46) Riflessione su "Il disagio della civiltà" di Sigmund Freud
45) Riflessione sul sesto capitolo di "Avvenire di un'illusione" di Freud

29 giugno 2026

La felicità umana è un'ideale a cui l'Essere Umano tende. Non è un oggetto misurabile. E' una condizione del corpo capace di vivere il proprio benessere in tutte le pulsioni in cui il corpo può espandere sé stesso nell'oggettività. La felicità umana, pur essendo un ideale, è anche una condizione a cui l'individuo aspira e per la quale agisce con la sua volontà rimuovendo gli ostacoli che, in quel presente, ritiene che gli impediscano di raggiungere la felicità nel momento successivo.
La felicità è idealizzazione del piacere. Il piacere provato; il piacere sperimentato; il piacere cercato mediante la volontà dal singolo individuo. Ogni soggetto ha il proprio ideale di felicità e quando qualcuno parla di felicità, ogni soggetto traduce quel concetto nella situazione e nello stato in cui ha veicolato o immagina di veicolare le sue pulsioni. Nella sua soggettività.
Esiste una capacità soggettiva di godere del piacere. Qualunque tipo di piacere è godibile solo in una certa misura. Oltre la necessità di scarica dell'accumulo di tensione psico-emotiva nella pulsione, gli atti cessano di dare piacere, ma danno dolore. Quando il piacere è negato da condizioni morali imposte al soggetto, le pulsioni si trasformano in fobie come forma di suicidio emotivo dell'individuo. Muore l'individuo. La fobia è dolore prodotta dall'impossibilità di veicolare le emozioni e di soddisfare i desideri, anche violenti ed incoerenti, pur di fuggire dal carcere emotivo in cui la morale ha rinchiuso le possibilità di esprimere le emozioni.
Il piacere del corpo è il piacere psico-emotivo; anche di quello che alcuni chiamano il piacere dell'anima. Senza il piacere del corpo non esiste il piacere psico emotivo. Quando la veicolazione delle emozioni viene conchiusa nella morale coercitiva durante la primissima infanzia, in età adulta il piacere e la felicità vengono psicologicamente disgiunte in quanto la morale è già intervenuta a bloccare la ricerca del piacere costruendo un dolore tale da ricondurre il soggetto entro i comportamenti imposti dalla morale. L'educazione coercitiva trasforma la veicolazione emotiva in dolore e angoscia. Le pratiche ascetiche, le pratiche meditative, le pratiche stordenti, spesso usate da monaci cristiani, monaci buddisti, dervisci o asceti indiani, sono finalizzate alla distruzione del corpo e della psiche al fine di raggiungere una felicità la cui idea, separata dal mondo della vita, è pura idealizzazione di uno stato patologico che tende al suicidio e all'annientamento dell'individuo.
Partendo da queste considerazioni esaminiamo le affermazioni di Tommaso d'Aquino contenute nel libro terzo della Somma contro i Gentili, capitolo XXVII dal titolo "La felicità umana non consiste nei piaceri della carne".
Afferma Tommaso d'Aquino:
"Dalle spiegazioni date appare evidente che la felicità umana non può consistere nei piaceri del corpo tra i quali occupa il primo posto quelli della nutrizione e della procreazione. Infatti:
1) Abbiamo visto nel capitolo precedente che secondo l'ordine di natura il piacere è per l'operazione o funzione, e non viceversa. Perciò se determinate funzioni non costituiscono l'ultimo fine, i piaceri che li accompagnano non possono essere l'ultimo fine, anzi non possono essere neppure gli elementi concomitanti. Ora, è evidente che le funzioni cui seguono i piaceri suddetti non sono l'ultimo fine; sono infatti ordinate manifestazioni a dei fini particolari: la nutrizione, p. es., è ordinata alla conservazione del corpo, e il coito alla generazione della prole. Dunque i piaceri suddetti non sono l'ultimo fine, né sono concomitanti l'ultimo fine. Perciò non è in essi che va riscontrata la felicità.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 614
Un bambino oblato, consegnato ai monaci cattolici benedettini all'età di quatto o cinque anni, subisce una violenta manipolazione psico-emotiva tale da compromettere l'intero apparato psico-pulsionale con cui gli uomini si relazionano con il mondo. Il mondo di Tommaso d'Aquino cessa di essere la Natura o la Società per cortocircuitare in Tommaso d'Aquino stesso. Un sé stesso che viene proiettato sul mondo. Un sé stesso che combatte ferocemente contro le proprie pulsioni psico emotive e che ha trasformato in ideale di felicità la distruzione psico-emotiva dell'uomo. E' una pratica usata da cristiani e buddisti: l'uso della volontà per combattere sé stessi. Il torturatore dell'infanzia di Tommaso d'Aquino è stato soggettivato e fatto proprio da Tommaso d'Aquino che ne riproduce la pratica.
Partendo dall'ottica del torturato, Tommaso d'Aquino inverte "l'ordine di natura". In questo modo la sua pulsione di torturato che desidera torturare si può esprimere nella repressione pulsionale delle persone più deboli. Afferma Tommaso d'Aquino: "...secondo l'ordine di natura il piacere è per l'operazione o funzione, e non viceversa.". Questo è assolutamente falso, se non dal punto di vista del torturato pulsionale. E' il piacere che alimenta l'essere nel mondo degli Esseri della Natura e dell'Essere Umano nel nostro caso. Ciò che dalla ricerca del piacere emerge è un accidente e non il fine del piacere. Questa funzione è ben presente nella moderna ricerca etologia e antropologia, meno evidente nella scienza conosciuta da Tommaso d'Aquino la cui espressione era limitata dalle sbarre della galera morale in cui la chiesa cattolica lo circoscriveva.
