Significato ed origine dell'idea di creazione nell'ebraismo e nel cristianesimo

Dalle creazioni Egiziane, Sumere e Vediche, alla creazione nel Libro dell'Anticristo

L'idea di creazione della Religione Pagana

Capitolo primo

Se proprio vuoi il cartaceo

L'idea di creazione, dalle Antiche Religioni all'idea della Religione Pagana manifestata dalla Federazione Pagana

Attualità dell'idea di creazione nell'attuale Religione Pagana.

Le idee degli antichi e l'inganno di Platone e dei cristiani.

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Capitolo Primo

Significato ed origine della creazione ebrea e cristiana e i suoi effetti nella vita dell'uomo

Parlare delle creazioni, significa parlare della religione.

Significa parlare della morte e, con essa, della qualità della vita.

La religione è l'unica scienza che agisce sulla sfera emotiva delle persone. Attraverso la ragione gli uomini spiegano la loro religione, i loro legami con il mondo quotidiano, ma i legami appartengono al mondo emotivo e al mondo dell'azione, del tempo. Dal mondo emotivo e dal mondo del tempo emerge il mondo della ragione come pretesa di "razionalizzare" l'irrazionale che continua ad esistere, agire, riprodursi, nel caos emotivo e nel caos della realtà temporale, rispetto alle quali la ragione è barbara, estranea, terrorizzata.

Quando si parla di religione si oscilla fra la necessità di spiegare i legami emotivi fra l'uomo e il suo abitare il mondo e la necessità di proiettare sul mondo tensioni patologiche e dimensioni psico-emotive di affermazione di sé stessi rispetto alla realtà vissuta. La percezione alterata, la veggenza, l'intuizione, altro non sono che forme di astrazione psichica in cui l'individuo coinvolge la sua dimensione emotiva e la sua tensione temporale uscendo dai confini della ragione e rientrando nella ragione con un nuovo e diverso vissuto che ha appagato le sue tensioni psichiche. Tali tensioni possono essere il prodotto di malattia mentale, di droghe, o tensioni prodotte dalla necessità della vita quotidiana. La qualità della visione della percezione alterata, dell'intuizione, che viene riportata nella ragione attraverso la descrizione, permette di comprendere la qualità del bisogno psichico che ha prodotto quella soluzione in quel singolo individuo. Per questo ogni idea di creazione, di venir in essere del mondo o dell'universo, capace di produrre una visione o un'intuizione è il prodotto di un bisogno sociale che ha nel veggente la sua soluzione. La creazione, il venir in essere del mondo, va analizzata non nella sua dimensione statica, ma negli effetti che tale creazione ha sulla vita delle persone: com'è la creazione, così si pensa la morte e come si pensa la morte si organizza la vita. La religione regola la struttura emotiva dell'uomo, i legami empatici col mondo e con la vita; la religione regola le predilezioni istintuali; la religione controlla quelle azioni che vengono fatte prima ancora di pensare; la religione regola la qualità della nostra ragione. Le idee o gli elementi che contrastano con la religione soggettivata dall'individuo nell'età infantile, spesso non vengono nemmeno visti dalla ragione e quando vengono visti, vengono accolti con ripugnanza anche quando, depurati dall'elemento emotivo, sarebbero accolti con entusiasmo.

Religione, patologia psichiatrica, veicolazione emotiva, pulsioni sessuali, di vita e di morte, sono tutti elementi che appartengono alla stessa sfera che concorre ad agire sull'imprinting della primissima infanzia marchiando l'individuo in tutte le scelte della sua esistenza. Mentre nella patologia psichiatrica, nella veicolazione emotiva soggettiva, nelle pulsioni sessuali, di vita e di morte, non possiamo intervenire, in quanto quelle sono manifestazioni emotive mentre l'intervento è di ordine razionale (gli uomini comunicano con la ragione, non con le emozioni) o al massimo si può intervenire modificando l'ambiente culturale e fisico in cui la patologia psichiatrica, la veicolazione emotiva ecc. si manifestano, con la religione ci possiamo misurare in quanto la religione ha la necessità di razionalizzare, descrivere, il suo intervento sull'uomo come manifestazione dell'uomo che ha subito quello specifico imprinting religioso.

