L'idea di creazione dei precristiani e l'idea di creazione del libro dell'Anticristo:

dalla creazione alla morte.

L'idea di creazione della Religione Pagana

Capitolo Sesto

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L'idea di creazione, dalle Antiche Religioni all'idea della Religione Pagana manifestata dalla Federazione Pagana

Attualità dell'idea di creazione nell'attuale Religione Pagana.

Le idee degli antichi e l'inganno di Platone e dei cristiani.

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Capitolo Sesto

L'idea di creazione nei Veda e l'idea di creazione del libro dell'Anticristo: dalla creazione alla morte.

Più articolato è il confronto fra la "creazione", la cosmogonia, del Libro dell'Anticristo e le tre creazioni del Rg Veda che si sono considerate.

L'Inno al Purusa in Rig Veda X, 90, rispetto alla creazione del Libro dell'Anticristo si colloca prima della nascita dell'universo. L'Inno del Purusa identifica la Coscienza Universale, il Brahma, con l'uomo che viene sacrificato. Dopo il sacrificio cessano le voci dell'universo. Tutto è diventato inconsapevole. Il ciclo di ricostruzione della Coscienza Universale incomincia e il veggente che scrive il Purusa coglie alcune forze che concorrono alla formazione del suo presente culturale. Ciò che viene sacrificato è Brahma. Ciò che viene sacrificato è la Coscienza dell'Universo.

Il Libro dell'Anticristo recita:

La Coscienza era Totale. Ogni molecola, nel più infimo movimento era contemporaneamente Coscienza di Sé e Coscienza del Se.
Ogni infinita porzione di molecole possedeva, nel medesimo tempo, la Coscienza di Sé e del Se suoi e quelli dell'Universo intero, sia nella sua totalità sia nell'infinita individualità delle sue molecole.
L'Universo nel suo insieme era Coscienza Totale di Sé; egli era il Se!
Nel medesimo tempo egli era consapevole e cosciente di ogni Sé di cui egli era la Coscienza Risultante.
Il fluire dell'Energia Vitale era sempre più lento e faticoso.
La trasformazione dei Sé non esisteva più.
Tutto diventava statico.
Così il Sé Universale comprese che se voleva continuare ad esistere doveva trasformarsi.
Ogni molecola dell' Universo comprese che se voleva continuare ad esistere doveva trasformarsi.
Il momento era giunto.
Il cammino della trasformazione era intrapreso.
Ogni Coscienza, ogni particella di materia ed energia, da distanze inimmaginabili del Cosmo, intraprese, dapprima lentamente, poi, via, via, sempre più velocemente, il viaggio verso il Centro di Convergenza.

Un atto di volontà della Coscienza Universale che nel sacrificio si annulla per ritornare a rinascere. Il sacrificio dell'Essere feto che muore per continuare a vivere come un neonato che cresce.

Nell'Inno al Purusa, si passa dal particolare al generale e dal generale al particolare. La Coscienza Universale è vista come un uomo e l'uomo è il modello della Coscienza Universale che viene sacrificato:

Sulla lettiera (sacra) essi aspersero l'Uomo, (ossia) il sacrificio che era nato alle origini.
Con lui gli Dèi compirono il sacrificio così come i Santi e i Veggenti.
Da questo sacrificio offerto in forma totale nacquero le strofe, le melodie; anche i metri nacquero da lui, e nacque la formula (liturgica).
Da questo (sacrificio) nacquero i cavalli e tutte le bestie con una doppia fila di denti. Anche i bovini ne nacquero, ne sono nate le capre e le pecore.
Quando ebbero smembrato l'uomo, come ne distribuirono le parti? Che cosa divenne la sua bocca? Le cosce, i piedi, che cosa ricevettero?

L'Inno al Purusa vede il divenuto presente in quanto prodotto dal sacrificio dell'uomo-universo.

Per l'Inno al Purusa, sono gli Dèi, i Santi ed i Veggenti che compiono il sacrificio di Brahma, ma quando siamo in Brahma non ci sono Dèi, né altri, c'è solo Brahama. Quando la Coscienza dell'universo è totale, tutto è Brahma. Ogni individualità è Brahama, l'Universo consapevole in cui ogni molecola è al tempo stesso consapevole in sé stessa e dell'Universo. Come nel Libro dell'Anticristo:

La Coscienza era Totale. Ogni molecola, nel più infimo movimento era contemporaneamente Coscienza di Sé e Coscienza del Se.
Ogni infinita porzione di molecole possedeva, nel medesimo tempo, la Coscienza di Sé e del Se suoi e quelli dell'Universo intero, sia nella sua totalità sia nell'infinita individualità delle sue molecole.
L'Universo nel suo insieme era Coscienza Totale di Sé; egli era il Se!
Nel medesimo tempo egli era consapevole e cosciente di ogni Sé di cui egli era la Coscienza Risultante.

Perché ci sia un divenire è necessario che non ci sia la verità intesa come l'assoluto del divenire. Se c'è la verità non c'è libertà di divenire in quanto tutto è già divenuto nella verità. Quando la Coscienza Universale sarà formata non ci sono né Dèi né trasformazioni. La Coscienza Universale ha cessato di essere e l'Energia Vitale ha intrapreso il percorso di generazione delle singole coscienze che nelle trasformazioni, nell'infinito dei mutamenti, ricostruiranno la Coscienza Universale, il Brahma. Proprio perché non esiste la volontà creatrice e ordinatrice dell'universo ci sono gli Dèi, le trasformazioni e ogni Essere si trasforma per formare la Coscienza Universale.

L'aspetto della fine di Brahma colpisce molto i veggenti dei Veda che tentano di esorcizzare ciò che non c'è rendendo quanto vedono molto simile alla loro quotidianità. Nel Purusa si fissano le caste sociali indiane come se l'ordine sociale fosse generato direttamente da Brahma.