Il piacere del corpo è il risultato di scarico di tensioni pulsionali il cui accumulo crea tensione. Questo scarico permette all'individuo di "stare bene" nel mondo in cui vive. Al contrario, la mancanza di scarico delle tensioni pulsionali provoca la nascita di problemi psichici che creano conflitto fra la necessità di scarica pulsionale e i divieti imposti dalla morale coercitiva (dai sensi di colpa alle ossessioni, all'angoscia). L'assoluto divieto, messo in atto attraverso la violenza fisica, di masturbarsi imposto ai bambini da parte dei cattolici, ha costruito generazioni di uomini e donne psicologicamente malata, incapaci di vivere nel mondo se non attraverso atti di violenza. Le psicologie malate possono far derivare delle giustificazioni logiche al loro stato, ma non è accettabile che tali giustificazioni vengano spacciate per "idee filosofiche" da imporre ad altri bambini per costringerli alla stessa malattia.
Il bisogno di cibo e il bisogno di sesso soddisfano tensioni dell'individuo che gli impediscono di raggiungere la felicità. Il piacere porta alla felicità perché senza il piacere c'è il desiderio di una felicità immaginata, ma sempre negata.
Tommaso d'Aquino osserva il piacere delle persone dal di fuori. E' uno spettatore della ricerca del piacere, non è colui che cerca il piacere né è colui che anela alla felicità. Anela al surrogato di felicità che è rappresentato dal delirio di onnipotenza attraverso l'identificazione con l'onnipotenza del Dio padrone di cui egli detta le regole e giustifica gli ordini. Per questo motivo, lui, come spettatore, osserva il coito e vede emergere dal coito il bambino che nasce; osserva l'individuo che mangia e vede un corpo che si nutre. Ma questo modo di leggere la realtà è proprio dello spettatore, non dell'individuo che vive il mondo. Non è colui che partecipa con voluttà al coito, né colui che mangia con avidità. Non sente dentro di sé il fremito emotivo, non sente tendini e cellule rilassarsi in uno spasmo di piacere che conduce alla felicità della relazione con l'altro. Non sente il suo cibo scendere nella gola né la soddisfazione di un corpo pronto a percorrere i sentieri della vita. Come spettatore non vive la felicità di un corpo che attraverso il piacere corre verso la sua morte sfidando le contraddizioni della vita. Tommaso d'Aquino subisce passivamente un lento declino, una consunzione inerte, rinchiuso in un'immaginazione malata di onnipotenza che distrugge il suo corpo per alimentare il suo delirio.
Negando che nei piaceri non c'è la felicità, di fatto Tommaso d'Aquino nega la felicità che la soddisfazione dei piaceri, nelle relazioni con i soggetti del mondo, porta all'uomo che affronta con passione la sua vita.
Continua Tommaso d'Aquino a giustificare la sua infelicità:
2) La volontà è superiore all'appetito sensitivo, essendone il motore, come sopra [c. 25] abbiamo detto. Ma la felicità non consiste in un atto della volontà, come abbiamo spiegato nel capitolo precedente. Molto meno quindi essa può consistere nei piaceri suddetti che si trovano nell'appetito sensitivo.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 614
Qual è l'idea della relazione fra volontà e soggetto in Tommaso d'Aquino?
Nella Somma contro i Gentili, al libro terzo, nel capitolo XXVI leggiamo:
"E poi manifestamente falso quel che propone la quinta obbiezione, ossia che la volontà è superiore all'intelletto perché motrice di esso. Infatti prima e per sé è l'intelletto a muovere la volontà: poiché la volontà in quanto tale è mossa dal proprio oggetto, che è il bene conosciuto. Invece la volontà muove l'intelletto quasi per accidens, cioè in quanto l'intellezione stessa è percepita come un bene, e quindi viene desiderata dalla volontà, da cui segue l'esercizio attuale dell'intelletto. Ma anche in questo l'intelletto precede la volontà: poiché la volontà mai desidererebbe l'intellezione, se prima l'intelletto l'avesse conosciuta come un bene."
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 613
Come si può notare l'individuo non esiste. La volontà non è manifestazione dell'individuo, la sua risposta al desiderio d'esistenza.
La volontà è lo strumento con cui l'Essere Umano (come ogni Essere della Natura) veicola "l'appetito sensitivo" nella costante ricerca del piacere che in quel momento le pulsioni emotive reclamano. La volontà è la prima manifestazione dell'individuo nel mondo in cui è germinato, quel "Io esisto!", che pretende il riconoscimento da parte degli Dèi del mondo della venuta di un nuovo Essere attivo: è Apollo che si presenta al consesso degli Dèi nell'Olimpo con la freccia incoccata pronto a combattere contro gli Dèi qualora non lo riconoscano come uno di loro.
Dalla volontà d'esistenza si genera l'intelletto funzionale a quel tipo di esistenza in cui il nuovo nato andrà a costruire delle relazioni. Il tipo di intelletto è costruito dal nuovo nato per adattamento soggettivo alle variabili oggettive che incontra proprio perché il tipo di intelletto dovrà adattarsi al tipo di cultura che incontra.
L'atto di volontà è un gesto che sta alla base della felicità e che viene usato dal soggetto nella sua ricerca di felicità. Senza la volontà d'esistenza il soggetto è schiavo delle circostanze, della malattia da sottomissione, della patologia da onnipotenza, da padroni che determinano la qualità delle scelte che per lui sono possibili: come in Tommaso d'Aquino. L'annullamento della volontà d'esistenza attraverso l'autoimposizione della morale coercitiva del Dio padrone è fonte d'angoscia e di disperazione che spinge al suicidio.