L'imprinting religioso dell'uomo spinge il veggente a guardare la nascita dell'universo; a pensare alla morte e ad organizzare, in funzione di essa, la sua vita psico-emotiva.

La maggior parte delle visioni della creazione che oggi vengono discusse nelle varie religioni si fissano nelle culture fra il 1700 a.c. e il 500 a.c. fra prima della civiltà Micenea e la formazione dei fondamenti religiosi delle religioni sociali fra il 500 a.c. e il 600 d.c. Quando le religioni prendo il controllo emotivo degli Esseri Umani e determinano l'imprinting infantile diventando causa di tutte le patologie psichiatriche che oggi sono individuate nella società civile.

Ci sono tre modi che interessano la cultura attuale in cui viene descritto il venir in essere del mondo partendo da un inizio più o meno immaginato al di là di come la scienza lo descrive:

1) la creazione vera e propria (ex nihilo) - quella ebrea e cristiana, in cui il dio è separato dal mondo e questo viene in essere come oggetto del dio senza essere abitato dal dio. Il mondo è il giocattolo del dio.

2) La costruzione del mondo - la divinità o le divinità, modificano il loro presente o lo generano da sé stesse. Generano un mondo che abitano e in cui i soggetti del mondo, così nato, interagiscono con la divinità. Nell'identificazione con la divinità essi stessi sono Dèi o possono diventare Dèi.

3) Il mondo diviene in sé - le divinità sono i soggetti che abitano il mondo e che si trasformano col mondo e il mondo diviene attraverso le manifestazioni e le azioni delle divinità, ogni soggetto, che lo abita.

Il primo modo di pensare la creazione del mondo corrisponde all'infantilismo; il secondo alla gioventù, il terzo alla saggezza.

Queste tre forme di pensare il venir in essere del mondo "la creazione" rispondono a tre modi diversi di costruire le relazioni col mondo in cui viviamo e a tre tipi psicologici diversi di Esseri Umani.

Per quanto riguarda la visione infantile della creazione ex-nihilo come azione magica ed onnipotente, già Freud osservava:

"...ha colto l'essenza del magico nell'onnipotenza del pensiero, riscontrabile tanto nei bambini che ancora non si misurano con i dati di realtà, quanto nei nevrotici ossessivi che con le loro fissazioni e con i loro rituali tentano di controllare, proiettandolo sul mondo esterno, il loro mondo interno animato da forze che temono altrimenti di non poter contenere, con il rischio sempre incombente di una scissione."

Dal Dizionario di Psicologia Umberto Galimberti al voce "Magia" ed.BUR.

Quando si parla di "creazione" o di venir in essere dell'universo, è necessario tener presente la condizione del veggente che percepisce o intuisce tale venir in essere. Il veggente ha la percezione, l'intuizione, la visione, ma tale percezione si presenta alla sua ragione mediante la cultura nella quale il veggente è cresciuto. Quando il veggente trasmette la sua percezione nell'ambito socio-culturale, lo fa con gli strumenti e le categorie che quella cultura gli fornisce. Se la forza che porta gli individui ad ottenere sensazioni simili è una costante nello spazio e nel tempo (l'evoluzione profonda della specie non si misura in tempi brevi come potrebbe essere 10.000 anni), la cultura con cui il prodotto di tale forza viene veicolato è diverso da individuo ad individuo, da ambito culturale a ambito culturale, da epoca ad epoca. Solo un altro veggente può riconoscere la medesima forza e la medesima sensazione quando questa è veicolata mediante strumenti culturali diversi. Solo un altro veggente può discriminare opponendo visione a visione che la cultura deve ponderare.

Un'altra questione, relativa al veggente, riguarda i mezzi con cui si altera la percezione e gli intenti per i quali la percezione viene alterata. Alterare la percezione non porta alla veggenza; spesso porta soltanto a veicolare forme patologiche di malattia mentale. Gli strumenti "mentali" con cui il veggente affronta le varie forme del mondo in cui vive. Sia che si tratti di elaborazioni della ragione di elaborazione di relazioni emotive che coinvolgono gli oggetti del mondo; sia che si tratti di alterazioni di elaborazioni di relazioni fra soggetti manifestate nel mondo del tempo; sia che entrambe le alterazioni vengano mescolate e proiettate sul quotidiano che si sta vivendo. Queste alterazioni mettono in moto sempre quella struttura "mentale" che quando è svuotata di intento, volontà, scopo, ecc., manifesta depressione, nevrosi, allucinazioni, illusioni, ecc. La difficoltà di distinguere una visione dalla proiezione del desiderio in una situazione di malattia psichica, è una costante in tutta la storia dell'umanità. Non esistono dei "parametri oggettivi" che permettono di distinguere una visione da un'allucinazione in quanto non esiste nessuna "verità" oggettiva a cui una percezione alterata può riferirsi.

