La psicoanalisi è un aspetto della filosofia metafisica
Terza parte
Metafisica e l'Io nella psicologia di massa

di Claudio Simeoni

Metafisica

In "Psicologia di massa e analisi dell'Io", Freud utilizza come base di partenza per il proprio discorso "Psicologia delle folle" di Gustave Le Bon e, per le mie riflessioni intendo usarlo anch'io anche se dal 1921, in cui lo usò Freud al 2026 in cui lo uso io, la situazione è notevolmente cambiata. Ci sarebbero altri testi da usare, ma le affermazioni di Le Bon e di Freud, proprio per la loro elementarità sono tutt'ora usate sia da Istituzioni che da alcuni ambienti politici e sociali.

Io non riprendo le citazioni di Le Bon da Freud, ma prendo le stesse citazioni da un testo diverso pubblicato dalla TEA nel 2007.

Freud cita Le Bon che scrive:

Ciò che più ci colpisce di una folla psicologica è che gli individui che la compongono - indipendentemente dal tipo di vita, dalle occupazioni, dal temperamento o dall'intelligenza - acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di appartenere alla folla. Tale anima li fa sentire, pensare ed agire in un modo del tutto diverso da come ciascuno di loro - isolatamente - sentirebbe, penserebbe ed agirebbe.
Certe idee, certi sentimenti nascono e si trasformano in atti soltanto negli individui costituenti una folla. La folla psicologica è una creatura provvisoria, composta di elementi eterogenei saldati assieme per un istante, esattamente come le cellule di un corpo vivente formano, riunendosi, un essere nuovo con caratteristiche ben diverse da quelle che ciascuna di queste cellule possiede.

Le Bon Gustave, "Psicologia delle folle", Editore TEA, 2007, pag. 49-50

Freud commenta il questo modo l'affermazione di Le Bon:

Ci permettiamo d'interrompere con i nostri commenti l'esposizione di Le Bon e cominciamo col notare quanto segue: dato che gli individui che fanno parte di una folla sono fusi in una unità, deve senz'altro esserci qualcosa che li unisce gli uni agli altri, e può darsi che questo qualcosa sia proprio ciò che caratterizza la folla. Lasciando senza risposta questo interrogativo, Le Bon passa ad occuparsi delle modificazioni che l'individuo subisce nella folla e le descrive in termini che si accordano con i principi fondamentali della nostra psicologia dell'inconscio.

Freud Sigmund, Psicologia collettiva e analisi dell'Io, in Opere 1905-1921, Editore Newton, 1992, p. 1142

In effetti, le affermazioni di Le Bon sono assolutamente generiche. Che cosa induce le persone a farsi folla? A farsi massa? E perché Le Bon afferma che gli individui, che diventano folla, assumono caratteristiche diverse?

Si tratta delle domande chiave che chi non ha partecipato a quella folla, non solo non ha le risposte, ma eventuali risposte appartengono all'ambito dell'immaginazione di colui che è spettatore delle azioni della folla.

Cominciamo a dire che gli individui diventano folla, massa, quando individualmente non sono in grado di risolvere i problemi che li attanagliano. Facendosi folla immaginano di poter affrontare i loro problemi individuali in forma collettiva o, quanto meno, di trarre soddisfazione da azioni contro coloro che reputano responsabili dei loro problemi individuali.

L'oggettivazione della soggettività è un meccanismo attraverso il quale l'individuo pensa la società in cui vive. Si tratta di un modello di pensiero imposto educazionalmente. Dal momento che l'uomo, ogni uomo, è creato da Dio a sua immagine, anche ciò che immagina, desidera o pensa come possibile, è ciò che immagina come desiderio e come possibile nelle altre persone.

L'individuo che Le Bon interpreta come "folla" è sempre il soggetto individuale che, all'interno di una massa, per un qualche fine, riconosce sé stesso come Dio creatore nella massa e, attraverso questo riconoscimento, agisce nella massa, sollecita la massa, ricevendo la soddisfazione come Dio creatore che muove la massa.

