EQUINOZIO DI PRIMAVERA






Il prossimo rito Religioso dell'Equinozio di Primavera si celebrerà presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia in Via Ca' Gamba Settima Traversa 3/B, sabato 25 marzo 2017 con le stesse modalità degli anni precedenti. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

Il rito religioso dell'Equinozio di Primavera si è celebrato presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia sabato 19 marzo 2016 con le stesse modalità degli anni precedenti. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

Il rito Religioso dell'Equinozio di Primavera si è celebrato presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia sabato 21 marzo 2015 con le stesse modalità degli anni precedenti. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

Il rito Religioso dell'Equinozio di Primavera si è celebrato presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia sabato 22 marzo 2014 con le stesse modalità degli anni precedenti. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

Il rito Religioso dell'Equinozio di Primavera si è celebrato presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia sabato 23 marzo 2013 con le stesse modalità degli anni precedenti. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

Il rito Religioso dell'Equinozio di Primavera si è celebrato presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia sabato 24 marzo 2012 con le stesse modalità degli anni precedenti. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

Il rito Religioso dell'Equinozio di Primavera si è celebrato presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia sabato 26 marzo 2011 con le stesse modalità degli anni precedenti. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

Il rito Religioso dell'Equinozio di Primavera si è celebrato presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia in Via Ca' Gamba Settima Traversa 3/B, sabato 20 marzo 2010 dalle ore 17.00 con le stesse modalità degli anni precedenti. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

Il rito Religioso dell'Equinozio di Primavera si è celebrato presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia sabato 21 marzo 2009 con le stesse modalità degli anni precedenti. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

Il rito Religioso dell'Equinozio di Primavera si è celebrato presso il Bosco Sacro di Jesolo- Venezia sabato 22 marzo 2008. Contatta la Federazione per ulteriori informazioni

L'ultimo rito dell'equinozio di primavera si tenuto presso il Bosco Sacro il 24 marzo 2007. Vai alla sequenza fotografica del rito Foto rito Equinozio di Primavera 2007 e contatta la Federazione per ulteriori informazioni

L'ultimo rito dell'equinozio di primavera si tenuto presso il Bosco Sacro il 25 marzo 2006. Leggi la descrizione del rito e contatta la Federazione per ulteriori informazioni.

 

IL SENSO DEL RITO DELL'EQUINOZIO DI PRIMAVERA!



Non vorrei che qualcuno equivocasse sul senso magico dei rituali.

I riti che organizziamo sono delle vere e proprie azioni magiche il cui scopo è da un lato finalizzare l'attenzione e l'Intento dei partecipanti e dall'altro chiamare le forze del mondo, la loro attenzione, affinché allineino i loro Intenti ai nostri. Il rito è una manifestazione collettiva in cui i partecipanti fondono la propria attenzione e armonizzano i loro Intenti (che in questo caso è la partecipazione alla costruzione della vita, del futuro) all'interno di un mondo che alimenta i propri intenti e che, pertanto, manifesta attenzione a quanto può favorire i propri Intenti.

Posso ritenere che non tutte le persone che partecipano al rito abbiano famigliarità con gli DEI del mondo e con gli DEI che noi citiamo negli Inni che abbiamo scelto. Questa è l'ultima cosa che ci interessa. Tutte le persone che partecipano alle nostre attività hanno PASSIONI, TENSIONI, DESIDERI, POTERE DI RAPPRESENTAZIONE DI SE' STESSE nella vita. In altre parole manifestano nella loro esistenza le qualità e le azioni nelle quali noi vediamo l'espressione degli DEI del mondo e loro stesse, quando pensano che in quell'azione hanno manifestato un aspetto del loro divino che trova riscontro nel divino oggettivo del mondo, sono pervase da una forza che le spinge ad andare oltre, ad osare, ad affrontare ciò che prima incuteva loro paura o timore.