3) La felicità è un bene proprio dell'uomo: poiché gli animali non possono dirsi felici che per un abuso di vocabolario. Ora, i piaceri suddetti sono comuni agli uomini e agli animali. Dunque non è in essi che si può riscontrare la felicità.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 614
Gli animali tendono alla felicità. Ogni animale ha i suoi modelli di piacere e di tensioni verso la felicità. Gli animali esercitano il pensiero astratto che Tommaso d'Aquino chiama intelletto. Noi, come uomini, possiamo negare che gli animali provano piacere perché non solo siamo separati da loro, ma con la nostra ragione ci siamo allontanati dalla Natura. I cristiani ci costringono a pensarci un Dio estraneo alla Natura. Noi non sentiamo con l'intelletto di quell'animale o di quella pianta, ma per lo stesso meccanismo di separazione soggettiva io non posso pensare che l'individuo che mi sta davanti abbia sentimenti, intelletto, emozioni, passioni, perché io non sono dentro di lui, ma mi limito ad immaginare lui partendo da ciò che io sono. Pertanto, affermare che l'animale è inferiore o che l'animale non cerca la felicità, è un atto di arroganza arbitraria che è a fondamento di intenti e azioni criminali che, alla fine del percorso "ideologico", porta a costruire i campi di sterminio.
4) Il fine ultimo costituisce quanto di meglio può riguardare una data cosa: esso infatti costituisce l'ottimo. Ora, i piaceri suddetti appartengono all'uomo, non per quello che in lui c'è di più nobile, ossia per l'intelletto, ma per il senso. Dunque, non è in essi che si può riporre la felicità.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 614-615
Nel suo discorso sul corpo Menenio Agrippa ha risposto a Tommaso d'Aquino, ma per essere più espliciti, per parlare dell'ottimo di Tommaso d'Aquino, dobbiamo considerare che se il buco del culo di un corpo non si apre e non fa uscire le feci, tutto il corpo deperisce, specialmente l'intelletto. Il tentativo di Tommaso d'Aquino di cercare il "nobile intelletto" senza il piacere dello svuotamento delle viscere è puro esercizio di negazione della realtà vissuta. Puro rifugio nella patologia psichiatrica che negando il reale cerca rifugio nelle allucinazioni che, oltretutto, sono un'estraniazione dalla realtà quale risultato dell'impedimento alla ricerca sistematica del piacere sessuale.
I vocaboli che usa Tommaso d'Aquino come "intelletto", "volontà", "anima", sono tutti attributi del corpo nella sua attività di abitare il mondo. Il corpo è intelletto; il corpo è volontà; il corpo è "anima"; il corpo è sentimento; il corpo è percezione.
Ogni volta che il corpo veicola nel mondo i propri desideri, i propri bisogni e le proprie necessità, vive un sussulto di piacere e le sue emozioni sono attraversate da un attimo di felicità. Una felicità che giunge alla ragione (o all'intelletto come usa Tommaso d'Aquino) che lo elabora predisponendosi alla ricerca di nuovi piaceri che donano nuovi frammenti di felicità.
5) La suprema perfezione dell'uomo non può consistere nell'unirsi a degli esseri inferiori, bensì a delle realtà superiori: poiché il fine è migliore di ciò che è fatto per raggiungerlo. Ma i piaceri suddetti consistono nel fatto che l'uomo si unisce sensibilmente ad esseri inferiori, ossia a delle cose sensibili. Perciò la felicità non può riporsi in codesti piaceri.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 615
La gerarchia continua, manifestata da Tommaso d'Aquino, è una concezione che nasce dalla manipolazione mentale che ha subito nel convento in cui è stato costretto fin dall'età di quattro o cinque anni. E' il frutto della violenza morale che ha subito e che riproduce. Un effetto che ha molte analogie con quella che oggi chiamiamo "sindrome di Stoccolma".
La "suprema perfezione" è una categoria patologica della ragione: una ragione impotente immagina sé stessa come assoluta, perfetta, onnipotente e onnisciente. In questa categoria, ogni ragione delirante di Esseri Umani malati di onnipotenza, si identifica al punto che chi non rientra nelle categorie con cui quella ragione descrive sé stessa, sono esseri inferiori. Da questo nasce il razzismo ideologico, religioso, culturale, etnico, ecc. Giungendo a giustificare i mezzi, anche criminali, che consentono il raggiungimento di un fine "il fine è migliore di ciò che è fatto per raggiungerlo". Che in altre parole significa: "Il fine giustifica i mezzi".
Per Tommaso d'Aquino il piacere superiore è la veicolazione del delirio di onnipotenza. Lui, l'Essere Superiore, che domina il mondo e trae piacere dalla sottomissione delle persone: egli si unisce a Gesù! Anche Gesù trae piacere dal delirio di onnipotenza. Non trae piacere dal vino, dal cibo, dai rapporti sessuali (salvo quelli col bambino), dalla compagnia, dal pensiero astratto, dall'essere partecipe della società: trae il piacere nel presentarsi come il figlio del Dio padrone e, come tale, pretende di essere considerato il padrone degli uomini.
Traggo piacere nel bere vino, nel cibo, nei rapporti sessuali, nelle relazioni intellettuali, nel partecipare alla società, nel lavorare e nell'oziare, nello stare con gli amici, nello studiare e nel progettare. In ognuna di queste azioni metto parti diverse di me stesso. Pezzi di corpo o pezzi di emozioni che in quel momento rappresentano tutto me stesso: io sono quello in quel momento. E non c'è nulla di superiore o di inferiore, ma soggetti che partecipano alla relazione con me e che spero traggano altrettanto piacere quanto me dalla relazione che si forma in quel momento.