Questo sentire rimane individuale. E' individuale per tutti gli individui che partecipano a quella che Le Bon definisce "folla". E' il sentimento di onnipotenza di Dio veicolato da chi, fino a ieri, si sentiva impotente nel poter affrontare i problemi della propria esistenza mentre, ora, molti individui insieme, spingono per rimuovere ostacoli alla sua e loro esistenza.

Scrive Le Bon:

Si può constatare facilmente quanto l'individuo immerso in una folla differisca dall'individuo isolato. Ma è assai meno facile scoprire le cause di tale differenza. Per arrivare a intravederle, bisogna ricordare anzitutto una scoperta fatta dalla psicologia moderna: che i fenomeni inconsci svolgono una parte preponderante non soltanto nella vita organica, ma anche nel funzionamento dell'intelligenza. La vita consapevole dello spirito ha una parte minima rispetto alla vita inconsapevole di esso. L'analista più sottile, l'osservatore più penetrante arriva a scoprire soltanto una piccola parte dei motivi inconsci da cui egli stesso è guidato. I nostri atti coscienti derivano da un substrato inconscio formato soprattutto da influenze ereditarie. Questo substrato racchiude gli innumerevoli residui ancestrali che costituiscono l'anima della razza. Nei nostri atti, dietro alle cause da noi confessate, ve ne sono di segrete da noi stessi ignorate. La maggior parte delle nostre azioni quotidiane sono l'effetto di motivi occulti che ci sfuggono.

Le Bon Gustave, "Psicologia delle folle", Editore TEA, 2007, pag. 50-51

A questo risponde Freud dicendo:

Possiamo dire che la sovrastruttura psichica che si è formata in seguito ad uno sviluppo variabile da caso a caso è stata distrutta, ed è stata messa a nudo la base inconscia, uniforme, comune a tutti.

Freud Sigmund, Psicologia collettiva e analisi dell'Io, in Opere 1905-1921, Editore Newton, 1992, p. 1142

La struttura psichica degli individui è sempre uguale. La diversità sta nelle condizioni in cui viene veicolata. L'individuo razzista che si considera creato da Dio a sua immagine, rimane sempre un individuo razzista che si sente superiore agli altri uomini. Quando diventa massa, contro un obbiettivo, come quello degli immigrati, ad esempio, si sente libero di essere razzista e di esprime tutto il suo odio. Quando quello stesso individuo è all'interno di un contesto che condanna il razzismo, continua ad essere razzista, ma si guarda bene dall'esprimere i suoi sentimenti razzisti e, magari, proprio per mascherarsi, esprime violenti sentimenti antirazzisti. Il razzista contro i neri è pronto ad abbracciare un nero affinché gli altri "capiscano che non è razzista" e possa esprimere il suo odio razzista senza essere accusato di razzismo.

Se si vuole fare un esempio sportivo, è come il tifoso, in Italia, della squadra di calcio Inter che si trova isolato all'interno di una massa di tifosi del Milan. La prima cosa che fa è mascherarsi perché, se manifesta il suo sentimento per l'Inter, potrebbe essere linciato. Si maschera, ma non è diverso, è sempre lo stesso. E magari si mette a gridare contro i tifosi dell'Inter per far credere di essere milanista.

I linciaggi vengono fatti da gruppi di persone che hanno lo stesso sentimento, sia individualmente che collettivamente, solo che un singolo individuo non avrebbe il coraggio, da solo, di mettere in atto un linciaggio specialmente se chi deve linciare è più forte di lui.

Nel citare Le Bon, Freud omette un paragrafo in cui Le Bon riflette, dando, però, la propria spiegazione rispondendo.

Scrive Le Bon:

Tutti gli individui appartenenti a una razza si somigliano soprattutto grazie agli elementi inconsci che compongono l'anima della razza. Differiscono invece per gli elementi coscienti, frutto dell'educazione ma soprattutto d'una straordinaria ereditarietà. A volte gli uomini più dissimili per intelligenza hanno istinti, passioni e sentimenti identici. In tutto ciò che riguarda il sentimento (religione, politica, morale, affetti, antipatie, eccetera) gli uomini più eminenti sorpassano molto di rado gli individui comuni. Tra un celebre matematico e il suo calzolaio può esserci un abisso dal punto di vista intellettuale, ma dal punto di vista del carattere e delle credenze la differenza è spesso inesistente o quasi.