Si altera la percezione per necessità e intento.

Necessità e intento come bisogno primario nella vita del soggetto: può essere uno stato psichico indotto da necessità di sfida sociale, uno stato di malattia fisica, uno stato di alterazione dovuto a cibi, bevande o droghe. I motivi che spingono la necessità e l'intento soggettivo determinano la direzione dell'alterazione della percezione e la descrizione razionale di quell'alterazione.

Chiunque prende oppio o eroina altera il suo stato di percezione del mondo. Quello stato di alterazione della percezione, che induce una separazione dell'individuo dal mondo, è sempre un delirio di onnipotenza soggettiva che chiude l'individuo in un infantilismo delirante. Tale stato porta l'individuo a pensarsi padrone del mondo e tutte le sue manifestazioni tendono a trasmettere e a giustificare questo stato psichico. L'alterazione della percezione nell'uomo che vive le contraddizioni della sua vita e della sua società hanno qualità, spessore e profondità diversa dalle sensazioni dell'uomo che subisce la vita assumendo droghe, malattie, patologie psichiatriche o altro.

Se assumiamo una cronologia storica sulla formazione delle idee del "venir in essere del mondo", la sua origine e il momento in cui iniziò la trasformazione l'universo in cui viviamo, l'ultima idea che arriva sul palcoscenico della storia è la "creazione ex nihilo" (dal nulla). L'unica idea sul venir in essere del mondo che si può definire "creazione". Ogni altro modo in cui il mondo viene in essere mediante l'azione del dio su un presente vissuto e trasformato dal dio, non è un atto di creazione, ma è un atto di costruzione e di modificazione del presente ed è, comunque, all'origine di un processo evolutivo.

Mentre nella creazione "ex nihilo" nessun soggetto "creato" può modificare il suo presente in quanto questo è voluto e determinato dal creatore; nel venir in essere del mondo ad opera di una o più divinità, questo mondo viene modificato dall'azione di ogni divinità che comprende che nasce proprio dall'azione "primigenia" di una o più divinità. In questo secondo caso il dio o le divinità sono tutti coloro che AGISCONO trasformando il loro presente. Mentre nella creazione ex nihilo l'atto è un gesto di onnipotenza del dio che separa sé stesso da ciò che crea; nella creazione degli Dèi come trasformazione del loro presente, si tratta di un "atto del vivere", un atto di partecipazione del soggetto al proprio mondo nel quale esercita la propria volontà in base ai propri bisogni e alle proprie necessità. Il dio che costruisce è portatore di volontà, bisogni, desideri e intelligenza; il dio che crea ex nihilo è portatore solo di delirio di onnipotenza. Mentre nella creazione ex-nihilo nulla può essere pensato al di fuori della creazione, la creazione di Ptah o di Ammone, consiste nel dare origine all'evoluzione delle specie.

Nella creazione ex nihilo, come dio crea nessuno può trasformare; ciò che il dio e gli Dèi costruiscono, tutto si può trasformare ad opera di Dèi che vengono continuamente in essere.

Un esempio:

"In principio dio creò il cielo e la terra. La terra era deserta e vuota; le tenebre ricoprivano l'abisso e sulle acque aleggiava lo spirito di dio." Genesi 1,1 (scritta attorno al VII-VI a.c.)

La forma più antica è quella del soggetto che trasforma il proprio presente:

"Quando il cielo di sopra non era stato ancora chiamato né la terra sotto pronunziata per nome, Apsu, il primo, il loro generatore e creatore di Tiamat, che disturbò loro tutti, aveva mescolato le loro acque insieme, ma non aveva formato pascoli, né ha scoperto letti di canna; Quando ancora nessun dio era manifestato, né i nomi pronunziati, né i destini decretati, allora gli dei sono nati fra loro." Enuma Elish 1, (scritta e diffusa fra il XIII e il VII a.c.)