Il rito dell'Equinozio di Primavera celebra la nascita. Ogni nascita. La nascita in sé. Celebra ogni trasformazione della coscienza nella vita che è sempre un emergere di un nuovo modo di "nascere" nel mondo ad ogni trasformazione. Nasce il seme, l'uovo, il feto. Nasce il bambino, il cucciolo, la pianta. Nascono gli individui adulti, sessualmente formati. Nascono i corpi luminosi che gli adulti hanno costruito nelle sfide che la vita ha riservato loro. La vita è una nascita continua. Una continua trasformazione in cui un presente fonda un possibile futuro. Questo quanto viene celebrato e ricordato nel rito dell'Equinozio di Primavera. Come Persefone emerge dall'Ade in cui ha generato la vita, così Afrodite emerge dalle acque dell'inconsapevolezza per alimentare la consapevolezza di ogni Essere della Natura.

Prendiamo il discorso degli Inni che ARBITRARIAMENTE io ho scelto per il rito!

Nell'Inno a Zeus è indicata l'attività di Rea per far nascere Zeus e proteggerlo dall'oblio del tempo (dall'essere mangiato da Crono) e come, nel manifestare questo Intento, il mondo accorre. Il mondo nelle sembianze delle Ninfe, dell'Ape, della Capra, della Terra che si “sgrava delle acque”, i Cureti, i Corribanti. C'è, in quest'Inno, l'Essere Femminile, l'Essere Umano femminile, che manifesta la vita e ne protegge la costruzione del futuro: non è forse un'azione che dovremmo SEMPRE tener presente nel nostro essere persone religiose Pagane Politeista?

 

INNO A ZEUS

di Callimaco

(la nascita di Zeus - estratto)


In terra Parrasia ti generò Rea, dove più fitto

il monte era coperto di macchia. Perciò quel luogo

è sacro e, bisognoso di Ilizia, nessun animale

né alcuna donna vi accede, ma lo chiamano

gli Apidanei antico giaciglio del parto di Rea.

Là, quando la madre dal grembo possente ti ebbe deposto,

subito cercò un flutto d'acqua perché del parto

la sozzura nettasse e lavasse il tuo corpo.

Ma ancora non scorreva il possente Ladone né l'Erimanto,

il più lucente dei fiumi, e ancora priva d'acqua era tutta

l'Azenia: ma era destino che ben ricca d'acqua fosse detta

poi. Allora, quando Rea sciolse la cinta,

molte antiche querce sull'umido Iaone

crescevano, e molti carri il Melante portava,

e sul Carione, pur se d'acque vivace, molti

serpenti ponevano tane e a piedi il viandante

sul Crati e su Metope ciottolosa andava

assetato. Ma molta acqua era sotto i suoi piedi.

Allora, presa da angoscia, parlò Rea sovrana:

“Terra cara, sgravati anche tu: il travaglio tuo è lieve”.

Disse la Dea e tenendo in alto il grande avambraccio

colpì con lo scettro il monte. Vi si aprì voragine ampia

e scaturì un grande flutto. Lì rese lucente il tuo corpo,

o Sovrano, e in fasce avvolto ti affidò a Nede, ché ti portasse

nell'antro cretese - e tu crescessi nascosto -,

a Nede, la più veneranda tra le Ninfe che assistettero al parto,

la prima per nascita, dopo Stige e Filira.

E non con vana ricompensa le ripagò il favore la Dea,

ma il flutto col nome di Nede chiamò. Questo, non lungi

dal borgo dei Cauconi detto Lepreo,

possenti si unisce a Nereo, e da esso l'acqua più antica

bevono i figli dell'orsa Licaonia.

Quando Thene lasciò portandoti a Cnosso,

padre Zeus, la Ninfa - era Thene nei pressi di Cnosso -,

allora, o dio, l'ombelico ti cadde: perciò a quella piana

di Ombelica da allora danno nome i Cidoni.