Le Bon Gustave, "Psicologia delle folle", Editore TEA, 2007, pag. 51

Su quest'affermazione riflette Freud:

In base alla nostra concezione riteniamo di poter dare all'apparizione dei nuovi caratteri un'importanza limitata. Ci basta dire che l'individuo che fa parte di una folla si trova posto in condizioni tali che gli permettono di rallentare la repressione delle sue tendenze inconsce. Allora i nuovi caratteri che egli manifesta sono solo le espressioni di questo inconscio in cui sono ammassati i germi di tutto ciò che di cattivo vi è nell'animo umano; il fatto che, in queste circostanze, la voce della coscienza taccia o che il senso di responsabilità scompaia, non ci sembra affatto di difficile comprensione. Già da tempo abbiamo detto che è "l'angoscia sociale" che costituisce l'essenza di ciò che chiamiamo la coscienza morale.

Freud Sigmund, Psicologia collettiva e analisi dell'Io, in Opere 1905-1921, Editore Newton, 1992, p. 1142

Freud ha messo un appunto alla sua affermazione sopra, che dice:

Tra la concezione di Le Bon e la nostra c'è una certa differenza derivante dal fatto che la sua nozione dell'inconscio non coincide con quella adottata dalla psicoanalisi. L'inconscio di Le Bon racchiude le più profonde caratteristiche dell'anima della razza, caratteristiche che non presentano per la psicoanalisi alcun interesse. Certo, noi riconosciamo che l'essenza dell'Io in cui rientra "l'arcaico retaggio" dell'anima umana, è inconscia, ma supponiamo inoltre l'esistenza di un "inconscio rimosso" derivato da una parte di questo retaggio. E' proprio questa nozione del "rimosso" che manca in Le Bon.

Freud Sigmund, Psicologia collettiva e analisi dell'Io, in Opere 1905-1921, Editore Newton, 1992, p. 1141-1142

Quando Le Bon dice:

"Tutti gli individui appartenenti a una razza si somigliano soprattutto grazie agli elementi inconsci che compongono l'anima della razza"

Sta attribuendo ai caratteri della razza ciò che sono gli effetti del condizionamento educazionale subito dall'infanzia ad opera dell'insieme culturale nel quale l'infanzia ha vissuto.

Il meccanismo presentato da Le Bon deve essere invertito. Le Bon sbaglia quando dice:

"gli elementi coscienti, frutto dell'educazione".

Gli elementi coscienti espressi dagli uomini non sono il frutto dell'educazione, ma sono il frutto delle strategie esistenziali messe in atto dagli uomini, come difesa dall'ambiente sociale, dell'educazione subita.

L'educazione subita nell'infanzia, una vera e propria manipolazione mentale dell'infante, fin da quando era nella pancia della madre, ha lo scopo di costringere la struttura emotiva della persona ad adattarsi e a sottomettersi agli imperativi sociali imposti.

Questa manipolazione diventa la struttura emotiva che gestisce bisogni, passioni, desideri e percezione. I fenomeni percepiti dall'oggettività vengono selezionati prima di giungere alla coscienza. Vengono rimossi quanti non sono in sintonia con la manipolazione mentale subita relegando il ridondante, rispetto alla manipolazione mentale subita, in una sorta di magazzino di fondo della coscienza che Freud chiama "inconscio rimosso".

Quando Le Bon osserva:

"In tutto ciò che riguarda il sentimento (religione, politica, morale, affetti, antipatie, eccetera) gli uomini più eminenti sorpassano molto di rado gli individui comuni."

Non fa altro che osservare gli effetti comuni della manipolazione mentale dell'infanzia imposta ai neonati e ai bambini in quel contesto sociale. In particolare, nel contesto religioso. Ricordo che la religione, la religione cristiana nel caso in esame, è l'unica scienza che manipola la struttura emotiva delle persone fin da quando le persone non hanno ancora una coscienza di sé sociale. Non si tratta di caratteri di razza, si tratta di caratteri sociali. Un individuo manipolato dalla religione cristiana può fare l'operaio o può fare l'ingegnere o il politico: tutti amano Gesù e tutti sono costretti a non percepire la drammaticità di Gesù col bambino nudo che eleva la violenza pederastica a volontà di Dio o a non vedere come i forni, in cui si brucia la zizzania, altro non sono che i forni crematori per bruciare gli uomini indicati come zizzania sociale.