A differenza dell'Inno al Purusa, il Rg Veda libro X, 129 fissa un altro momento, il momento subito dopo il sacrificio della Coscienza Universale.

In quel momento appare la luce, ma cessano le voci.

L'Energia Vitale illumina Nera Notte ed abbaglia il veggente; le voci del Brahama autosacrificato cessano; il veggente è immerso nel silenzio siderale.

E così inizia un'altra storia. Un altro Universo:

Rig Veda Libro X, 129

"Allora non c'era il non-essere, non c'era
l'essere; non c'era l'atmosfera, né il cielo, (che è)
al di sopra. Che cosa si muoveva? Dove? sotto la
protezione di chi? che cosa era l'acqua (del mare)
inscandagliabile, profonda?
Allora non c'era la morte, né l'immortalità; non c'era il contrassegno della notte e del giorno.
Senza (produrre) vento respirava per propria forza
quell'Uno [tad ékam: genere neutro]; oltre di lui non
c'era niente altro.
Tenebra ricoperta da tenebra era in principio:
tutto questo (universo) era un ondeggiamento
indistinto. Quel principio vitale che era
serrato dal vuoto, generò se stesso (come l'Uno)
mediante la potenza del proprio calore.
Il desiderio [amore, Eros] sorse
La primitiva cellula germinale della mente.
I Veggenti, indagando nei loro cuori con saggezza,
scoprirono le connessioni dell'Essere nel non-essere.
Trasversale fu tesa la loro corda: vi fu un
sopra, vi fu un sotto? vi erano fecondatori, vi
erano potenze: sotto lo stimolo, sopra l'appagamento.
Chi veramente sa, chi può qui spiegare donde
è originata, donde questa creazione? Gli déi sono
al di qua (posteriori) della creazione di questo
(mondo) ; perciò chi sa donde essa è avvenuta?
donde è avvenuta questa creazione, se l'ha
prodotta o se no, colui, che di questo (mondo) e il
sorvegliatore [il divino in forma personale, n.d.r.] nel cielo supremo.
egli certo lo sa se pur non lo sa".

Anche in questa creazione del Rg Veda a generarsi è Gaia alla quale viene attribuita una sorta di intelligenza. Ma Gaia, l'Uno, il Nun, non esprime intelligenza. In Gaia sorge il desiderio, Eros, l'Intento. I veggenti cercano delle spiegazioni davanti a quanto esiste e risolvono il problema posto dalla visione mediante delle congetture.

La visione propria del Libro dell'Anticristo afferma:

Dopo miliardi di anni al Centro di Convergenza la pressione divenne fortissima finché si produsse il Grande Botto.
Tutto divenne silenzioso.
Ogni passione e ogni desiderio cessò.
Tutto fu avvolto dall'oscurità.
Solo il Caos e la non-coscienza emersero dal dissolvimento della Coscienza Universale.
La Coscienza di Sé Universo cessò di esistere e l'universo, come noi lo conosciamo, prese a poco a poco forma.
Lentamente, la materia e l'energia cominciarono ad espandersi.
Eros era sorto e Gaia si espandeva nell'universo. E mentre il Libro dell'Anticristo prosegue:
Il nuovo Universo era solo agli inizi delle trasformazioni e la sua fucina solo allora cominciava a forgiare Coscienze.
Solo allora, qua e là, l'Energia Vitale inconsapevole, diventava consapevole e manifestava la propria volontà d'esistenza.
Le Coscienze volevano esistere, vivere, modificarsi, divenire.
Alcune erano enormi, come ammassi stellari; altre così piccole che nessun occhio umano mai le avrebbe viste.
Piccole meschinità e grandi progetti; grandi meschinità e piccoli progetti entrarono in gioco.
La Creazione nel Rg Veda X 190 racconta la stessa visione:
Dall'ardore fiammeggiante venne l'Ordine Cosmico
E la Verità: di là fu generata l'oscura notte;
di là l'Oceano con le sue onde fluttuanti.
Dall'oceano con le sue onde fu generato l'anno
Il quale dispone la successione delle notti e dei giorni
Controllando tutto ciò che batte le palpebre.
Poi, come prima, modellò il Creatore
Il Sole e la Luna, il Cielo e la Terra,
l'Atmosfera e il dominio della luce.

Cosmogonia Vedica Rig Veda X, 90

Che poi le note del traduttore non parlano di "creatore", ma di un principio "ordinatore" che nella Teogonia di Esiodo viene assimilato a Temi, la giustizia universale. Inoltre, quel "come prima", suggerisce il già avvenuto, un equilibrio che era già stato e che viene rinnovato dopo la nascita di Oceano e Cronos (notte e giorni).

Il Libro dell'Anticristo, alla fine del primo capitolo del Vangelo dell'Anticristo, affronta le condizioni della trasformazione della nascita dell'universo fino alla formazione del presente. Mentre il Libro dell'Anticristo individua le forze della trasformazione come le condizioni dell'esistenza in cui la vita si manifesta manipolando l'Energia Vitale, l'Upanishad Aitareya (e in generale le Upanishad) separano i sensi e la vita dal corpo trasformandolo in un cadavere portatore di sensi, di vita e di morte. Da qui il concetto che quel cadavere è anche portatore di destino o di karma da cui deriva la sacralità della società castale.

Per l'Upanishad Aitareya il cadavere prende vita mediante gli Dèi: la parola, il respiro, la vista, l'udito, il tatto e la mente, la morte e la sessualità. La fame e la sete furono suddivise fra tutte le dimore dell'uomo in cui abitavano gli altri Dèi.