Nel cristianesimo, il nome è la cosa. La parola crea l'oggetto. Nell'epopea Babilonese del Enuma Elish gli oggetti, come la terra e il cielo, esistono in sé al di là di come il soggetto decide di chiamarli. Mentre il dio della bibbia col nome genera le cose, nell'Enuma Elish il nome è dato alla forza generatrice del presente messa in atto dal dio.

Nel Rg Veda l'estensore si domanda: da dove viene la forza della generazione del mondo?

A questa domanda rispondono i greci: Fanes; Eros; l'Intento!

Ed è la forma più antica in assoluto del come gli Esseri Umani hanno "pensato" il venir in essere del mondo in cui vivono:

Scrive Esiodo:

"Salve figlie di Zeus, datemi l'amabile canto; celebrate la sacra stirpe degli immortali, sempre viventi, che da Gaia nacquero e da Urano Stellato, da Notte scura, e quelli che nutrì il salso Mare; dite come dapprima gli Dèi e la Terra nacquero e i fiumi e il mare infinito di gonfiore furente, e gli astri splendenti e il cielo ampio di sopra; e quelli che da loro nacquero, gli Dèi dispensatori di beni, e come i beni si divisero e gli onori si spartirono e come dapprima ebbero Olimpo ricco di balzi. Questo cantatemi o Muse, che abitate le olimpie dimore, fin da principio, e ditemi quale per primo nacque di loro.

Dunque, per primo fu Caos, e poi Gaia dall'ampio petto, sede sicura per sempre di tutti gli immortali che tengono la vetta nevosa d'Olimpo, e Tartaro nebbioso nei recessi della Terra dalle ampie strade, e poi Eros, il più bello fra gli immortali, che rompe le membra, e di tutti gli Dèi e di tutti gli uomini doma nel petto il cuore e il saggio consiglio." Esiodo, Teogonia 105-120

Perché quella di Esiodo (e similari che l'hanno preceduto) è la forma più antica?

Perché l'uomo non è MAI stato creato, ma è divenuto trasformandosi nel mondo. Specchiandosi nel mondo. Veicolando le proprie emozioni nel mondo.

L'inizio è quello di un mondo di materia in cui si muovono le emozioni dalle quali nasce la coscienza.

Gaia o Gea è l'energia vitale, il fondamento della materia dell'universo. Il suo "ampio petto" è la "sede sicura di tutti gli immortali" che sono tali per l'Intento, Eros, di cui Gaia, la materia, è portatrice. Gaia è portatrice di tensione: Eros.

Questa visione è possibile soltanto nell'individuo adulto che avendo vissuto, accumulando esperienza; parte dal proprio vissuto e dalla propria esperienza per pensare il divenuto del mondo.

Una volta che l'individuo adulto ha pensato il divenuto del mondo, questo divenuto si trasforma in una storia. In un racconto. Il racconto che nasce dall'esperienza di vita viene separato dall'esperienza che lo ha generato e si innesta sui desideri di crescita infantili rappresentando il tutto del divenuto del mondo in cui il bambino, un giorno, diventerà adulto.

L'uomo che vive nella Natura riconosce la Natura come l'insieme dal quale è germinato. Sempre, fin da quando era un Essere Unicellulare. Poi, quando l'uomo costruisce la ragione, questa si separa dalla Natura e costruisce la "dualità" fra sé stessa, che chiama "io" e l'altro che si manifesta nell'individuo come pensiero profondo nella forma di desiderio. Nello stesso individuo convivono due soggetti desideranti. Uno, è la ragione che domina l'individuo nelle relazioni con il mondo e, l'altro, è l'emozione profonda che si presenta alla ragione sotto forma di desiderio, di emozione, di passione. La ragione che domina l'"io" che però è nato, si è trasformato ed è divenuto, attraverso l'emozione.

L'individuo può usare la ragione (che presenta la descrizione del mondo nella forma e nella quantità) come uno strumento con cui abitare il mondo oppure può considerare la ragione come l'"assoluto" del suo essere nel mondo.

Quando il bambino nasce, l'adulto gli si presenta mediante le parole.

Le parole sono il modo di essere della società e, per il bambino nato, sono una sorta di assoluto.