Tutto questo produce i frammenti di felicità che si riproducono costantemente per tutta la vita fino alla felicità di tutte le felicità...
6) Ciò che non è buono, se non in quanto è moderato, non è buono per se stesso; ma riceve la sua bontà da ciò che lo modera. Ora, l'uso dei piaceri suddetti non è buono per l'uomo se non è moderato: altrimenti essi si impedirebbero a vicenda. Dunque tali piaceri non sono per se stessi il bene dell'uomo. Invece quanto costituisce il sommo bene è un bene per se stesso: poiché quanto è buono per se stesso è migliore di ciò che è buono per altre cose. Perciò tali piaceri non sono il sommo bene dell'uomo, che è la felicità.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 615
Le cose sono buone in relazione a... Non esiste un essere buono in assoluto. Per Tommaso d'Aquino l'oggetto è buono in assoluto perché lo ha creato Dio. La creazione del suo padrone, per quello che lui afferma di interpretare, deve essere necessariamente buona solo se coincide con dei parametri prefissati. L'individuo non è tenuto in considerazione da Tommaso d'Aquino. Non è il suo metro di misura per determinare ciò che è buono.
Secondo Tommaso d'Aquino, l'oggetto è buono come essenza del creato, non come relazione che costruisce fra sé e il mondo.
Noi diciamo che ciò che a noi dà piacere è necessariamente buono ed utile, mentre ciò che non ci dà piacere non è né buono né utile. Io sono il metro di misura di ciò che è buono, non l'oggetto che ha "bontà" in sé stesso. E io sono il metro di misura della quantità di bontà e di piacere di cui posso godere. Oltre quella misura non è più un piacere.
Falsa è l'affermazione di Tommaso d'Aquino: non si impediscono, bensì si alternano. Come i cibi su una tavola. Molti cibi danno piacere, io alterno i cibi al fine di mantenere la fruizione di quel piacere. Così per il piacere intellettuale, il piacere sessuale, il piacere del bere, il piacere di stare con gli amici, il piacere di partecipare alla cosa pubblica, ecc. Ogni attività dà piacere nella misura in cui posso praticarla per un determinato tempo: non posso defecare all'infinito. Posso defecare solo per la quantità che ostruisce le mie viscere.
Diversa è la felicità del delirante. Colui che partecipa al delirio di onnipotenza e che si compiace di veicolare tale delirio costringendo altre persone, più deboli, a legittimare la veicolazione dei suoi deliri, è sempre alla ricerca di legittimazione. L'immensa felicità del delirante c'è quando le persone, che gli stanno attorno, riconoscono legittimità ai suoi deliri e lui diventa il genio, colui che delira, mentre tutti gli altri, separati dai suoi deliri, sono costretti a riconoscere la sua grandezza discutendo dei suoi deliri.
Nel delirio appare una felicità propria del delirante, conchiusa nella patologia, ma incapace a costruire le relazioni con gli altri, con le persone della società civile.
7) In tutte le cose che sono essenzialmente quel che dica la loro determinazione, da un di più segue sempre un di più: se, p. es., un corpo caldo riscalda, uno più caldo riscalda di più e uno più caldo al massimo riscalda massimamente. Qualora quindi i suddetti piaceri fossero buoni per se stessi, bisognerebbe che l'uso più intenso di essi fosse cosa ottima. Il che è falso: poiché l'uso eccessivo di essi è considerato un vizio, ed è nocivo anche al corpo ed impedisce persino i piaceri consimili. Essi quindi non sono essenzialmente e per se stessi il bene dell'uomo. Dunque la felicità umana non può consistere in essi.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 615
Il piacere è soddisfazione del bisogno e veicolazione dei desideri. Senza la soddisfazione del bisogno non c'è piacere. Il bisogno, come accumulo di tensioni pulsionali, spinge il soggetto a cercare il piacere come scarica delle tensioni stesse.
La scarica delle tensioni è il momento di massimo piacere di un soggetto. Un corpo può aver bisogno di calore: non ha bisogno del calore del Sole. Si brucerebbe. La quantità di calore che soddisfa il bisogno è direttamente proporzionale a quanto serve ad un corpo per scaricare la tensione del freddo. Il di più non è piacere, ma è un'altra cosa. Questo vale per l'attività sessuale, per il cibo, il bere, il dormire, il defecare, lo stare con gli amici, la partecipazione alla cosa pubblica, l'attività intellettuale, ecc. Ognuno di noi trae piacere nella misura in cui soddisfa dei bisogni, oltre la soddisfazione dei bisogni non parliamo più di piacere, parliamo di lavoro, di fatica e anche di dolore.
Chi considera un vizio?
Chi ha soddisfatto i propri bisogni e classifica, la ricerca della soddisfazione dei bisogni di altri, come la ricerca del vizio. Ma il vizio non è piacere. Il vizio è una dipendenza da sostanze o attività delle quali non se ne può più fare a meno. Quando un piacere o un godimento si trasforma in una forma di dipendenza non è più un piacere, se mai ne ha avuto l'aspetto, ma è un dolore del quale non si è in grado di liberarci.
8) Gli atti virtuosi sono lodevoli per il fatto che sono ordinati alla felicità [cfr. Ethic., I, c. 12]. Quindi, se la felicità umana consistesse in codesti piaceri, gli atti virtuosi sarebbero più lodevoli nella ricerca di codesti piaceri che dall'astensione da essi. Ma ciò è evidentemente falso: poiché gli atti della temperanza vengono lodati per l'astensione dai piaceri; e da ciò la virtù stessa viene denominata. Dunque la felicità dell'uomo non consiste nei piaceri suddetti.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 615