Zeus, ti presero in braccio, dei Corribanti compagne,

le Melie di Dite, e ti cullò Adrastea

in un aureo canestro, e tu suggesti la mammella feconda

della capra Amaltea e ti cibasti insieme di dolce miele.

Perché subito si mise al lavoro l'ape Panacride,

sui monti dell'Ida che son detti Panacra.

E intorno a te danzarono vivace i Cureti la “prylis”

battendo le armi, perché le orecchie di Crono il rimbombo

dello scudo udissero e non il suono dei tuoi vagiti.

[Callimaco, Inni Epigrammi Ecale trad. di Giovan Battista D'Alessio ed. BUR]


Nell'Inno a Pan ci sono vari aspetti del comportamento di Hermes che dobbiamo sottolineare. Come corteggia Driope, come protegge il figlio quando la madre fugge. E come Driope (che come simbologia del mortale si ferma alla forma apparente) abbia il diritto di fuggire mentre Ermes non vede la forma del figlio, ma la qualità del divino che il figlio esprime e accorre veloce: non sono forse azioni che dovremmo SEMPRE tenere presenti come Pagani Politeisti?


Inno Omerico a Pan


Musa cantami il caro figlio di Ermes, bicorne,

dai piedi di capra, amante del frastuono, che vaga

per le valli boscose in compagnia con le Ninfe danzatrici:

esse amano percorrere le cime delle rupi scoscese,

invocando Pan, il dio dei pascoli, dai capelli lucenti,

irsuto, che frequenta tutte le alture nevose

e le cime dei monti e i sentieri pietrosi.

Si aggira in su e in giù per le fitte macchie:

ora è attratto dall'acqua di tranquilli ruscelli,

ora si arrampica su rocce inaccessibili,

salendo sulla cima più alta, per sorvegliare le greggi.

Spesso corre per le grandi montagne biancastre,

spesso attraversa le valli, facendo strage di selvaggina

grazie alla vista acutissima. Solo al tramonto,

tornando da caccia, intona sulla zampogna una dolce

melodia: non lo vince nel canto

l'uccello che a primavera effonde un lamento

con voce di miele tra i fiori e le foglie.

Allora si uniscono al suo canto le Ninfe montane

dalla limpida voce, danzando con passi rapidi presso la fonte

profonda, e l'eco risuona dalla vetta del monte.

Il dio ora danza in tondo, ora entra nel mezzo,

con rapidi passi - porta sul dorso una fulva pelle

di lince - e si esalta nel cuore a quel canto ritmato,

sul tenero prato dove il croco e il giacinto

odoroso si mescolano all'erba, fiorendo in gran copia.

Cantano gli DEI beati e il vasto Olimpo;

per esempio, più di ogni altro esaltano il rapido Ermes,

dicendo com'è messaggero veloce per tutti gli dèi,

e come arrivò nell'Arcadia ricca di fonti, madre

di greggi, dove c'è un tempio per lui, il signore Cillenio.

Lì pur essendo un dio pascolava le greggi lanose

di un mortale: infatti ardeva in lui il desiderio struggente

di unirsi in amore con la ricciuta figlia di Driope.

Ottenne le nozze fiorenti, ed essa nel palazzo partorì

a Ermes un figlio, già subito strano a vedersi:

bicorne, dai piedi di capra, rumoroso, dal dolce sorriso.

La madre balzò in piedi e fuggì, lasciando il bambino:

ebbe paura infatti, quando vide il viso ferino e barbuto.

Ma il rapido Ermes lo prese subito in braccio

e l'accolse: la gioia traboccava dal cuore del dio.

Salì in fretta alle sedi degli immortali, con il figlio

avvolto in una folta pelliccia di una lepre montana;

si sedette vicino a Zeus e agli altri immortali

e mostrò suo figlio: tutti gli dei si rallegrarono

in cuore, e più di tutti il delirante Dioniso.

Lo chiamarono Pan, perché a tutti aveva rallegrato il cuore.

