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Cronaca quotidiana di pensieri Pagani

13 maggio 2026

Giugno 1995: menzogne e ipocrisia di Wojtyla sulle donne

Tutta l'attuale discriminazione della donna, che è la base della discriminazione sociale per numerosi gruppi sociali, classi, settori economici, è opera dei cristiani e della chiesa cattolica in primis.

La discriminazione consiste nella negazione del principio di uguaglianza.

Nel cristianesimo, come nella chiesa cattolica, la discriminazione avviene perché nei vangeli, il Vangelo di Luca, Dio stupra Maria senza chiederle il consenso e induce Maria a cantare le lodi del suo stupratore che l'ha scelta fra tutte le donne che avrebbe potuto stuprare.

Il Dio cristiano si appropria del corpo e della volontà di Maria; siamo davanti ad un'appropriazione del corpo per fini che quel corpo non contemplava. Siamo davanti alla maledizione di Dio per Eva che ha raggiunto la conoscenza di Dio. Siamo davanti al desiderio sadico con cui Paolo di Tarso sottomette e maledice la donna dall'alto della sua impotenza sessuale.

Il 26 giugno 1995 appare su La Repubblica a pag. 16, un articolo a firma di Maria Stella Conte dal titolo "Wojtyla chiede scusa alle donne" con un sottotitolo che recita "Anche la chiesa a volte le ha discriminate".

Si sta avvicinando il Giubileo del 2000 e troppe voci stanno accusando la chiesa cattolica di atti criminali nei confronti delle donne. Si sta avvicinando la Conferenza sulle donne di Pechino organizzata dall'ONU.

Scrive Maria Stella Conte nel suo articolo:

Lo fa dal balcone di piazza San Pietro, con ai piedi ventimila fedeli, nell'ultima domenica di giugno. Parla di «cultura dell'uguaglianza», Wojtyla, e si «rammarica» che le donne siano state vittime di discriminazioni da parte della stessa Chiesa immemore delle parole di Cristo, il quale ebbe - in un tempo in cui «pesava sulle donne il retaggio di una mentalità che le discriminava profondamente» - un atteggiamento di «coerente protesta contro ciò che offende la dignità della donna».

Sono parole oltraggiose.

Quando il Pederasta di Nazareth avrebbe protestato contro "ciò che offende la dignità delle donne"?

Gesù umilia le donne, chiamandole "peccatrici", e verso le quali, non si sa con quale diritto, afferma di esercitare "comprensione" che, di fatto, è malvagità in quanto le umilia per essere sopravvissute nelle condizioni sociali imposte.

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

Vangelo di Luca 10, 38-42

Maria lo sta adulando, lo omaggia, lo venera. Gesù si compiace di questa sottomissione e rivolge il suo disprezzo per Marta che, anziché adularlo, gli sta preparando il pranzo. Si tratta di disprezzo per la donna che lavora e apprezzamento per l'adulazione.

Questo non è rispetto, ma disprezzo.

E ancora:

Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito";

Vangelo di Giovanni 4, 11-17

Con una donna gentile, Gesù fa lo sborone, il gradasso, delira di onnipotenza al solo fine di stupire quella donna salvo umiliarla per non essere sottomessa ad un marito. La umilia perché, in quel momento, non è posseduta da qualcuno. Si tratta sempre di un atteggiamento di disprezzo. Quel disprezzo che i cristiani hanno sempre avuto per le donne non sposate che definivano "zitelle".

E ancora:

Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti». Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».

Vangelo di Matteo 12, 46-50

In questo passo osserviamo il disprezzo di Gesù per sua madre. Per Gesù, sua madre è una serva di nessun valore. Questo è il ruolo della donna nei vangeli cristiani.