La virtus romana è ciò che fa uomo, l'uomo. Dalla radice vir (virile, maschio) uomo.
L'uomo della civis; l'uomo sociale.
Vivere la società e affrontare i problemi che la attraversano in maniera appassionata, dà piacere a quelle persone che sono empaticamente coinvolte nella vita della città.
Al contrario, Tommaso d'Aquino considera la virtù come temperanza. Astinenza dai piaceri della carne. Ma se si astiene dai piaceri della carne nega anche i piaceri intellettuali, come del resto dimostra, per limitarsi ai piaceri derivati dalla patologia di onnipotenza. La volontà può essere usata per fermare la nostra struttura pulsionale e impedire al bisogno di essere soddisfatto o essere soddisfatto in maniera precaria. In quel caso, la temperanza serve per fermare le forze della vita che agiscono in noi attraverso la negazione del piacere della carne o dei "piaceri bassi".
Non si tratta più della volontà usata per soddisfare i bisogni, ma si tratta della volontà rivolta verso l'autoannientamento. Una forma di suicidio che include alcune forme morbose di piacere come quella che si esprime negli anoressici fino a creare una sorte di ripulsa del cibo: avviene per il sesso, per le relazioni interpersonali, per gli amici, per la partecipazione alla cosa pubblica, per il bere, e per le varie attività. Di solito, quando sorge la negazione dei vari piaceri sorgono anche le malattie psichiatriche alle quali la moderna psichiatria attribuisce dei nomi e le inquadra all'interno di situazioni cliniche. Questo anche quando scambiamo l'atteggiamento psichico per un tratto del carattere. Un misogino è un individuo che odia le donne. Si astiene da un piacere o ha, con quel piacere, un rapporto violento. Si tratta comunque dell'insorgenza di una patologia che ha nella ricerca ossessiva della temperanza, rispetto al piacere, un suo effetto abbastanza comune.
9) Fine ultimo di tutte le cose è Dio, come risulta da quanto è stato già detto [c. 17]. Perciò il fine ultimo dell'uomo va riposto in quella cosa per cui egli si avvicina di più a Dio. Ora i piaceri suddetti impediscono all'uomo l'avvicinamento massimo a Dio che si ha mediante la contemplazione la quale viene impedita soprattutto da quei piaceri, in quanto essi immergono l'uomo nel modo più grave nelle cose sensibili, e quindi lo ritraggono dalle realtà intelligibili. Dunque la felicità umana non va riposta nei piaceri temporali.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 615-615
Affermazione e dimostrazione!
Un conto è fare un'affermazione di natura delirante come "Fine ultimo di tutte le cose è Dio" e un altro conto è dimostrare che il fine ultimo di tutte le cose è Dio. Ma, soprattutto, è necessario dimostrare che le cose abbiano un fine diverso da sé stesse.
Io posso verificare, perché ricade sotto i miei sensi, sia come protagonista del mio corpo, sia come spettatore e responsabile dei miei atti, che il fine della mia vita è la mia vita. Affermare che il fine della mia vita è un soggetto esterno a me chiamato "dio" significa manifestare l'intenzione di derubarmi della mia vita. Piegare le mie determinazioni, la mia volontà, le mie scelte, a quelle indicate da qualcuno che vuole attribuirle a Dio. La qual cosa, non mi è gradita. Cosa diversa per chi è stato manipolato e torturato fin dai primissimi anni di vita e che identifica la propria libertà col suo torturatore. E qui il discorso si fa fra la pretesa della patologia di contemplare sé stessa e l'attività di percorrere il lungo sentiero che va dalla nascita del corpo fisico alla morte dello stesso partecipando alle relazioni e alle contraddizioni dell'esistenza: o si fugge dal mondo per preservare la paura dell'ansia, oppure si esprime Ares Padre e ci si immerge nelle battaglie, nelle contraddizioni, che l'esistenza ci presenta ricavando piacere nel veicolare le nostre pulsioni soddisfacendo i nostri bisogni.
La scelta è soggettiva. Ed è la stessa scelta che in termini materiali distingue chi decide di affrontare le contraddizioni della vita e chi, invece, disperato, decide di impiccarsi o, se vogliamo, l'amletico "essere o non essere". Dove il non essere o l'impiccarsi equivale a scegliere di contemplare il Dio padrone della propria patologia fuggendo dalle contraddizioni della vita.
Viene così escluso l'errore degli Epicurei, che riponevano la felicità umana in questi piaceri; e Salomone parlando in loro nome ha scritto: "Questo è sembrato a me il bene, che uno mangi e beva e goda il frutto delle sue fatiche... e questo è tutta la sua sorte" (Eccle., V, 17). E altrove: "Lasciamo in ogni luogo i segni della nostra allegria; poiché questa è la nostra porzione e la nostra sorte" (Sap., II, 9). Si esclude pure l'errore dei seguaci di Cerinto, i quali "favoleggiano di vivere mille anni dopo la resurrezione tra i piaceri carnali del ventre nel regno di cristo e per questo furono chiamati Chiliasti o Millenaristi" (s. Agostino, De Haeres., VIII). Si escludono inoltre le favole di giudei e saraceni, i quali ripongono il premio dei giusti in codesti piaceri: poiché la felicità deve essere il premio della virtù.
Tommaso d'Aquino, "Somma contro i gentili", Mondadori editore, 1977, pag. 616
Per favore, siamo seri: arrivare ad offendere Epicuro attribuendo a Epicuro i deliri dei cattolici è quanto meno ridicolo. E non diciamo sciocchezze su Salomone che diffamava le persone al fine di assicurare a sé l'immagine del "giusto":