Così ti saluto, signore, e ti placo col mio canto;

e io canterò te e anche un'altra canzone: la canzone della mia vita!

[Inni Omerici a cura di Giuseppe Zanetto ed. Bur]


Nell'Inno ad Atena c'è la nascita della Dea col giavellotto in mano che minaccia Zeus stesso: non solo l'essenza stessa dell'Olimpo, ma la ragione fondamentale della sua nascita. Una minaccia che non è finalizzata alla sopraffazione, ma alla riaffermazione di sé stessi: non è forse un'azione che dovremmo SEMPRE tener presente come Pagani Politeisti?


INNO OMERICO AD ATENA


Comincerò a cantare Pallade Atena, la gloriosa dea

dagli occhi splendenti, ingegnosa, dal cuore inflessibile,

vergine casta, intrepida signora dell'acropoli,

Tritogenia; il saggio Zeus la generò da solo,

dal suo capo venerabile, rivestita già delle armi di guerra

dorate e lucenti. Tutti gli immortali si stupirono

a questa vista: essa balzò fuori rapidamente

dal capo immortale, agitando un giavellotto acuto

davanti a Zeus Egioco. Il vasto Olimpo sussultò

cupamente sotto l'urto della dea dagli occhi splendenti,

la terra emise un grido terribile, il mare si sconvolse,

gonfiandosi con flutti spumanti. Poi d'improvviso le onde

si fermarono, il luminoso figlio di Iperione arrestò

lungamente i veloci cavalli, fino a quando la vergine

Pallade Atena ebbe tolto dalle spalle immortali

le armi divine: né gioì il saggio Zeus.

Così ti saluto, figlia di Zeus Egioco:

io canterò te e anche un'altra canzone: la canzone della mia vita!

[Inni Omerici a cura di Giuseppe Zanetto ed. Bur]


Nell'Uscita dell'Anima verso la Luce del Giorno viene ribadito il principio, in forma Egiziana, dell'Inno Omerico ad Atena. Solo che qui si tratta di un individuo che pretende di essere riconosciuto come DIO e continuare nella propria sequenza dei mutamenti e rivendica, davanti all'infinito, quanto egli ha manifestato, quanto egli ha rappresentato, quanto egli ha meritato nel corso della sua esistenza. Si tratta della qualità del giavellotto di Atena. Il giavellotto con cui Atena minaccia Zeus altro non è che la somma di tutti gli sforzi strategici che gli Esseri, figli di Hera, hanno fatto nella loro esistenza. Ed è con quel patrimonio di Potere che un Essere Umano ha costruito nel corso della sua esistenza il giavellotto con cui minacciare gli DEI. O la determinazione con cui si presenta l'Essere Umano il cui corpo fisico muore e il corpo luminoso pretende di essere accolto nel nuovo mondo: non sono forse un insieme di principi che dovremmo SEMPRE tenere presente come Pagani Politeisti?


L'USCITA DELL’ANIMA VERSO LA LUCE DEL GIORNO


Io sono I'Oggi.

Io sono lo Jeri.

lo sono il Domani.

Attraverso le mie numerose Nascite

lo sussisto giovane e vigoroso.

Io sono I'Anima divina e misteriosa

Che, in altri tempi, creò gli dèi

E la cui celata essenza nutre

Le divinità del Duat, dell’Amenti e del Cielo.

Io sono il Governale dell'Oriente,

Signore dei Due Volti divini.

Il mio splendore illumina tutti gli Esseri risorti

I quali, mentre compiono nel Reame della Morte,

Successive trasformazioni,

Penosamente cercano il loro cammino

Brancolando nella Regione delle Tenebre.

O voi, Spiriti dalla testa di Sparviero,

Dagli impassibili occhi,

Voi che dimorate nei luoghi altissimi,

Ascoltate attentamente le parole magiche

Scandite da coloro che seguono il mio feretro

Procedente verso la sua nascosta dimora.