Così continua l'Upanishad Aitareya:

Capitolo primo. Sezione seconda.

4. Il Fuoco divenne Parola ed entrò nella bocca; l'Aria divenne Respiro ed entrò nelle narici; il Sole
divenne Vista ed entrò negli occhi; i Punti cardinali divennero Udito ed entrarono nelle orecchie; le
erbe medicamentose e le piante e gli alberi diventarono Peli ed entrarono nella pelle; la Luna divenne
mente ed entrò nel cuore; la Morte divenne apana, il respiro più basso, ed entrò nell'ombelico; le
Acque divennero seme ed entrarono nell'organo.
5. La Fame e la Sete chiesero allo Spirito: "Dai anche a noi una dimora". Ma Egli disse loro: "Tra
queste divinità io vi divido; ecco! e faccio sì che voi abbiate parte nella loro divinità".
Per cui a qualunque dio venga fatta l'offerta, la Fame e la Sete hanno la loro parte nell'offerta.

Il corpo è un cadavere che viene portato in vita da forze estranee al corpo stesso.
Questo modo di pensare è derivato dal tentativo, da parte dei veggenti, di risolvere l'incongruenza che appariva alla loro coscienza: la vita che nasce dalla non vita.

Ad ogni veggente, in qualunque cultura ed epoca costui cresca, appare diversa la sostanza senza coscienza dalla sostanza consapevole. Pur avendo la certezza che la sostanza non consapevole è uguale alla sostanza consapevole non è in grado di risolvere la questione per cui l'una è diversa dall'altra.

Quando si parla dei veggenti è necessario precisare che la visione, in particolare quelle della creazione, non avviene nel mondo della forma e dello spazio, ma avviene nel mondo del tempo. Visioni, sensazioni, emozioni, tensioni, avvolgono il veggente che ha spostato la sua coscienza dal mondo dello spazio al mondo del tempo. Per dirla alla greca, ha spostato la sua coscienza dal mondo di Zeus a quello di Cronos. Percepisce il mondo come i Titani e non come gli Esseri della Natura. Una volta che il veggente assiste al divenuto dell'universo la visione deve "traslare" nella sua coscienza dal mondo del tempo al mondo della forma e della quantità e poi essere comunicata, descritta e giustificata, nella società in cui veggente vive.

Mentre nell'epoca del Mito, prima del 2000 a.c., percepire era agire, l'intuire che favorisce le scelte, era più immediato, a mano a mano che ci avviciniamo all'epoca storica della filosofia la speculazione prende il sopravvento sull'azione dell'individuo. L'individuo giustifica la sua azione cercando negli elementi razionali che ricadono sotto i suoi sensi la spiegazione del suo agire. Spiegazioni che gli sono richieste con sempre maggiore impellenza dalla società in cui vive. Questo processo di giustificazione porta ad allontanare l'intuizione dall'azione e questa tende a manifestarsi in un terreno razionale in cui la ragione umana può più facilmente spiegare ai propri simili le "ragioni" del proprio agire. Dal momento che l'agire degli Esseri della Natura è razionalizzabile solo in minima parte (e spesso solo a posteriori) la ragione costruisce la credenza, la fede, la superstizione, con cui giustificare un agire umano che lei non è in grado di spiegare.

Quando si usano termini come "respiro dell'universo", "espansione dell'universo", "fame e sete dell'Universo", si intende trasferire nel mondo della ragione una precisa sensazione che ha il veggente nel guardare l'universo che nasce: NECESSITA'. Che poi si riesca a dare una definizione concreta, come fame o sete, o una definizione più astratta come Necessità o Intento, alle sensazioni che si provano in presenza della nascita dell'universo come noi oggi lo conosciamo, appartiene alla soggettività del veggente. Come appartiene alla soggettività culturale del veggente la separazione o l'unificazione delle forze della vita con la vita stessa.

Il concetto fondamentale rimane il concetto di morte.

Una morte che nei Veda, a differenza che nella religione egiziana, viene vista con terrore e viene esorcizzata mediante le rassicurazioni di un ritorno alla forma e alla quantità. Ma soprattutto mediante quella separazione, che verrà fatta propria dalla filosofia greca, fra "anima" e corpo che rassicura il filosofo e il "credente" della propria immortalità nonostante che, ai suoi sensi, appaia inevitabile la morte del corpo fisico.

Scrivo nel Libro dell'Anticristo:

Solo allora, qua e là, l'Energia Vitale inconsapevole, diventava consapevole e manifestava la propria volontà d'esistenza.
Le Coscienze volevano esistere, vivere, modificarsi, divenire.
Alcune erano enormi, come ammassi stellari; altre così piccole che nessun occhio umano mai le avrebbe viste.
Piccole meschinità e grandi progetti; grandi meschinità e piccoli progetti entrarono in gioco.
L'Energia Vitale non può mai essere ferma.
Quando questo succede l'Energia Vitale si trasforma in Energia di Morte: la fonte di ogni male!
L'immobilità; l'orrore!
La pace nei sensi e nelle brame.
L'arresto di ogni percorso verso la Coscienza di Sé e del Se.

La creazione di fantasmi; menzogne attraverso le quali mascherare il fallimento sul sentiero dello sviluppo di ogni Coscienza di Sé verso il Se di ogni singolo soggetto.
Quando la propria vita fallisce e il soggetto ha rinunciato al proprio cammino nell'infinito la sua Energia Vitale, trasformatasi in Energia di Morte, viene dissipata perde la coscienza che era e, assorbita da una forza vitale più grande, ritorna riaccelerata a disposizione di un'altra Coscienza di Sé, un altro soggetto, continuando il proprio cammino lungo il sentiero che, accrescendo la Coscienza di Sé, la porta alla Coscienza del Se. Di quella Coscienza non resterà traccia.
Questa è la MORTE!