"Opprimiamo il giusto povero, non risparmiamo la vedova né rispettiamo le canizie attempata del vecchio; regola di giustizia sia la nostra forza, perché la debolezza si dimostra inutile. Tendiamo agguati a giusto perché ci è molesto e si oppone alle nostre opere; anzi ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci accusa di tradire la nostra educazione."
Bibbia, Sapienza 2, 10-12
Questi comportamenti in una società antica stavano solo nella mente malata di Salomone. Aver qualche cosa da censurare per sentirsi buoni e saggi.
L'errore dei seguaci di Cerinto?
Il piacere negato nella vita terrena era la promessa del loro Dio padrone nel loro "paradiso". Quei piaceri negati sono il premio desiderato nella vita eterna, sia dall'Islam che dagli ebrei.
Quando si fonda una società che controlla le persone mediante la violenza con cui si privano le persone del piacere, il piacere negato è il fondamento della promessa dell'appagamento divino. Il Dio padrone nega il piacere oggi per promettere un grande piacere dopo la morte. Solo che negando i piaceri non c'è più un dopo morte.
Pagina specifica dell'argomento
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21 giugno 2026
Nel 1995 continuava la guerra della chiesa cattolica contro la donna e i diritti delle donne in nome dell'assolutismo monarchico del Vaticano.
Alla necessità delle donne di conquistare e riaffermare i propri diritti sociali nelle società, il Vaticano continuava a riproporre gli schemi di sottomissione propri dell'ideologia cristiana. Schemi che ora non si presentavano più come ordini a cui le donne dovevano obbedire, ma come azioni paternalistiche con cui il Vaticano chiedeva alla società il riconoscimento del diritto a sé stesso di sottomettere e alle donne il diritto di essere sottomesse.
20 giugno 2026
L'accordo Stati Uniti ed Iran per porre fine alle ostilità
Riporto l'accordo degli USA con l'Iran con cui si inizia a mettere fine al conflitto.
L'accordo è stato reso pubblico dopo che il Presidente Trump lo ha firmato a Versailles, nella reggia di re Luigi XIV a cena col Presidente francese Macron.
L'intesa mette fine alla guerra con l'Iran e alla fine dell'invasione e dei bombardamenti in Libano.
19 giugno 2026
Quando le persone partecipano a qualche cosa, cercano un utile. Un utile personale.
Chi non cerca l'utile, viene trasformato in una preda.
18 giugno 2026
Parlare agli uomini e parlare agli Dèi
Ci sono modi diversi di rappresentare noi stessi quando parliamo al mondo trattando argomenti di Religione Pagana.
Sempre dobbiamo parlare attraverso "parole alate", sia quando usiamo la ragione per parlare agli uomini, sia quando usiamo il sentimento per presentare noi stessi davanti alle Intelligenze del mondo in cui viviamo.
17 giugno 2026
La sconfitta sociale di Wojtyla in Irlanda
Il 28 novembre 1995 fu reso ufficiale il risultato del referendum sul diritto al divorzio in Irlanda.
Per Wojtyla e la chiesa cattolica, i risultati del referendum furono psicologicamente devastanti. La chiesa cattolica si era impegnata in prima persona affinché l'Irlanda non approvasse il diritto al divorzio.
16 giugno 2026
Wojtyla e la vendita del paradiso ai disperati
Nel tentativo di Ratzinger e Wojtyla di ottenere empatia e simpatia da coloro che possono opporsi al cristianesimo prima del giubileo del 2000, viene lanciata l'idea secondo cui anche il non cristiano può accedere al paradiso. L'idea non è nuova e fa il pari con l'idea, oggi propagandata dai buddisti, secondo cui anche i non buddisti procedono nel processo reincarnazionista.
15 giugno 2026
Riflessione sulla relazione fra ideologia religiosa e ideologia sociale
Un sistema religioso ha la caratteristica di elaborare una filosofia sociale. Per contro, una filosofia sociale può nascere anche in antagonismo ad un sistema religioso. Tuttavia, quando una filosofia sociale nasce come antagonista ad una filosofia sociale prodotta da un sistema religioso, veicola, sempre e comunque, parte di quel sistema religioso di cui combatte la filosofia sociale.
14 giugno 2026
La chiesa cattolica e la questione Galileo Galilei
Voglio ragionare su un piccolo articolo, un trafiletto, apparso sul giornale La Repubblica il 13 settembre 1995 dal titolo "Galileo, Biffi contro il papa".
13 giugno 2026
La percezione del mondo in cui viviamo
La situazione mondiale appare sempre più un affare da miliardari.
13 giugno 2026
Riflessione su un'affermazione di Esiodo
Esiodo apre il suo racconto sull'età dell'oro affermando:
Se lo desideri, ti narrerò bene e con arte un altro racconto; intanto tu convinciti che origine comune avevano gli uomini e gli Dei.
13 giugno 2026
Le persone dovrebbero fare un bilancio per sapere che cosa vogliono nella loro esistenza. Dovrebbero mettere in atto delle strategie per tentare di ottenere quello che vogliono.
20 maggio 2026
Costruire la Religione Pagana è un atto di assoluta volontà e determinazione.
Un lavoro che sembra iniziare casualmente, per alcune "strane intuizioni", nel marzo del 1980 e apre un cammino, di riflessione sulla realtà umana, che appare come infinito.
Non si è Pagani perché si "adora un Dio diverso" da quello delle religioni rivelate. Lo si è perché si abita in modo diverso il mondo da come viene indicato dalle religioni rivelate.
I siti web che sto costruendo, giorno dopo giorno, hanno lo scopo di tentare di affrontare gli infiniti aspetti che la Religione Pagana indica nelle condizioni quotidiane vissute da uomini e donne.
Alcune di queste pagine web ho voluto pubblicarle e costituiscono capitoli di libri in edizioni cartacee. Fino ad oggi ho pubblicato 24 libri nel tentativo di dare un'idea in che cosa consiste la Religione Pagana.