Freud ha molte ragioni nell'affermare:

"Ci basta dire che l'individuo, che fa parte di una folla, si trova posto in condizioni tali che gli permettono di rallentare la repressione delle sue tendenze inconsce."

Esattamente come l'assassino che si arruola per fare il soldato e spara per il piacere di uccidere, spara allegramente consapevole che nessuno lo punirà per quest'azione. Da persona civile non avrebbe mai sparato, sia per la disapprovazione sociale sia per le pene a cui sarebbe andato incontro.

Quando Freud dice:

"Allora i nuovi caratteri che egli manifesta sono solo le espressioni di questo inconscio in cui sono ammassati i germi di tutto ciò che di cattivo vi è nell'animo umano; il fatto che, in queste circostanze, la voce della coscienza taccia o che il senso di responsabilità scompaia, non ci sembra affatto di difficile comprensione."

C'è un giudizio morale, ebreo e cristiano, che inficia quanto Freud dice. I nuovi caratteri che l'uomo manifesta facendosi folla è espressione della sua struttura emotiva liberata dalle circostanze che ne trattenevano quel tipo di azioni o di possibilità. Nell'animo umano albergano le emozioni manipolate nella primissima infanzia e spasso è doloroso non poterle veicolare quando si è consapevoli che la loro veicolazione incontrerebbe la disapprovazione sociale. Ma quando si è massa, lanciati al linciaggio contro un nemico che appare comune, allora le emozioni, manipolate educazionalmente, non più trattenute, possono essere veicolate.

La responsabilità non è data dalla coscienza dell'individuo. E' data dalle condizioni e dalle opportunità che l'individuo coglie nelle condizioni in cui vive. Trattenere l'emozione o veicolarla sono condizioni strategiche dell'esistenza umana al di là di che cosa si trattiene e al di là di che cosa si veicola.

Trattenere le emozioni e sentirsi socialmente inadeguati, costruisce "angoscia esistenziale". Il senso di inadeguatezza che in una grande percentuale di individui si trasforma in angoscia.

Nessun individuo riuscirà mai a cambiare la manipolazione mentale che ha subito nella primissima infanzia. Sia che sia nel sistema sociale in cui vive, in altri e diversi sistemi sociali; sia che sia folla o che sia da solo. Un individuo è sempre sé stesso e se compie azioni "malvagie" quando è folla è perché avrebbe sempre voluto compiere quelle "azioni malvagie"; e se compie azioni come folla, per modificare la società in cui vive, quell'individuo avrebbe sempre voluto compiere quelle azioni modificando la società in cui vive solo che, in quel momento come folla, coglie l'opportunità di poterlo fare.

A differenza di ciò che dice Freud, il rimosso non condiziona le azioni dell'individuo perché il rimosso è già stato fagocitato nella struttura emotiva dell'individuo. Il rimosso può alterare il modo di presentarsi dell'individuo nel mondo, ma non è in grado di modificare la manipolazione mentale subita nell'infanzia. Al massimo può rafforzare la manipolazione emotiva subita nell'infanzia, ma non sostituirsi ad essa.

Fine della riflessione su Psicologia di massa e analisi dell'Io di Freud - Riflessioni sul terzo volume della Teoria della Filosofia (Ottava sezione).

Nel terzo volume della Teoria della Filosofia Aperta

Carl Gustav Jung (1875 - 1961)

a) La teorizzazione dell'inconscio da parte di Jung: implicazioni psicoanalitiche e sociali

Sigmund Freud (1856- 1939)

a) Sigmund Freud e la teorizzazione dell'inconscio in Io, Es e Super-io

James Hillman (1926 - 2011)

a) Anima Mundi

 

 

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Ultima modifica ottobre 2025

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