Due ipotesi psicoanalitiche ci permettono di comprendere come è nata e come si è affermata l'idea della creazione ex nihilo negli individui.

Scrive Freud:

"Il sistema inconscio contiene gli investimenti che gli oggetti hanno in quanto cose, ossia i primi e autentici investimenti oggettuali. Il sistema preconscio nasce dal fatto che questa rappresentazione della cosa viene sovrainvestita in seguito al suo nesso con le relative rappresentazioni verbali. Abbiamo il diritto di supporre che siano tali sovrainvestimenti a determinare una più alta organizzazione psichica e a rendere possibile la sostituzione del processo primario con il processo secondario che domina nel preconscio." (1915°. P. 85) Diz. Psicologia di Umberto Galimberti alla voce "linguaggio".

Afferma l'ipotesi di B. L. Whorf sulla formazione del linguaggio:

"la lingua ha un'importanza nel modellare e nel strutturare l'universo cognitivo del parlante, per cui non sono le strutture cognitive a modellare le caratteristiche di una lingua, ma al contrario sono le strutture di una lingua a condizionare le acquisizioni cognitive. Da qui le conclusioni:
1) il mondo è concepito in modo molto diverso da coloro che si servono di linguaggi dalla struttura completamente dissimile;
2) la struttura del linguaggio è la causa di queste diverse concezioni del mondo."

Diz. Psicologia di Umberto Galimberti alla voce "linguaggio".

Queste due osservazioni di Freud e Whorf sulla formazione del linguaggio descrivono in maniera ottimale gli effetti psicologici e le esigenze psichiche da cui nasce il concetto infantile di creazione ex nihilo e la facilità nell'affermarsi di tale idea aprioristica come gratificazione di una ragione che si chiude su sé stessa.

L'idea di creazione ebrea e cristiana contiene l'infantilismo in cui bloccare ogni ricerca e ogni dilatazione dell'individuo verso l'età adulta. Mentre i concetti di "creazione" che hanno preceduto l'idea ebrea e cristiana sollecitavano l'individuo a modificare il mondo in cui vive, l'idea ebrea e cristiana chiude l'individuo nel proprio presente e ne disarma la volontà di modificazione di tale presente in quanto costringe l'individuo ad arrendersi davanti alla "parola" del dio creatore. La parola, l'elemento fondante la ragione umana, è giunto nella specie solo recentemente nell'evoluzione umana e afferma la propria onnipotenza nella parola creatrice del dio. Un dio che, mediante la parola, costruisce una realtà immodificabile e, pertanto, assoluta.

Scrivono gli ebrei e i cristiani sottoscrivono:

"Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
Dio disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque". Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto". E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie". E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra". E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo". Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra". E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie". E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra"." Bibbia, Genesi 1, 3-26

Il concetto espresso modella l'universo cognitivo dell'individuo il quale non può pensare nulla che non sia manifestato dalla parola del dio che manifesta l'oggetto. Questo infantilismo, che si modifica quando l'individuo cresce, viene confuso con una sorta di "primitivismo". Ma mentre il "primitivo" conosce "l'anima" degli oggetti e le relazioni che questi intrattengono nel mondo che la sua parola descrive, nell'infantilismo l'oggetto viene solo immaginato e, tale immaginazione, viene messa a fondamento del proprio modo di pensare il mondo. Finché una società offre al bambino varie ipotesi e il bambino è attrezzato per crescere, la creazione ex nihilo deve essere presentata come "un'ipotesi", ma quando la creazione ex nihilo viene supportata da un contesto sociale di riferimento, come dice Freud: "Il sistema preconscio nasce dal fatto che questa rappresentazione della cosa viene sovrainvestita in seguito al suo nesso con le relative rappresentazioni verbali. Abbiamo il diritto di supporre che siano tali sovrainvestimenti a determinare una più alta organizzazione psichica e a rendere possibile la sostituzione del processo primario con il processo secondario che domina nel preconscio" l'idea infantile si fissa nella struttura emotiva e articola, in funzione di quella fissazione, il reticolato sinapsico, le connessioni neuronali e la capacità di percepire i fenomeni del mondo del soggetto. Cosa, del resto, confermata anche da A. R. Lurija, secondo cui:

"Al linguaggio Lurija riconosce una funzione cognitiva nel senso che esso presiede la strutturazione e lo sviluppo delle varie attività cognitive, esercitando un'azione sulla percezione che risulta strutturata e precisata attraverso le categorie veicolate dalla parola, sul pensiero liberando il bambino dall'immediatezza degli stimoli fisici e consentendogli di interpretarli mediante le parole, e sull'azione che viene diretta in base a schemi e strutture di pensiero maturati attraverso l'interiorizzazione del linguaggio." Diz. Psicologia di Umberto Galimberti alla voce "linguaggio".