E voi che precedete e seguite Ra

Durante il suo cammino verso il punto culminante del Cielo,

Mentre che lo stesso Ra, Signore del Santuario,

Ritto nella sua Barca,

Fa apparire, con il dardeggiare dei suoi raggi, i frutti della Terra

Voi tutti, sappiate!

In verità, io sono Ra!

Ra, all'opposto, è dunque me stesso!

Sono io l'artefice che ha cesellato in cristallo

La volta del firmamento di Ptah.

O Ra! II tuo Spirito esulta ed il tuo Cuore è contento,

Quando tu contempli la meravigliosa armonia di questo giorno,

Quando tu penetri in questa città celeste di Khemennu

Ed in seguito l’abbandoni per la Porta dell’Est...

I primi generati dagli dei, che ti hanno preceduto,

Vengono ad incontrarti

E ti accolgono con acclamazioni festose...

O Ra! Fa che per me si presentino amene e piacevoli

Le vie percorse dai tuoi raggi solari!

Per me elargisci i tuoi Luminosi Sentieri,

Nel giorno in cui m’involo dalla Terra

Verso le Celesti Regioni!

Compenetrami della tua Luce, o Ba misterioso!

Eccomi giunto a Te dinanzi,

O Dio, la cui voce cupamente rimbomba, quale possente Tuono,

Nelle vaste Regioni dei Morti....

I peccati dei miei progenitori,

Fa che non mi siano imputati!

Liberami da questo Spirito falso e malefico-

Del quale, i due occhi appaiono chiusi verso la Sera

E durante la Notte, massacra i mortali...

In verità, io trabocco di Possibilità senza limiti,

Ed il mio nome è “il grande Tenebroso”

Ciò che in me è celato,

Conformemente al ritmo del Tempo, Io lo manifesto

Attraverso il mutamento delle mie cangianti Forme...

Ecco il Dio grande ed infinito

La cui voce misteriosa risveglia le divinità

Celate nel mio Cuore.

Ecco che questo Dio, levando il suo possente braccio, dice:

“Vieni! Valica I'Abisso!

[Da Il Libro dei Morti degli Antichi Egiziani di G. Kolpaktchy e D. Piantanida ed. Brancato]


Parliamo dei frammenti dei Carmina Saliaria. E' parte del poco che c'è rimasto degli Antichi di Roma. E quando dico degli Antichi di Roma, in questo caso, mi riferisco agli Antichi, tanto antichi, che già nel 5° secolo a.c. non si conosceva il significato dei Carmina. Che forse un bambino che nasce conosce il senso dell'esistenza nella sua fase fetale? Che forse il nuovo, inteso come relazione degli uomini col mondo, non è generato dal vecchi che precedette il presente come una trasformazione continua? Che senso potremmo dare alla frase dell'Uscita dell'Anima alla Luce del Giorno “attraverso le mie numerose nascite...” se non che il presente è generato da quanto lo ha preceduto? E ciò che sta nascendo, nei riti che noi facciamo, non è forse il nuovo? E il nuovo che nasce onora e rende omaggio a quanto lo ha generato, ma è pronto a puntare addosso il suo giavellotto se il vecchio tenta di imporsi anziché camminargli a fianco: “... né gioì il saggio Zeus”. Noi onoriamo ciò che fu ed agiamo nel presente per costruire ciò che sarà: non sono forse dei principi che dobbiamo SEMPRE tenere presenti come Pagani Politeisti?


CARMINA SALIARIA

Dinom em pa cante

Dinom deivo subplecate


O Zuel ad oreso omnia

Verom ad patulcie

Cosmis es ianeos

Ianes es duonos

Ceros es manos

[...]

