che terrorizzano il neonato e lo costringono alla sofferenza affinché si adatti alla morale e al comportamento che loro impongono. In alternativa, dal momento che il bambino subisce l'educazione ebrea e cristiana, identificandosi con Dio che domina il mondo, mette in atto strategie adattative per dominare il padre, la madre, i compagni.
I genitori che provocano dolore nei figli, affinché si adattino alle regole morali, creano nei figli la necessità psicologica di rimuovere quell'ostacolo. I figli che hanno desiderio di ammazzare i genitori nascono con l'ebraismo e il cristianesimo. Non sono i figli innamorati della madre, ma sono i figli che vogliono sbarazzarsi del Dio padrone che viene identificato con il padre.
Non siamo davanti al complesso di Edipo che, ammazzato accidentalmente il padre, ignaro, sposa la madre. Siamo davanti al complesso di Isacco che desidera uccidere il padre Abramo pronto a uccidere Isacco per far piacere al suo Dio. Il nemico di Isacco è Dio-padre, Abramo. Non si tratta di un "complesso", ma di una necessità di sopravvivenza dal momento che Dio-padre è disposto a distruggere l'umanità pur di riaffermare il proprio dominio.
Il "senso di colpa" nasce dallo stridere, nella struttura emotiva del bambino, fra il desiderio di annientamento del dominio che vuole sottometterlo imponendogli obbedienza e la gratitudine nei confronti del padre che, comunque, gli consente di vivere, di crescere e di abitare il mondo. La contraddizione fra il padre che si fa Dio e violenta il figlio per sottometterlo alla morale e il padre che come uomo aiuta il figlio nella crescita, crea il conflitto che porta alla nascita di quel senso di colpa che, una volta imposto nell'individuo, gli impedisce tutta una serie di scelte che avrebbe potuto fare nella sua vita, ma che proprio per il senso di colpa, non gli è stato possibile fare.
Freud è come quel tribunale che, processando gli stupratori di una donna, anziché esecrare la violenza contro la donna, mette in atto critiche offensive sui comportamenti della donna a giustificazione degli stupratori.
Scrive Freud:
Non possiamo prescindere dall’ipotesi che il senso di colpa dell'umanità provenga dal complesso di Edipo e fosse acquisito con l'uccisione del padre da parte dei fratelli alleati. Allora l'aggressione non fu repressa ma eseguita, ed era la stessa aggressione la cui repressione nel bambino sarebbe all’origine del senso di colpa.
Freud, Il disagio della civiltà, Newton Editore, 2010, pag. 153
Il senso di colpa nell'individuo nasce per non aver ammazzato il Dio degli ebrei e dei cristiani. Il senso di colpa di Isacco nasce dal fatto che Isacco non ha ammazzato Abramo né il Dio di Abramo: è il senso di colpa per aver trasformato l'umanità in eunuchi asserviti a Dio.
Padre, padrone, Dio-padre, hanno la medesima radice perché uguale è l'odio che nutrono per i loro stessi figli che devono essere trasformati in servi obbedienti affinché diventino: "i bastoni della loro vecchiaia".
Il bambino sa che deve imparare, ma davanti ad un adulto che svilisce e deride i suoi sforzi di apprendimento nasce il disprezzo del bullizzato nei confronti del bullo.
Freud ha consegnato la psicoanalisi ai distruttori dell'infanzia affinché si perfezionino a distruggere l'infanzia stessa in nome della morale del suo Dio
Freud, non avendo analizzato come la manipolazione mentale del circuito parentale agisce sul bambino, ha lasciato spazio alle polemiche con i cristiani che, allarmati dalla novità sociale portata da Freud, lanciano le loro invettive in difesa di un sistema religioso il cui unico scopo è la violenza sull'infanzia. Una violenza psicologica che si traduceva spesso in stupro fisico per il piacere di chi riteneva di possedere i bambini.
I questo senso psicoanalisti cristiani possono dire:
Qui, come altrove, la psicanalisi vuole verificare le pretese ideologiche dell’io, riportandole al contenuto inconscio. Tutte le qualità di Dio - onnipotenza, unicità, eternità, bontà - hanno un significato "economico" per la vita pulsionale dell’uomo, così come le qualità che l’uomo riconosce all’oggetto del suo amore non sono dei semplici pensieri ma impegnano il suo corpo e la sua affettività profonda. Freud si spinge evidentemente assai avanti nella lotta contro tutto ciò che noi possiamo chiamare idealismo. In religione, non meno che altrove, Freud non ammette un finalismo propriamente ideale. Questo partito preso estremo si manifesta sin nella definizione ristrettiva che egli dà della religione.
Da: Huber Vergote/Piron, La psicoanalisi scienza dell'uomo, Borla Editore, 1968, pag. 204
Le qualità di Dio, "onnipotenza, unicità, eternità, bontà nel macellare l'umanità" sono esattamente i principi psichici che agiscono nella manipolazione mentale dell'infanzia ad opera del cristianesimo e dell'ebraismo.
La nascita dell'individuo narcisista, che ama sé stesso proiettando sé stesso nel Dio che descrive, impegnano tutti i suoi pensieri e tutti i movimenti del suo corpo. Freud non trova elementi idealistici nelle persone che il cristianesimo e l'ebraismo ha fatto ammalare, ma non è nemmeno in grado di individuare i confini psichici fra la malattia imposta e ciò che non sarebbe stato malattia se non ci fosse stata la manipolazione mentale.
Questo perché i confini non ci sono. La manipolazione mentale dell'infanzia cancella ogni altra possibilità e l'individuo manipolato, anche se esprime i rancori per essere stato manipolato, non può far altro che vivere all'interno della manipolazione subita e riprodurre i modelli di pensiero che la manipolazione ha imposto alla sua struttura emotiva.
La vita non ha un finalismo. La vita ha come fine quello di vivere e di espandersi nell'oggettività in cui è venuta in essere.
Il senso di colpa dell'uomo è quello di non aver ammazzato Dio e di aver permesso al padre di imporgli regole morali che gli creano sofferenza. La colpa di Freud è quella di non aver ammazzato il suo Dio, ma di averlo ritenuto necessario per la civiltà permettendo alla civiltà di alimentare la sofferenza dei molti per il benessere dei pochi.
Marghera, 17 aprile 2026
Fine della riflessione su "Il disagio della civiltà" di Freud - Riflessioni sul terzo volume della Teoria della Filosofia (Ottava sezione).
Nel terzo volume della Teoria della Filosofia Aperta
Carl Gustav Jung (1875 - 1961)
a) La teorizzazione dell'inconscio da parte di Jung: implicazioni psicoanalitiche e sociali
Sigmund Freud (1856- 1939)
a) Sigmund Freud e la teorizzazione dell'inconscio in Io, Es e Super-io
James Hillman (1926 - 2011)
a) Anima Mundi
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Claudio Simeoni
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Ultima modifica ottobre 2025
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