Il linguaggio infantile della creazione biblica si fissa nell'individuo ancorando la sua dimensione quotidiana in un eterno infantilismo: tutto è verità manifestata dalla parola di dio.

In tutta la creazione della bibbia mancano due elementi centrali dell'esistenza umana e che, prima della creazione ex nihilo, erano a fondamento di ogni azione che, impropriamente, oggi chiamiamo "creazione" per definire il venir in essere del presente: emozione e volontà.

L'emozione che nasce dalle relazioni col mondo e la volontà di espandere sé stessi nel mondo in cui si è preso coscienza della propria esistenza.

L'emozione, in Esiodo è rappresentata da Urano Stellato che attraverso l'emozione prende vita nell' "ampio petto" di Gaia e che, una volta evirato da Crono, genera le emozioni assolute per ogni essere che nascerà nel tempo, nelle trasformazioni, sotto forma di Afrodite e di Furie; la volontà di espandere sé stessi nel mondo, una volta preso coscienza di sé in Esiodo, è determinata da Eros, l'Intento, che spinge alla dilatazione di ogni soggetto nell'oggettività in cui ha preso coscienza. La volontà, in Esiodo, è materializzata nella Falce che Gaia dà a Cronos con cui affermare la propria "volontà d'esistenza" nei confronti di Urano Stellato.

Questi due elementi non appartengono alla creazione ebrea e cristiana.

L'emozione come nascita della vita e come fondamento dell'agire umano e la volontà come capacità del soggetto di dirigere le proprie scelte e la propria intelligenza valutando le opportunità del mondo (che diventa intelligenza), nella creazione cristiana non esistono. Non esistono perché l'ebraismo, come poi assunto dal cristianesimo, devono di fissare il bambino nell'infantilismo impedendogli di diventare un adulto che gestisce le proprie emozioni e che usa la propria volontà. Da qui, tutto lo sviluppo della dottrina ebrea e cristiana nega sia il diritto alle emozioni degli individui sia il diritto all'esercizio della propria volontà. Dal momento che né le emozioni, né la volontà d'esistenza possono essere negate, la religione ebrea e la religione cristiana le stuprano costringendo le emozioni "nell'amore di dio" e la volontà d'esistenza nella volontà di giustificare a tutti i costi la propria sottomissione a dio.

La religione ebrea e cristiana chiudono le emozioni dell'individuo "nell'amore di dio" al quale chiedono sottomissione "con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima" e negano la volontà dell'individuo per sottometterla al volere di possesso di chi può dire "sia fatta la mia volontà!". Per la religione ebrea e cristiana l'uomo è umile davanti a dio, accetta la sofferenza e l'umiliazione come dono del suo dio. L'ebreo e il cristiano accettano la sofferenza come dono del loro dio e impongono sofferenza, ad altri popoli e religioni, come manifestazione della volontà del loro dio. Questo atteggiamento è un atteggiamento infantile. Proprio del bambino che subisce le tempeste della vita perché non ha ancora strumenti per farvi fronte. Però il bambino ha strumenti emotivi con cui legare e ricattare i propri genitori qualora questi non siano adulti consapevoli. Il bambino subisce i genitori: è umile e indotto ad amare i propri genitori con tutto il suo cuore e tutta la sua anima perché è l'unica possibilità che ha per poter "garantirsi" il futuro. Questo stato, anziché essere circoscritto all'età infantile, viene fissato dall'ebraismo e dal cristianesimo nell'individuo e sarà lo stato psicologico con cui l'individuo dovrà convivere cercando di mediare nelle contraddizioni della sua vita.

La "verità" della creazione ex nihilo si cala in maniera sempre più violenta dentro gli individui. A mano a mano che le generazioni di uomini seguono altre generazioni di uomini l'idea del dio che crea dal nulla si impossessa di ogni anfratto del pensiero umano. La ragione si circonda di mostri affinché l'individuo non possa pensare nulla al di fuori del volere del suo dio che con la sua parola ha determinato il suo presente.