Po meliosom regom



Quonne tonas, Leucesie,

Prai tet tremonti

Quot ibei tet dinei

Audiisont tonase


CARMINA SALIARIA

Cantate il padre degli dei

Supplicate il dio degli dei


O Sole, sorgi al mondo

Alla porta del cielo, o tu che apri

Sei il gentile custode delle porte

Sei il buon Ianes

Sei il benefico generatore

[...]

di più potenti signori



Quando tuoni, signore della luce,

davanti a te tremano

quanti dei nel cielo

ti udirono tuonare


L'Inno al Serpente è una visione cosmologica della vita. Significa molte cose, ma lascio alle persone cercare il significato che vogliono. Una sola cosa mi interessa in questo momento sottolineare dal punto di vista della Stregoneria. Quando un popolo è in pericolo e sta per essere annientato da “preponderanti forze nemiche”, al suo interno nascono gli EROI! Chi sono gli EROI? TUTTI coloro che mettono in atto delle azioni! Quelli che fuggono; quelli che disertano; quelli che restano; quelli che si fanno ammazzare per resistere; quelli che fanno ammazzare altri per resistere o per sopravvivere! Vedo già nasi che storcono e bocche schifate! Io parlo di STREGONERIA che si sviluppa nell'arco di MOLTE generazioni! Chi è fuggito ha sottratto sé stesso reputando che la situazione attuale non era salvabile! Quelli che disertano hanno salvaguardato la possibilità i costruire la vita nonostante la presenza del nemico! Quelli che restano hanno scelto di vivere nonostante tutto! Quelli che si fanno ammazzare hanno deciso che forse c'era una possibilità! Quelli che hanno fatto ammazzare gli altri ritenevano che fosse l'unico modo per salvare il salvabile!

Nonostante le vostre bocche schifate erano tutti EROI: dopo una generazione i loro figli, ovunque vivono, sono il fiore della vita!

Questo è il SERPENTE. E' la vita che si fa' strada nelle infinite condizioni oggettive in cui si presenta. La vita intesa come germinazione e trasformazione del numinoso che noi chiamiamo DEI!

E' la nascita e la vita che si sviluppa sempre e nonostante TUTTO!

Non sono forse dei principi che dobbiamo SEMPRE tener presente come Pagani Politeisti?


INNO AL SERPENTE


Gaia generatrice, presenza dell'universo, caos primigenio

essenza che accoglie la volontà manifesta nel suo agire

principio di ogni cosa travagliata.

Ogni germinazione è dominata dalla trasformazione;

dominio della luce;

volontà di espansione;

volontà che piange, che si rallegra, che ride;

volontà che si nutre di Gaia:

volontà che si trasforma rinascendo all'infinito

felice ed infelice attraverso le condizioni del mondo.

Avendo aggiunto la mia volontà all'anima di Gaia

attraverserò tutti gli eoni dell'esistenza

vagando nei labirinti dello spazio;

mostrerò le figure degli Dei

chiamando ogni trasformazione della vita:

CONOSCENZA!


[elaborato da Claudio Simeoni sulla traccia dell'Inno al Serpente dei Naasseni tratto da Preghiere Pagane a cura di S. Carnazzi e G. Conte ed. Stampa Alternativa]


 

Ed ora parliamo dell'organizzazione MATERIALE e rappresentativa del rito.

 

L'accensione del fuoco rappresenta la ricerca della conoscenza; l'accensione della consapevolezza delle persone della necessità di manifestare sé stesse. Il Fuoco si manifesta, vive, arde, si alimenta e si spegne: forse che la nostra esistenza è diversa? O forse non dovremmo essere consapevoli che prima o dopo ci spegneremo?

Il girare attorno al Fuoco è un ANTICHISSIMO rituale che al di là della simbologia ha la peculiarità di concentrare in un vortice le energie dei partecipanti attraverso la loro attenzione e il loro Intento. Il Fuoco è un'Entità Consapevole capace di rendere uniti gli Intenti di chi vi gira attorno.

Parliamo del rumore.

I suoni è un modo per variale l'oggettività nella quale siamo immersi e chiamare gli Enti del mondo a partecipare a quanto facciamo. Non si tratta del solo suono, ma del fatto che il suono porta NOI STESSI. La nostra Attenzione e il nostro Intento.