Cristianesimo, nazi-fascismo, razzismo, l’assolutismo fra ieri ed oggi. La guerra fra eleatici e ionici continua ancor oggi. Seconda parte fra pensiero antico e pensiero del XX secolo. La storia non si ripete, ma le analogie sono impressionanti.

Cristianesimo, nazi-fascismo, razzismo, l’assolutismo fra ieri ed oggi. La guerra fra eleatici e ionici continua ancor oggi. Prima parte fra pensiero antico e pensiero del XX secolo. La storia non si ripete, ma le analogie sono impressionanti.

La religione di Roma Antica era una religione di mutamento e di trasformazione. La relazione fra l'uomo, che abita il mondo, e gli Dèi, che lo abitano a loro volta, è in una continua condizione di mutamento e di trasformazione.
La partita mondiale di calcio della filosofia - volume 2

Gli Dèi intervengono nella Partita Mondiale di Calcio della Filosofia per spiegare agli arbitri Yahweh, Allahu Akbar, Fanes e Beppi di Lusiana, le azioni di gioco dei 60 filosofi alle quali hanno assistito.

Sessanta filosofi si affrontano nella Partita Mondiale di Calcio della filosofia. Ad ogni tocco di palla, una loro citazione. Filosofi Esistenzialisti, Materialisti dialettici, Fondamentalisti religiosi e Filosofi rinascimentali, si contendono la vittoria in uno scontro organizzato da un operaio.

Le biografie irriverenti dei sessanta filosofi che partecipano alla Partita Mondiale di Calcio della Filosofia. Le biografie sono tese a rispondere alla domanda: perché quei filosofi avevano quelle idee? come hanno vissuto, cos'era per loro importante, per manifestare quelle idee? - Terza parte.

Le biografie irriverenti dei sessanta filosofi che partecipano alla Partita Mondiale di Calcio della Filosofia. Le biografie sono tese a rispondere alla domanda: perché quei filosofi avevano quelle idee? come hanno vissuto, cos'era per loro importante, per manifestare quelle idee? - Seconda parte.

Le biografie irriverenti dei sessanta filosofi che partecipano alla Partita Mondiale di Calcio della Filosofia. Le biografie sono tese a rispondere alla domanda: perché quei filosofi avevano quelle idee? come hanno vissuto, cos'era per loro importante, per manifestare quelle idee? - Prima parte.

Riflessione su una parte della Religione di Roma Antica prima dell'arrivo della filosofia greca a Roma. La Religione di Roma era una religione di trasformazione, di mutamento. Una Religione a forti connotati sciamanici.

Il viaggio della Teoria della Filosofia Aperta, nel sesto volume affronta alcuni dialoghi di Platone fra cui il Parmenide, il Protagora, il Fedone, gli Amanti, ecc. Alcune tesi di Galimberti sul cristianesimo e alcune riflessioni su Mao Tse Tung. più altro ancora.

Dal significato di Artefice e Demiurgo in Platone ad alcune idee di Marx, dall'oppressione alla coscienza, per giungere agli idealisti e agli spiritualisti. Continua il testo con alcune riflessioni su Heidegger e Sartre. Alcune riflessioni su Engels più altro ancora.

Che cos'è la Stregoneria e come funziona. La Stregoneria altro non è che un tentativo di descrivere l'uomo che si pone davanti ai mutamenti del mondo e che sta mutando a sua volta. La consapevolezza del mutare porta l'uomo a pensare il mondo in un modo diverso da quanto affermano le "verità rivelate" riconoscendo nel mondo le forze della trasformazione. Questo permette all'uomo di abitarle per poter giungere a realizzare i propri intenti.

L'arroganza e il delirio di onnipotenza creano un fascino particolare sull'uomo privo di cultura e di conoscenza del mondo in cui vive. L'analisi dei vangeli cristiani porta a definire il Gesù di Nazareth un povero pazzo e arrogante il cui unico scopo è distruggere la vita degli uomini per il proprio delirio di onnipotenza che assume l'aspetto di criminalità sociale.

La percezione si costruisce. Ogni individuo costruisce il proprio modo di percepire la realtà in cui vive. La sua coscienza seleziona i fenomeni che provengono dal mondo costruendo il suo modo di descrivere la realtà del mondo. Troppo spesso le illusioni e le allucinazioni, nella testa delle persone, sostituiscono la percezione della realtà.

Il quarto volume della Teoria della Filosofia Aperta va a definire la guerra ideologica che il Vaticano ha messo in atto contro la società italiana. Le tre encicliche di Ratzinger (l'ultima pubblicata con Bergoglio) sulle tre "Virtù teologali" sono un atto di guerra ideologico contro la Costituzione della Repubblica Italiana. Il libro si concentra essenzialmente sulla Spe Salvi e marginalmente sulle altre due encicliche.

Il terzo volume della Teoria della Filosofia Aperta si apre con riflessioni su "L'apologia di Socrate" di Platone per passare immediatamente a Bakunin, Feuerboch, Marx, sul valore d'uso, Engels, sul principio di uguaglianza, Bernardo Spaventa, De Sanctis. Dopo di che il libro si ferma a riflettere in modo esteso su "Forza e Materia" di Buchner. Il libro si conclude con riflessioni su Karl von Clausewitz e le prime riflessioni su Jung, Freud e Hillman.

Il secondo Volume della Teoria della Filosofia Aperta continua il viaggio iniziato dal primo volume. Riflette su filosofi come Hamilton, Mill e gli italiani Romagnosi, Galluppi, Rosmini. Tratta i positivisti come Vogt, Jakob Moleschott, Lombroso, Ferrari, Gioberti, Mazzini, Cattaneo. Arriva poi agli esoteristi ottocenteschi e le prime riflessioni su Nietzsche.