La stessa attività del conoscere degli individui si ferma davanti all'idea del dio creatore.

Finché la società si ribella.

Nelle parole di Kant c'è la resistenza della ragione a questa ribellione: "Che male ti fa l'idea della creazione?". In fondo, dice Kant, se vuoi conoscere il mondo non conosci altro che ciò che dio ha creato e dunque, non serve rimuovere l'idea di dio creatore ex nihilo dal controllo della ragione in quanto questa credenza serve come principio regolatore della ricerca.

Kant deve mettere ordine nella forza dell'idea con cui l'essere supremo, assolutamente necessario, è stato imposto alla sua ragione.

Kant si rende conto che non lo può allontanare dalla sua persona. Allora preferisce sistemarlo in una posizione che non possa danneggiare la sua ricerca.

Per questo Kant si sottomette al concetto di creazione cristiano affermando che, comunque, anche se l'Essere Supremo, assolutamente necessario, crea il presente, noi studiamo il presente per come l'Essere Assolutamente necessario lo ha creato.

Il concetto di creazione, col disegno divino che ne segue, è un concetto forza al quale l'ebraismo e il cristianesimo ha piegato le persone. Si tratta della "realizzazione nella ragione" nella dimensione patologica dell'onnipotenza del pensiero che una volta imposta nel bambino si erge a guardia del suo pensiero.

Scrive Kant nella Critica alla ragion Pura Pag. 532 vol.II

"La terza idea della ragion pura, che contiene una supposizione, semplicemente relativa, di un Essere causa unica e onnipotente di tutte le serie cosmologiche, è il concetto razionale di Dio. Noi non abbiamo il minimo fondamento per ammettere assolutamente l'oggetto di questa idea (di supporlo in sé); perché ciò che può bene mettere in grado o anche ad autorizzarci a credere o ad affermare in se stesso, pel semplice concetto che ne abbiamo, un Essere della più alta perfezione e come, per sua natura, assolutamente necessario, non sarebbe il mondo, in relazione col quale soltanto può tale supposizione essere necessaria; e allora si vede chiaramente che l'idea di esso, come tutte le idee speculative, non vuol dire altro, se non che la ragione richiede che ogni connessione del mondo venga considerata secondo i principi di un'unità sistematica, e però come se tutte queste fossero provenute da un Essere unico onnicomprensivo, quasi causa suprema e onnipotente. Quindi è evidente che la ragione in questo non può aver di mira se non la sua propria regola formale nel suo uso empirico, ma non mai uno sviluppo al di là di tutti i limiti dell'uso empirico; quindi, che sotto questa idea non si nasconde un principio costitutivo del suo uso empirico indirizzato all'esperienza possibile.

Questa suprema unità formale, che riposa solo su concetti della ragione, è l'unità delle cose conforme a fini, e l'interesse speculativo della ragione ci obbliga a considerare ogni ordine del mondo, come se esso fosse germogliato dallo scopo di una ragione sovrana. Un tal principio apre infatti alla nostra ragione, applicata al campo delle esperienze, prospettive affatto nuove, per collegare secondo leggi teologiche le cose del mondo, e quindi pervenire alla loro massima unità sistematica. La supposizione di un'intelligenza suprema, come causa affatto unica dell'universo, ma solamente nell'idea, può dunque giovare sempre alla ragione, e tuttavia non nuocerle mai. Infatti, se noi, rispetto alla figura della terra (rotonda, ma un po' schiacciata), dei suoi monti e dei suoi mari, ecc., ammettiamo subito scopi al tutto saggi d'un creatore, su questa via possiamo fare una quantità di scoperte. Se noi ci arrestiamo a questa supposizione come ad un semplice principio regolativo, l'errore stesso non può essere di nocumento. Giacché, in ogni caso non ne può seguire altro se non che, dove noi ci aspettiamo un rapporto teleologico (nexus finalis), se ne trovi soltanto uno meccanico o fisico (nexus effectivus), onde, in un tal caso, noi veniamo a rimetterci soltanto un'unità in più, ma non perdiamo l'unità della ragione nel suo uso empirico. Ma neppure questo contrattempo può colpire la legge stesa nel suo scopo universale e teleologico in generale. Giacché sebbene un anatomista possa esser convinto di errore, se riferisce un qualsiasi organo d'un corpo animale a uno scopo, da cui si può chiaramente mostrare che esso non deriva: tuttavia è affatto impossibile dimostrare in un caso, che una disposizione quale si voglia della natura non abbia assolutamente nessun scopo. Quindi anche la fisiologia (dei medici) estende la sua cognizione empirica molto limitata degli scopi dell'organismo mercé un principio, fornito semplicemente dalla ragion pura, al punto, che vi si ammette con tutta audacia, e insieme col consenso di tutti gli intelligenti, che tutto nell'animale ha la sua utilità e il suo buon fine; la qual supposizione, se dovesse esser costitutiva, andrebbe molto al di là di quel che l'osservazione finora non possa giustificare; donde, infatti, è dato scorgere, che essa non è altro che un principio regolativo della ragione per giungere alla più alta unità sistematica mercé l'idea della causalità finale della suprema causa del mondo, e come se questa, quale somma intelligenza fosse la causa di tutto secondo il più sapiente disegno.