Nel rito dell'Equinozio di Primavera c'è un intento ulteriore: fermare il tempo! Fermare il tempo è un concetto delle Antiche Religioni: Crono che viene fermato dai Cureti affinché non diventi consapevole che sta' per nascere il figlio che lo detronizzerà! Fermare le trasformazioni degli Enti del mondo affinché gli Enti del mondo siano consapevoli che noi esistiamo manifestando i nostri Intenti!

Mentre nel Solstizio d'Estate il passaggio in mezzo ai fuochi simboleggia: “I partecipanti al rito sono passati tutti (spesso molte volte) fra i due fuochi per simboleggiare la fusione fra il fuoco che arde dentro di loro e il fuoco della vita che arde dentro ogni Essere.” nell'Equinozio di Primavera simboleggia la nascita degli individui. La nuova nascita non è intesa come nascita, ma anche come trasformazione soggettiva dopo ogni decisione soggettiva presa in relazione al mondo nel quale stiamo vivendo. E' la Primavera che decide di nascere! E' Persefone che decide di uscire dall'Ade! E' il noi stessi che sgorga dopo che abbiamo deciso questa o quella cosa!

Parliamo del cerchi di candele che costruiamo esternamente al rito?

Quando mai nella disperazione della vita non esiste almeno un lume che ci indica da dove uscire? Quando mai non avremo un perché che ci indica l'intento per cui stringere denti e pugni? E noi, avremo sufficiente Potere o sufficiente velocità per afferrare l'opportunità che si presenta?

Le candele sono dunque le opportunità che il mondo ci offre. Le opportunità che gli DEI manifestano nei nostri confronti. Quale padre o quale madre dirà a suo figlio: “Fa' del tuo meglio oggi! Attrezzati, fornisciti di strumenti al fine di afferrare al meglio le opportunità che nel futuro si presentano. Lavora oggi!”

Il rito collettivo si conclude con il cerchio di ringraziamento nei confronti di chiunque ha partecipato capitalizzando con gli altri la propria attenzione, la propria energia e il proprio Intento. Ringraziamo noi stessi e gli DEI del mondo che si sono compiaciuti di assistere e di fondere con noi i loro Intenti.

Quando il cerchio di ringraziamento è concluso, l'Energia dei presenti rimane sul luogo a disposizione di chiunque. Per questo motivo ogni persona che ha partecipato al rito ha il diritto ad esprimere quanto egli intende e quanto egli desidera per portare a termine i suoi progetti. Così può mettere in atto i propri rituali personali al fine di raggiungere i propri Intenti. Può usare quell'Energia e quell'attenzione per alimentare le proprie azioni e dar sbocco ai suoi desideri e alle sue tensioni.

Là abbiamo chiamato gli DEI per i “grandi progetti”, ma i grandi progetti si alimentano attraverso i progetti individuali e anche questi noi vogliamo che vadano a buon fine. In fondo, a volte, è sufficiente che le forze del mondo mettano un atomo della loro energia nella nostra attenzione e noi siamo in grado di afferrare la candela che ci serviva nel momento in cui ci serviva. Un atomo in cambio di un progetto d'esistenza che alimenti il soggetto che lo mette in atto e il mondo in cui il soggetto vive: un ottimo scambio! Sia per DEI-uomini che per gli DEI-forzedelmondo! Nessuna supplica, ma reciproco mutuo scambio!

Questo è il senso del rito dell'Equinozio di Primavera.

Sia gloria agli Esseri Umani che vi partecipano; sia onore agli DEI che vi assistono alimentandolo della loro energia!

 

I riti degli anni passati

Il rito dell'Equinozio di Primavera 2006-2007

Spring Equinox Rite 2006

Rito dell'Equinozio di Primavera 2007 svolto dalla Federazione Pagana

 

Claudio Simeoni

IL RITO DEL 2005

IL RITO DEL 2004



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