Il primo Volume della Teoria della Filosofia Aperta l'ho iniziato chiedendomi: quali sono le idee filosofiche che io non apprezzo e che reputo insane? Doveva essere un percorso di filosofia che, partendo dalla fine della Rivoluzione Francese arrivava fino ad oggi. Usavo le idee elencate nel Bignami di Filosofia per maggior praticità. Poi, la Teoria della Filosofia si è sviluppata in maniera diversa.

I Dieci Comandamenti sono l'ordine del dittatore affinché gli uomini siano sottomessi. Sudditi che hanno rinunciato ad essere dei cittadini. Il libro analizza i dieci comandamenti negli effetti distruttivi che hanno sulle società democratiche in funzione dell'assolutismo. Del dominio dell'uomo sull'uomo.

La Stirpe dei Titani è un'analisi, dal punto di vista della Religione Pagana, della Teogonia di Esiodo. Ricordo come Esiodo fosse odiato da filosofi come Pitagora e Platone che vedevano i poeti portatori di quella libertà, religiosa e sociale, contro la loro ideologia filosofica che imponeva la dittatura e la sottomissione dell'uomo.

E' il primo libro in cui ho trattato aspetti della Stregoneria come mutamento e trasformazione delle persone. La Stregoneria come arte attraverso cui articolare e veicolare la propria struttura emotiva nel mondo.

Ho discusso pubblicamente, in quasi 40 conferenze, i vari aspetti del Crogiolo dello Stregone raccontando come e perché, attraverso scelte consapevoli l'uomo, ci si modifica e ci si trasforma, trasformando la propria percezione nel mondo in cui si vive, riempiendo di potere e intento le proprie strategie d'esistenza. Questo libro presenta i testi di quelle conferenze.

In questo piccolo libro su "La creazione nella Religione Pagana" ho analizzato e confrontato varie idee sulla creazione dalle religioni monoteiste alle Antiche religioni compresa la Sumera e l'Egiziana. Il filo conduttore è la visione del venir in essere del mondo e della vita come esposto nel "Libro dell'Anticristo" e confermata dall'attuale ricerca scientifica.

Il Libro dell'Anticristo è il riassunto delle idee che avevo sul mondo e sulla vita quando intrapresi il mio cammino di Apprendista Stregone che mi ha portato a definire la Religione Pagana. Io ero, e sono, un individuo immerso nella società in cui vivo e le mie idee, al di là di come le espongo, sono le idee che ho maturato nella società in cui vivevo e vivo. Poi, sono arrivate le "visioni" e allora mi sono chiesto quali siano le relazioni che queste hanno con la percezione della realtà che appaiono "altre". Il Cristo dei cristiani impone la sottomissione degli uomini. La libertà dell'uomo dalla sottomissione si chiama "Anticristo".
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Il significato di alcuni vocaboli.
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Una religione si caratterizza per un proprio pensiero religioso che coinvolge l'uomo nelle relazioni con la divinità. Nel caso della Religione Pagana coinvolge l'uomo con gli Dèi.
Una religione deve rispondere a: Che cosa sono gli Dèi? Che cosa è l'uomo? Che cosa e perché delle relazioni fra gli uomini e gli Dèi?
Senza un pensiero religioso, non esiste una religione.
Il pensiero religioso espresso dalla Federazione Pagana
Per avere una panoramica veloce degli arogmenti del sito (con i video trasferiti in questa pagina)
Una religione si caratterizza per i propri riti religiosi coerenti con il proprio pensiero religioso. I riti caratterizzano la religione e ne sottolineano gli aspetti ideologici.
Una religione che chiede agli uomini di sottomettersi al suo Dio, manifesta una qualità di riti; una religione che libera l'uomo dalla sottomissione, esprime una diversa qualià di riti religiosi.
I riti religiosi della Religione Pagana
Costruire il pensiero religioso della Religione Pagana è un lavoro immenso. Si è reso necessario aprire altri due siti web pre presentare il lavoro teologico e di filosofia metafisica relativa alla Religione Pagana.
Il sito web di Stregoneria Pagana
Il sito web della Religione Pagana
Entrambi i siti sono estensioni del sito web della Federazione Pagana
Un pagano discute pubblicamente e confronta con altri le proprie idee religiose. Dal 1996 al 2007 attraverso una radio chi pratica Religione Pagana si è misura con i cittadini e, in particolare, con i cristiani.
Dieci anni di dibattiti sulla Religione Pagana
Chi pratica Religione Pagana cerca sempre di conoscere le persone, il mondo e le altre religioni esponendo la propria.
Per questo la Federazione Pagana ha partecipato a vari eventi esponendo il proprio modo di guardare e pensare il mondo.
Le attività pubbliche della Federazione Pagana
La Federazione Pagana si è data uno Statuto Associativo anche se per questioni di "opportunità" ha ritenuto di dover limitare le iscrizioni.
Lo Statuto serve per definire le attivà della Federazione Pagana, gli scopi e gli intenti dei vari membri della Federazione Pagana.
Lo Statuto Associativo della Federazione Pagana
Contattare i membri della Federazione Pagana è facile. Siamo presenti su Facebook dove quotidianamente pubblichiamo le nostre idee religiose.
Articoli di stampa sulla Federazione Pagana
Le celebrazioni della Federazione Pagana presso il Bosco Sacro in Jesolo - Venezia
presso il Bosco Sacro di Jesolo
via Ca' Gamba 7^ traversa 3B.
Tutti sono invitati, NULLA DA PAGARE.
Sito di Claudio Simeoni
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell Anticristo
Tel. 3277862784
e-mail: claudiosimeoni@libero.it

Ultima modifica 12 febbraio 2021
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