Diventare consapevole significa anche poter perdere la consapevolezza e ritornare nello stadio di inconsapevolezza. "avanti o indietro la strada è ugualmente lunga e ugualmente piena di possibilità". Questo ha sconcertato gli antichi veggenti. Uscire dal Nun implicava anche la possibilità di ritornare ad essere parte del Nun. Solo il desiderio manipolava a sufficienza l'Energia Vitale nella singola coscienza tanto da permettergli di espandersi nell'oggettività in cui era germinata. Poi, quel corpo spariva. Qualche volta non rimaneva nulla, qualche volta rimaneva qualche cosa, un altro corpo diverso dal precedente, che continuava ad esistere per espandersi in una nuova e diversa qualità d'esistenza.

Una religione legge la creazione per affrontare la morte. Descrivere la qualità della visione del veggente che percepire la creazione significa indicare la funzione della morte. Indicare la funzione della morte all'interno della creazione significa definire la qualità religiosa della vita e le relazioni che i singoli individui costruiscono col mondo in cui vivono.

A fondamento della nascita del nuovo universo non c'è l'intelligenza, ma c'è il desiderio. Eros, manifestato da uno stato di Necessità che diventa l'Intento della trasformazione. Il movimento dell'universo va dalla fine della Coscienza Universale che torna nell'inconsapevole, diventa Nun, Gaia, all'emergere delle infinite singole coscienze dal Nun, da Gaia. Dapprima coscienze gigantesche che sembrano non conoscere il tempo tanto lente sono le loro trasformazioni come le Galassie poi, via, via, coscienze sempre più piccole che emergono grazie alle condizioni che le Coscienze di Sè più grandi, nei loro processi adattativi, hanno costruito. Coscienze dentro coscienze fino a coinvolgere tutta l'Energia Vitale dell'universo.

I veggenti dei Veda hanno letto nel desiderio la forza che porta alla morte; parte della filosofia moderna ha posto Eros e Tanatos a fondamento della vita come proposto da Freud.

Ed è a questo che portano le creazioni e il loro sviluppo nella pratica di vita degli Esseri Umani.

Nella religione egiziana il morto, si presenta alla soglia e proclama il suo diritto ad essere accolto come un dio. Qualcuno pesa le emozioni che ha manipolato nella sua esistenza (il suo cuore) e ciò che ha costruito nella sua vita è quanto gli consente di superare la soglia.

Il cuore è il centro delle emozioni, del desiderio. Gli sforzi e le scelte della vita si sommano nel cuore e nella religione egiziana (tratto da "Il libro dei Morti" egiziano cap. XXVI pubblicato da "Testi religiosi dell'Antico Egitto ed. Mondadori).

"Il mio cuore mi appartiene nella dimora dei cuori, il mio muscolo cardiaco mi appartiene nella dimora dei muscoli cardiaci. Possa avere il mio cuore che riposa con me, sennò non potrò mangiare i pani di Osiri sulla riva orientale del lago-gay; un battello scenderà il fiume, un altro lo risalirà, ma io non potrò andare nel battello nel quale tu sarai. Possa io avere la mia bocca, sicché possa parlare con essa, e le mie gambe per camminare e le mie braccia per abbattere i miei nemici!
Le porte del cielo si aprono per me; Gheb, il principe degli Dèi, apre per me le mie mascelle e apre i miei occhi che erano chiusi, stende le mie gambe che erano rattrappite. Anubi rende salde le mie ginocchia in modo che posso mettermi in piedi, e la divina Seknmet mi fa rialzare. Si esegue quello che ho ordinato al Menfi. Riprendo conoscenza grazie al mio cuore, ho l'uso del mio muscolo cardiaco, ho l'uso delle braccia, ho l'uso delle gambe, ho la possibilità di fare quello che il mio ka desidera. Non saranno tenuti prigionieri la mia anima e il mio corpo alle porte dell'Occidente."

E ancora il capitolo XXIX

"Va indietro, o messaggero di qualunque dio! Se sei venuto per togliermi il mio muscolo cardiaco di vivente, non ti sarà dato, tu che cammini e obbedisci agli dei delle offerte. Cadano sulle loro facce e vaghino essi stessi sulla terra".

Qualcun altro vuole appropriarsi dell'Energia Vitale manipolata mediante le sue emozioni per impedirgli di superare la soglia della morte. Qualcuno vuole appropriarsi del suo cuore.

Dice il Libro dell'Anticristo:

Piccole meschinità e grandi progetti; grandi meschinità e piccoli progetti entrarono in gioco.
L'Energia Vitale non può mai essere ferma.
Quando questo succede l'Energia Vitale si trasforma in Energia di Morte: la fonte di ogni male!
L'immobilità; l'orrore!
La pace nei sensi e nelle brame.
L'arresto di ogni percorso verso la Coscienza di Sé e del Se.

La tua coscienza viene in essere, emerge dall'Energia Vitale inconsapevole e marcia verso la Coscienza Universale, ma qualcuno vuole trasformarti in cibo e impedirti di raggiungere la meta attrezzato per superarla. Qualcuno vuole privare il tuo cuore delle emozioni che hai forgiato nelle contraddizioni della tua vita.

Eppure, gli stessi Veda sapevano che solo la morte trasformava gli Esseri Umani (in realtà tutti gli Esseri della Natura) in immortali.