E ancora:

Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «E' lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra commette adulterio».
Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Matteo 19, 3-12

La disgrazia dell'uomo che si sposa. Secondo Gesù l'uomo non può divorziare, tanto meno la donna. Secondo Gesù la donna castrerebbe l'uomo perché non la può ripudiare se non nel caso di "concubinato". Nessuno si chiede se la donna può ripudiare l'uomo in caso che l'uomo ha rapporti con altre donne? La discriminazione sociale nasce da questo.

E ancora:

Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

Luca 7, 37-38

In Luca la donna viene bollata come peccatrice che si affanna ad omaggiare Gesù. Gli bacia i piedi in segno di autoumiliazione, li lava e li profuma. Gesù si compiace di questa sottomissione. Si tratta del principio cristiano di imporre il senso di colpa per ciò che è naturale nella vita. A questa donna hanno imposto tanti sensi di colpa che è disposta ad umiliarsi per un po' di comprensione.

Tutto questo deriva dalla dottrina ebrea e cristiana.

E' il loro Dio che ordina:

Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».

Genesi 3, 16

E chi sei tu donna per andare contro all'ordine di Dio?

La sottomissione della donna è un aspetto sociale su cui insiste l'impotente Paolo di Tarso.

Dice Paolo di Tarso:

In Efesini 5,22-24:

"Mogli, siate sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.

In Colossesi 3,18:

"Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore."

In 1 Corinzi 11,3:

"Voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l'uomo, e che il capo di Cristo è Dio."

Se Wojtyla voleva davvero discolparsi delle atrocità che ha ideologicamente commesso, doveva condannare il suo Dio, il pederasta in croce e Paolo di Tarso (oltre a qualcun altro).

Quando Maria Stella Conte scrive il suo articolo, si sta avvicinando la data della Conferenza Internazionale sulla Donna organizzata dall'ONU che non si terrà in uno Stato cristiano, ma in uno Stato "comunista", dove i cristiani non potranno spacciare la loro ideologia emarginante.

Maria Stella Conte cita Wojtyla nell'articolo:

«Egli infatti - dice il papa - stabilisce con le donne un rapporto improntato a grande libertà e amicizia. Se ad esse non attribuisce il molo degli apostoli (è il motivo per il quale la Chiesa cattolica non ammette donne al sacerdozio, ndr), le fa tuttavia prime testimoni della sua Risurrezione e le valorizza per l'annuncio e la diffusione del Regno di Dio».

La discriminazione delle donne fatta da Gesù ha le caratteristiche della pulsione di dominio propria del macismo omosessuale. Il dominio dell'uomo sulla donna che deve obbedire accusando la donna di essere una peccatrice se non obbedisce agli schemi morali imposti.

La ricerca della libertà della donna, come richiesta di uguaglianza, è una lunga storia che ha come nemico la chiesa cattolica e i cristiani in generale. Tutti leggono la bibbia e i vangeli; tutti fanno proprio il principio attraverso il quale la donna deve essere sottomessa.

Scrive ancora Maria Stella Conte nell'articolo su citato:

E di più ancora. Il papa ricorda che il «rispetto dell'uguaglianza tra uomo e donne in ogni ambito della vita è una grande conquista della civiltà. Ad essa hanno contribuito le donne stesse con la loro sofferta e generosa testimonianza quotidiana, ma anche con i movimenti organizzati che, soprattutto nel nostro secolo, hanno posto questo tema all'attenzione universale». Certo, il pontefice sa che ci sono donne che vivono ancora «una condizione di inferiorità».

Il nemico delle donne era la chiesa cattolica che provvedeva a bruciarle sul rogo, qualora non si sottomettessero, anche se spesso torture e roghi erano dettati esclusivamente dal desiderio di riaffermare il dominio da parte della chiesa cattolica.

Non è che ci sono donne che vivono ancora una condizione di inferiorità. Le donne vivono in condizioni di inferiorità nei paesi dominati dalla chiesa cattolica e da tutte le religioni rivelate. Le donne vivono in condizioni di uguaglianza giuridica là dove la chiesa cattolica è stata sconfitta.