Ma se noi rinunziamo a questa restrizione dell'idea all'uso semplicemente regolativo, la ragione è tratta in errore in tante maniere, per quante allora essa abbandona il terreno dell'esperienza, che pure deve contenere i segni del suo cammino, e si avventura al di là di esso per l'inconcepibile e l'irraggiungibile, sulle cui altezze essa necessariamente è presa dalle vertigini, vedendosi scissa del tutto da questo punto di vista, da ogni uso conforme con l'esperienza.

Il primo difetto che risulta dal prendere l'idea di un essere supremo, non come semplicemente regolativa, ma (ciò che è contro la natura di un'idea) come costitutiva, è la ragione pigra (ignava ratio). Si può chiamare così ogni principio, il quale faccia che si consideri come assolutamente compiuta la propria ricerca naturale, dove che sia, e la ragione quindi si dia pace, come se essa abbia assolto pienamente l'ufficio suo. Quindi la stessa idea psicologica, se è adoperata come principio costitutivo per la spiegazione dei fenomeni della nostra anima, e però a dirittura per l'estensione della nostra conoscenza di questo oggetto anche al di là d'ogni esperienza (al suo stato dopo la morte), riesce bensì molto comoda alla ragione, ma guasta anche affatto e rovina tutto l'uso naturale della medesima dietro la guida delle esperienze." Critica alla Ragion Pura; Appendice alla dialettica trascendentale. Dottrina trascendente degli elementi, parte II

Dopo Kant si può mettere fine al finalismo. Si può cessare di adoperare quell'idea in cui tutto, nella creazione di dio, ha un fine o uno scopo.

Dopo le ultime resistenze di Kant la storia dell'umanità può intraprendere un altro percorso. Anziché l'idea finalistica della creazione ex nihilo può assume l'idea di motivazione e di comportamento nelle azioni degli Dèi attraverso cui il mondo viene in essere.

Fine prima parte: La creazione ebrea e cristiana nella vita dell'uomo;

Il discorso sulla creazione comprende sei capitoli:

1) La creazione ebrea e cristiana e i suoi effetti nella vita dell'uomo;

2) Il significato delle creazioni Sumere ed Egiziane. Dalla maturità degli antichi all'infantilismo ebreo e cristiano;

3) La creazione nei Veda e la creazione egiziana: i sensi come Dèi;

4) La creazione nell'Inno al Purusa alle cosmogonie greche e la creazione del Libro dell'Anticristo;

5) La creazione nel Libro dell'Anticristo, come continuità alle creazioni Sumera ed Egiziana;

6) La creazione nel Libro dell'Anticristo e la creazione nei Veda: dalla creazione alla morte;

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 - Marghera Venezia
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Marghera, 18 novembre 2013

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L'idea della creazione nella Religione Pagana

L'idea del venir in essere del mondo è un'idea antichissima. Platone, gli ebrei e i cristiani hanno trasformato il modo di pensare l'inizio del mondo e della vita come un'idea di legittimazione del loro potere e della loro necessità di dominare il mondo. A noi, come Federazione Pagana, interessa riportare l'idea al significato religioso originale commentando le trasformazioni che questa idea ha avuto nel corso del tempo.