"La morte allora parlò agli Dèi: "Se è così, allora sicuramente tutti gli uomini diventeranno immortali. Quale sarà il mio destino?" Gli Dèi dissero: "D'ora in poi nessuno diventerà immortale con il corpo. Dopo che tu avrai preso il corpo come tua parte, solo allora chiunque stia per diventare immortale, per opere o saggezza, lo diventerà, cioè, dopo aver abbandonato il corpo". Satapatha-brahmana X,4,3,9

Ma sempre nel Satapatha-brahmana si parla di "bene" compiuto dall'uomo riguardo la bilancia del lato destro dell'altare e le buone azioni solleverebbero la bilancia in suo favore. Ma quali sono le buone azioni? Qual è il retto agire se l'uomo, come altro Essere dell'Universo, è spinto dal desiderio?

Ovviamente la veicolazione del desiderio. Al desiderio che lo ha posto in essere, la gestione del desiderio nella sua età adulta. Il desiderio porta Brahma al sacrificio della propria coscienza; il desiderio spinge le Coscienze di Sè ad uscire dal Nun; il desiderio spinge l'Energia Vitale a far sgorgare sempre nuove coscienze e consapevolezze; il desiderio spinge le Coscienze ad espandersi nell'oggettività in cui sono nate: IL MALE STA SOLO NELLA NEGAZIONE DEL DESIDERIO!

La volontà e l'intelligenza veicolano il desiderio. Che è il desiderio di Ptah, Atum, Ammone, Tiamat, Enlil, fino a diventare soggetto agente in ogni Essere nei greci come Fanete o Eros.

Chi desidera è un cacciatore di vita; chi ha cessato di desiderare ha accettato di essere una preda. Può essere indifferente al suo stato di preda, ma sottrae sé stesso alla ricchezza della propria specie.

Il vangelo dell'Anticristo non considera la morte come fa il Satapatha-brahmana:

"La persona nel globo celeste dell'aldilà è la Morte. La radiosità splendente che emana dal globo è l'immortalità; perciò non può la morte morire, poiché è racchiusa dentro l'immortale; pertanto la Morte non può essere vista, poiché è racchiusa nell'immortalità." Satapatha-brahmana X, 5,2,3-4

Ciò che porta all'immortalità è la nascita. Gli esseri, mediante il desiderio cercano la nascita, non la morte. Gli Esseri cercano la morte formale solo perché il bisogno e la consapevolezza profonda è la nascita. Non si tratta di un punto di vista, si tratta di fermare un inganno: c'è una MORTE che non apre a nessuna immortalità; a nessun infinito. Chi si è trasformato in preda aspetta una morte che non apre nessuna porta verso l'infinito perché non ha emozioni né ha coinvolto passioni nelle scelte della propria vita.

Non ha veicolato il desiderio che lo ha portato a nascere.

Scrivo nel Libro dell'Anticristo:

Quando la propria vita fallisce e il soggetto ha rinunciato al proprio cammino nell'infinito la sua Energia Vitale, trasformatasi in Energia di Morte, viene dissipata perde la coscienza che era e, assorbita da una forza vitale più grande, ritorna riaccelerata a disposizione di un'altra Coscienza di Sé, un altro soggetto, continuando il proprio cammino lungo il sentiero che, accrescendo la Coscienza di Sé, la porta alla Coscienza del Se. Di quella Coscienza non resterà traccia.

Questa è la MORTE!

Ma perché c'è questa morte? C'è! E quando il veggente la vede sposta immediatamente la sua attenzione su coloro che, invece, hanno trasformato la morte del loro corpo in nascita di un altro e diverso corpo. Il veggente stila una classifica: colui che ha trasformato la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso ha fatto il "bene", colui che, invece ha fatto coincidere la morte del corpo fisico con la morte della propria coscienza, ha sicuramente fatto il male. Quando il veggente guarda il mondo, mille e mille occhi lo stanno a guardare. Il veggente che guarda l'inizio dell'universo è uscito dalla protezione che Zeus ha costruito per gli Esseri della Natura ed egli si trova a guardare le trasformazioni della vita con gli occhi di un Titano, ma senza essere un Titano. Qualcuno direbbe che mentre il veggente guarda l'abisso, l'abisso lo sta guardando. Solo che l'abisso è nel suo mondo, con tutti gli adattamenti che ha messo in atto nel tempo, il veggente è uscito dal suo mondo ed è disarmato davanti all'abisso.

Nell'abisso c'è chi prepara la trappola per il veggente il quale, troppo spesso, ammalato dall'onnipotenza della propria visione dimentica la relazione che c'è fra lui e gli infiniti esseri della vita che vanno a caccia della sua Energia Vitale. Come per Dumuzi:

"Inanna fissò lo sguardo su di lui, uno sguardo di morte,
pronunziò una parola contro di lui, una parola di collera,
Gettò un grido contro di lui, un grido di dannazione:
"E' lui, portatelo via!"
Così la divina Inanna consegnò nelle loro mani il pastore Dumuzi.
Ora quelli che l'accompagnavano,
Quelli che accompagnavano Dumuzi,
Erano degli esseri che non conoscevano il cibo, non conoscevano l'acqua,
non mangiavano la farina cosparsa di sale,
Non bevevano l'acqua delle libazioni,
(erano) di quelli che non colmano di gioia il grembo della donna,
Non abbracciano i bimbi ben nutriti,
Strappano il figlio dell'uomo dalle sue ginocchia,
E portano via la nuora dalla casa del suocero.
E Dumuzi piangeva, fatto verde in viso,
Verso il cielo, verso Utu egli levò la mano:
"Utu, tu sei il fratello della mia sposa, io sono il marito di tua sorella!
Io sono quello che porta la panna a casa di tua madre!
Io sono quello che porta il latte a casa di Ningal!
Fa' della mia mano la mano di un drago,
Fa' del mio piede il piede di un drago,
Lascia che io sfugga ai demoni, che essi non s'impadroniscano della mia persona".

(Tratto da I Sumeri alle radici della storia di S. N. Kramer ed. Newton compton)

Chi non vive con desiderio e intento non si aspetta che qualcuno pasteggi di lui.