L'uguaglianza della donna è stata conquistata dai "comunisti": dal diritto all'aborto al diritto al divorzio fino all'indipendenza economica e sociale delle donne. Nei paesi cristiani, fino a qualche decennio fa, la donna non poteva ereditare ed era proprietà privata di padri e di mariti che spesso combattevano la loro ribellione alla sottomissione con i manicomi.

Sofferenze in nome del cristianesimo e della chiesa cattolica.

Scrive ancora Maria Stella Conte nell'articolo su citato:

Questo, però, non deve distogliere dal ricercare quell'uguaglianza «affermata fin dalla prima pagina della Bibbia, nello stupendo racconto della creazione. Dice il libro della Genesi: Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò».

Solo che nello scrivere l'articolo, Maria Stella Conte, si dimentica di citare Genesi 3, 16 dove Dio ordina la sottomissione della donna all'uomo.

Nello stesso articolo, Maria Stella Conte, cita Ida Magli e dice:

non convince l'antropologa Ida Magli: «Questo è un pontefice abile nell'accettare con disinvoltura quelle che sono le conquiste delle società laica. Lui sostiene ogni volta, per giustificare la Chiesa, che ci sono errori dovuti al tempo. E allo stesso momento accusa il mondo moderno di essere relativista nei valori. E' una contraddizione inaccettabile. O esistono valori assoluti, o l'unico valore assoluto è che non esistono valori assoluti. Delle due l'una». Wojtyla umilmente porge l'altra guancia alle donne? Macché. E' un altro il papa che ha davanti agli occhi Ida Magli: è quello che «si batte ad ogni piè sospinto contro il divorzio, la contraccezione, l'aborto, che porta ad esempio le donne che muoiono per dare al mondo un figlio, o che vengono stuprate, e che arriva buon ultimo a riconoscere valori illuministi come quello dell'uguaglianza . . .».

Non si tratta del concetto di uguaglianza, ma del concetto di tutti uguali in ginocchio davanti a me. Il concetto di uguaglianza è quello dell'uguaglianza giuridica di tutti gli uomini con Dio dove, Dio deve essere condannato per delitto, per tutti i delitti contro l'umanità che si è attribuito nella bibbia. Solo dopo quella condanna giuridica, che coinvolge tutti i suoi adoratori, si può parlare del concetto di uguaglianza.

Il Gazzettino del 26 giugno 1995 pubblica un articolo dal titolo "Il papa chiede perdono alle donne: "Si la chiesa vi ha discriminato"." Con un sottotitolo: «Ma ora rispetto della piena uguaglianza con l'uomo»

Scrive Paglialunga:

Giovanni Paolo II è tornato a parlare della donna perché, evidentemente, è molto interessato alla Conferenza promossa dall'Onu e che si terrà a Pechino a settembre. E, quasi a prevenire la prevedibile accusa secondo cui la Chiesa, di fatto, discrimina le donne quando non le ammette al sacerdozio, ribadisce che Cristo stesso non ha voluto dare loro il ruolo proprio degli apostoli, ma ha stabilito con esse «un rapporto improntato a grande libertà ed amicizia, le ha volute prime testimoni della Resurrezione e le ha valorizzate per l'annuncio e la diffusione del Regno di Dio».

La domanda che deve essere fatta è: come ci si può difendere da giornalisti che usano il loro ruolo per fini di propaganda fingendo ignoranza e asservendosi al più forte contro i cittadini?

Non c'è libertà della donna senza la libertà di abortire quando e come la donna vuole. Il corpo della donna è sempre un corpo a disposizione della società che per dominare la donna usa medici, mariti, amanti, servizi sociali, poliziotti e magistrati privi di dignità morale come intesa dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

La conferenza promossa dall'ONU a Pechino prenderà delle decisioni e, ancora una volta, contro quelle decisioni sarà schierato il terrorismo della Chiesa Cattolica.

 

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Ultima modifica 12 febbraio 2021

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