Questo accade ad alcuni veggenti che non sono accorti e che trasferiscono sugli Esseri Umani convinzioni distruttive.

Due azioni fece Dumuzi che lo portarono all'autodistruzione: quando era forte non visse con passione; quando era libero ignorò il mondo e chi poteva tendergli degli agguati.

Quando per lui venne la tempesta, non ne conosceva la natura, né era attrezzato per farvi fronte.

E la tempesta si presentò sotto forma della furia di Inanna che emersa dagli inferi lo sacrificò.

Quando arriva la morte del corpo fisico non si è attrezzati per farvi fronte. E i "demoni", gli Esseri che si cibano di Energia Vitale Stagnata, usando gli Esseri Umani come bestiame da allevamento cullano i veggenti nell'illusione: i veggenti vedono la nascita dell'universo e i "demoni" vedono nei veggenti le loro prede. Quelli che si cibano di Energia Vitale stagnata:

"... tu che cammini e obbedisci agli Dèi delle offerte."
Eppure, a questi "dei delle offerte", a questi Esseri di Sola Energia Vitale, i veggenti sono pronti ad offrire loro in pasto gli Esseri Umani:
"Se per sei mesi un uomo pratica lo yoga,
eternamente liberato egli ottiene l'infinito,
il supremo, il misterioso, lo yoga completo.
Ma un uomo che è pieno di passione e inerzia,
sebbene possa essere altrimenti illuminato,
e colui che è attaccato a figlio, moglie e famiglia,
mai potranno ottenerlo, assolutamente mai!"

Jabala Upanisad 4-6

Non è vero quanto afferma in questo passo la Jabala Upanisad, è un inganno. E' vero il contrario: gli esseri della natura sono nati per generare e coltivare il futuro. Non farlo significa sacrificare l'occasione dell'eternità della nostra esistenza. Significa non essere in grado di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. Se si rinuncia ad alimentare le forze che sono a fondamento della vita, si rinuncia alla vita. Quando, anziché espandersi nel mondo, ci si chiude in sé stessi separandoci dal mondo, allora si rinuncia alla vita.

E ancora nel Bhaghavad Gita, Krsna afferma:

La rinuncia di chi compie il dovere prescritto solo perché dev'essere compiuto, senza nessun attaccamento ai frutti della sua attività, deriva dalla virtù;
Chi, situato nella virtù, non trova attrazione per le azioni gradevoli e avversione per quelle penose, è completamente libero dal dubbio.
E' impossibile, di fatto, smettere di agire, ma chi agisce senza desiderare i frutti della sua attività pratica la vera rinuncia.
Chi non ha praticato la rinuncia dopo la morte si trova a dover soffrire i frutti delle sue azioni, ma chi è nell'ordine di rinuncia non dovrà godere né soffrire di tale risultato.
O Arjuna dalle potenti braccia, apprendi da me i cinque fattori dell'azione: sono descritti dalla filosofia Sankhya come il luogo dell'azione, l'autore, i sensi, lo sforzo, l'Anima Suprema.

Da Bhaghavad Gita, canto XVIII, 9-14 (dal Mahabharata scritto fra il III a.c. e il IV d.c.)

In nessuna di queste prescrizioni c'è il desiderio o la voluttà. In nessuna c'è la passione e il coinvolgimento emotivo. In nessuna di queste istruzioni il soggetto che agisce è responsabile del suo agire e in nessuna deve essere coinvolto emotivamente. La struttura emotiva dell'individuo, chiunque sia, che viene plasmata dal coinvolgimento nell'azione deve essere separata e negata nell'agire dell'individuo. L'istruzione di Krsna è la separazione dell'agire dell'individuo dalle emozioni che lo spingono ad agire. L'azione diventa puro atto meccanico e non ricerca di relazione emotiva. L'individuo non è coinvolto nell'azione, non ne è responsabile. L'azione che mette in atto non lo trasforma, non lo dilata, non manipola la sua Energia Vitale per costruire il suo corpo luminoso.

E' l'inganno dei veggenti che non sono riusciti a vedere dentro di loro le stesse forze che hanno prodotto la nascita dell'universo. Essi subiscono l'inganno di esseri che li trasformano in prede costringendoli ad ignorare la vita e il desiderio di espansione che la vita spinge dentro di loro. Costoro fanno coincidere la morte del corpo fisico con la morte della loro coscienza.

Quel distacco continuo che hanno sistematicamente operato fra le forze della vita ed i corpi che quelle forze manifestavano era il fondamento dell'inganno che hanno subito. Quell'inganno lo hanno trasferito alla specie umana trasformando la specie umana in bestiame da allevamento dei "signori del male". Nella Natura molti Esseri falliscono nella trasformazione della morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. Ma spesso, questo fallimento, fa parte delle strategie evolutive delle singole specie: dalla quantità emerge la qualità che, invece, riesce a trasformare la morte del corpo fisco in nascita del corpo luminoso: come ha fatto l'universo che nell'atto del "sacrificio" ha trasformato il suo corpo luminoso in corpo fisico per poter ricostruire il proprio corpo luminoso.

Il veggente si trovò nella stessa condizione del delirante della bibbia:

"E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra"." Bibbia, Genesi 1, 26

Credeva di essere il padrone dei pesci e degli uccelli e invece era la pecora che veniva munta dagli Esseri Ammalati di Energia Vitale stagnata delle scintille della sua vita. Pensava di essere l'eletto marito di Inanna e, invece, distruggeva la sua esistenza.

I veggenti, spesso, si pensano dei "cacciatori di conoscenza" e percorrono sentieri che non conoscono finendo per essere prede di cacciatori che quei terreni conoscono molto bene.

Ci sono parole diverse che hanno tuonato al momento della morte del Corpo Fisico e che ancora echeggiano con voce divina:

"L'Osiride, lo Scriba Ani: Salute a te, o Toro della Terra d'Occidente! Thoth, Re dell'Eternità, è con me! Io sono il grande Dio a bordo della Nave Divina. Ho combattuto per te. Sono uno di quegli DEI, i Divini Giudici, che hanno giustificato la voce di Osiride davanti ai suoi nemici il giorno della pesatura delle parole.
Sono un tuo congiunto, Osiride! Sono uno di quegli Dei, i figli di Nut, che tagliarono a pezzi i nemici di Osiride e che incatenarono i ribelli per lui! Io sono un tuo congiunto Horo! Ho combattuto per te. Sono venuto per il bene del tuo nome!
Io sono Thoth, che giustificò la voce di Osiride davanti ai suoi nemici il giorno della pesatura delle parole nel Palazzo del Grande e dell'Antico che è ad Eliopoli! Ra disse: "Toth, giustifica la voce di Osiride davanti ai suoi nemici!" Che Thoth esegua il suo ordine per me!
Io sono insieme ad Horo come il vendicatore della spalla sinistra di Osiride, che è a Sakhem. Io entro ed esco fra gli Dei che vi si trovano, il giorno della distruzione dei ribelli a Sekhem. Io sono insieme a Horo il giorno delle feste di Osiride, quando vengono tributate offerte il sesto giorno della festa di Denit a Eliopoli.
O tu che fai avvicinare le anime perfette alla casa di Osiride, che fai avvicinare con te alla casa di Osiride l'eccellente anima dell'Osiride, lo Scriba Ani, giustificato di voce! Che egli ti ascolti, che veda proprio come vedi tu, che si alzi proprio come ti alzi tu, e che si sieda proprio come ti siedi tu!
O tu che dai il pane e offerte di birra due volte al giorno all'anima dell'Osiride, il nobile Ani, giustificato di voce davanti agli Dei, Signori di Abydos, la cui voce è giustificata con te.
O tu che apri la via, che guidi le anime perfette sulla via della Casa di Osiride, aprigli invero la via, e guida l'anima dell'Osiride, lo Scriba e l'Archivista delle offerte di tutti gli Dei, il nobile Ani, la cui voce è giustificata con te!
Possa egli entrare baldanzoso, e possa uscire in pace dalla casa di Osiride! Possa egli non trovare opposizione, e possa non essere respinto! Possa entrare in lode e uscire amato, giacché la sua voce è giustificata!
Possano i suoi ordini essere eseguiti nella casa di Osiride! Possano le sue parole procedere con tè! Possa egli non essere trovato in difetto nella bilancia, che è libera da errore!"

Il discorso di Ani è parte di quelli che vengono definiti "Il libro dei morti Egiziano" e fa parte del "Capitoli dell'Uscita alla luce del sole" ed è tratto da "La saggezza dell'Antico Egitto" di Joseph Kaster edito da Newton & Compton Editori 1998.

Gli uomini che hanno vissuto con passione, desiderio e voluttà, si presentano alla morte del corpo fisico con tutto il Potere di Essere del proprio divenuto. E' col potere del proprio divenuto che, secondo i greci, l'uomo si presenta all'Olimpo:

Laminetta d'oro di Petelia

Troverai a sinistra delle case di Ade una fonte, e accanto ad essa eretto un bianco cipresso: A questa fonte non avvicinarti neppure. Ma ne troverai un'altra, la fredda acqua che scorre dal lago di Mnemosyne: vi stanno innanzi i custodi. Dì': "Son figlia della Terra e del Cielo Stellato. Urania è la mia stirpe, e ciò sapete anche voi. Di sete son arsa e vengo meno: ma datemi presto La fredda acqua che scorre dal lago di Mnemosyne". Ed essi ti daranno da bere dalla fonte divina; e dopo di allora con gli altri eroi sarai sovrana.

Come si pensa la creazione, così si pensa la morte del corpo fisico. La si spiega e la si giustifica.

Fra il pensiero della creazione e il pensiero della morte c'è il pensiero della vita.

Se il cristiano separa la materia dal suo dio creatore sottoponendo l'uomo alla volontà del dio creatore e privandolo della propria capacità di scelta fuori dall'accettazione della sottomissione, i Rg Veda, pur riconoscendo l'attività delle forze della creazione all'interno della materia, tendono a separare le forze del venir in essere del presente da ciò che viene in essere. Al punto tale da spingere l'uomo a negare le stesse forze che lo hanno spinto a divenire nella vita o che hanno spinto l'universo a venir in essere. Nella Religione Egiziana è ben chiaro il concetto di presentarsi alla morte del corpo fisico attrezzati per superare, come un dio che ha forgiato sé stesso durante la vita, la morte del corpo fisico. "Sei tu attrezzato?" chiede il guardiano a colui che si presenta. "Sai costruire la tua barca?". L'attività creatrice degli egiziani sottolinea il coinvolgimento dell'eros e della voluttà (come in Atum o Ammone). L'azione è ben presente nell'attività creatrice dei Sumeri. Non è solo Apsu o Tiamat, ma lo stesso Enlil modifica il presente in cui vive per permettere alle Coscienze di germinare. Nel mito greco troviamo la vita rappresentata dagli Dèi. Gli Dèi sono la sostanza e le tensioni che attraversano la vita. Gli Dèi sono le condizioni in cui la vita diviene. Gli Dèi sono la sostanza psico-emotiva di ogni Essere che, vivendo, tende a diventare un dio. Il senso della vita, nella religione greca, è il comportamento eroico che porta gli individui ad entrare nelle stanze dell'Olimpo. Ercole è il modello del comportamento eroico.

Tutto questo è il prodotto di veggenti.

Quando i veggenti hanno una visione e quando, invece, proiettano il loro desiderio sulla religione descrivendo una religione che appaga il loro desiderio?

Quanti sono i veggenti che si identificano con Brahma, Enlil, Tiamat, il dio degli ebrei, e danno forma e sostanza alle loro illusioni?

Se l'ambiente culturale in cui essi vivono fa proprie le loro visioni, sia nel loro presente, sia nel loro futuro, si tende a dare un certificato di "autoritas" a tali visioni (speso come rivelazione divina). Ma quelle visioni non rimangono nell'astratto. Quelle visioni vengono messe a fondamento della vita degli uomini, della loro etica, della loro morale. Non è uguale rinunciare all'eros o considerare l'eros a fondamento della propria esistenza. Non è uguale soffocare il desiderio o veicolare il desiderio nella società. Non è uguale scorgere le forze della vita nelle trasformazioni dell'universo e negarle dentro agli Esseri della Natura. Non è uguale considerare un individuo un soggetto che manifesta il dio che cresce dentro di lui o un oggetto di possesso di un dio che lo possiede perché lo ha creato. Non è la stessa cosa.

Quando la visione porta il veggente a fare questa affermazione:

Le Coscienze volevano esistere, vivere, modificarsi, divenire.
Alcune erano enormi, come ammassi stellari; altre così piccole che nessun occhio umano mai le avrebbe viste.
Piccole meschinità e grandi progetti; grandi meschinità e piccoli progetti entrarono in gioco.
L'Energia Vitale non può mai essere ferma.
Quando questo succede l'Energia Vitale si trasforma in Energia di Morte: la fonte di ogni male!

Il libro dell'Anticristo

Non è possibile pensare ad una creazione che non sia all'origine di un processo evolutivo nel e del presente. Come le creazioni Hittite, Greche, Sumere ed Egiziane, erano il fondamento di un divenire in essere, così la creazione del Rg Veda dispiega un possibile futuro che però viene ucciso dai veggenti mediante la separazione delle forze della vita dalla vita sessa.

Posso non trovare questi stessi desideri negli Esseri che mi stanno attorno? Proprio perché ho trovato queste forze negli Esseri che mi stanno attorno ho potuto assistere allo spettacolo del divenire dell'universo. Proprio perché ho assistito al venir in essere dell'universo posso comprendere altri Veggenti, di altre culture, che assistettero al medesimo spettacolo interpretandolo in maniera diversa.

Le persone, come pecore, vengono educate a credere. Nel credere sono fiduciose nei confronti dell'oggetto della loro credenza anche quando questi le porta al macello della vita

Fine del discorso sulla creazione.

Fine sesta parte: La creazione nel Libro dell'Anticristo e la creazione nei Veda: dalla creazione alla morte;

Il discorso sulla creazione comprende sei capitoli:

1) La creazione ebrea e cristiana e i suoi effetti nella vita dell'uomo;

2) Il significato delle creazioni Sumere ed Egiziane. Dalla maturità degli antichi all'infantilismo ebreo e cristiano;

3) La creazione nei Veda e la creazione egiziana: i sensi come Dèi;

4) La creazione nell'Inno al Purusa alle cosmogonie greche e la creazione del Libro dell'Anticristo;

5) La creazione nel Libro dell'Anticristo, come continuità alle creazioni Sumera ed Egiziana;

6) La creazione nel Libro dell'Anticristo e la creazione nei Veda: dalla creazione alla morte;

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 - Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Per i sei capitoli della creazione nella Religione Pagana sono stati usati e consultati i seguenti testi:

Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

Bibbia

Enuma Elish

Teogonia di Esiodo - ed. Bur

Critica alla Ragion Pura di Kant - Ed. latreza

I Sumeri alle radici della civiltà di Kramer - Ed. Newton Compton Editori

Storia delle religioni Biblioteca La Repubblica (Uomini e Dèi della Mesopotamia di Bottéro-S:N:Kramer)

Testi religiosi dell'Antico Egitto ed. Mondadori

I Presocratici di Diels e Kranz - Ed. Laterza

Bhaghavad Gita Anonimo indiano - Ed. La spiga

Dizionario delle mitologie e delle religioni di Yves Bonnefoy - Ed Bur

Il Libro dell'Anticristo

I Veda Mantramanjari di Raimon Panikkar - Ed. Bur

La saggezza dell'Antico Egitto di Joseph Kaster

Upanisad Vediche (sia edizione Tea che in Internet da Eurobindo)

Le religioni dei Misteri - Paolo Scarpa Ed. Lorenzo Valla

Quotidiano La Repubblica

1) La creazione ebrea e cristiana nella vita dell'uomo;

2) Dalla creazione infantile cristiana alla maturità delle creazioni sumere ed egiziane;

3) La creazione nei Veda e la creazione egiziana: i sensi come Dèi;

4) La creazione nell'Inno al Purusa alle cosmogonie greche ella creazione del Libro dell'Anticristo;

5) La creazione nel Libro dell'Anticristo, la creazione Sumera e la creazione Egiziana;

6) La creazione nel Libro dell'Anticristo e la creazione nei Veda: dalla creazione alla morte;

Marghera, 18 novembre 2013

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

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L'idea della creazione nella Religione Pagana

L'idea del venir in essere del mondo è un'idea antichissima. Platone, gli ebrei e i cristiani hanno trasformato il modo di pensare l'inizio del mondo e della vita come un'idea di legittimazione del loro potere e della loro necessità di dominare il mondo. A noi, come Federazione Pagana, interessa riportare l'idea al significato religioso originale commentando le trasformazioni che questa idea ha avuto nel corso del tempo.